Frittata dello Scarzito

Oggi a Sefro, paese dell’Alta Valle del Potenza, ho colto l’occasione per prendermi un bel sacchetto di ortiche fresche, lungo il torrente Scarzito, nelle “Canapine”, gli orti un po’ trascurati appena fuori il paese. Ortiche fragranti, unite a uova, latte e spezie, tra cui lo zafferano della Valle del Nera. Ottima!

3 uova intere
latte quanto basta per montarle
sale, noce moscata, 4 stimmi di zafferano


tre manciate di ortica fresca, appena saltata con porro o cipolla in olio di oliva evo.
Saltare l’ortica, aggiungere le uova sbattute nel latte (di mucca o di cereali) unendo le spezie. Dorare da entrambe i lati e servire ben calda (o fredda per il picnic) con insalata mista e riso rosso.

Piante medicinali, uomo e paesaggio in dialogo

Verso una percezione del vivente

Quando si studia una pianta medicinale, generalmente si tende a tentare di afferrarne subito le particolarità indagando sui dettagli e si assume un atteggiamento distaccato concentrandosi sull’analisi dei fatti. Si usano unità di misura per quantificare sostanze e funzioni e si giunge a dei risultati fondati sulla conoscenza esatta delle manifestazioni esteriori (accade, per esempio, nella classificazione delle specie dal punto di vista botanico e nello studio dei princìpi attivi di una pianta).

Questa è la percezione oggettiva, la base dell’indagine sul piano fisico-materiale rivolta alla realtà materiale di un oggetto. In questo approccio – ampiamente usato dalle scienze naturali moderne –, chi fa ricerca (e studia il mondo della natura) si avvale della sperimentazione in laboratorio e di strumenti tecnologici appropriati. Chi indaga non vuole avere alcuna influenza sui risultati dello studio, rimane separato dall’oggetto e non è coinvolto nella ricerca come soggetto. In questo modo lo scienziato o ricercatore cerca di ottenere la massima oggettività; ogni esperimento deve essere ripetibile per costituire una base scientifica.

Al distacco tra ricercatore e oggetto di ricerca si oppone già Johann Wolfgang von Goethe, naturalista appassionato oltre che poeta e letterato, effettuando ricerche sui fenomeni della natura che oggi definiremmo “olistiche”. Nei suoi studi, Goethe giunge alla seguente conclusione: un risultato di ricerca è scientifico quando i dettagli dell’analisi servono per comporre una visione d’insieme dell’oggetto, e il ricercatore – per Goethe il vero scienziato si distingue proprio per un modo di pensare cristallino e l’elevato senso morale – è direttamente coinvolto nell’indagine. Come pioniere, Goethe va oltre l’indagine puramente positivistica e sviluppa un nuovo metodo di osservazione dei fenomeni nella natura. Dobbiamo all’instancabile ricercatore umanista e naturalista delle scoperte considerevoli, nel campo dell’anatomia umana e della botanica*. Nella cosiddetta osservazione fenomenologica adottata nella ricerca goetheanistica e antroposofica* l’osservatore partecipa consapevolmente allo stesso atto di percezione, alternando l’attenzione tra i fenomeni che si manifestano all’esterno e le impressioni, i pensieri e gli impulsi ad agire. L’obiettivo è passare dall’atteggiamento distaccato della percezione oggettivistica, e dallo studio dei fenomeni esterni alla percezione anche del proprio pensare e percepire. Per questo, nei gruppi di ricerca ad orientamento antroposofico sulle piante medicinali e il paesaggio si dedica una particolare attenzione all’osservazione, allo sviluppo ed ampliamento della percezione e al raggiungimento di una conoscenza dell’insieme, oltre allo studio botanico, erboristico e paesaggistico.

*Nota: Nella ricerca olistica, ad esempio goetheanistica ed antroposofica sulle piante medicinali, l’approccio scientifico naturale convenzionale è accompagnato dall’esperienza diretta e sensoriale dell’osservatore ed è avvalorato dai cosiddetti metodi di indagine per immagini. Chi si appassiona al metodo conoscitivo olistico goetheanistico troverà argomenti stimolanti nel libro del noto fisico e ricercatore Henri Bortoft “The wholeness of Nature”, Floris Books (UK)

 

Aglio o non aglio? Alliaria!

Dopo i mesi invernali sentiamo il bisogno di eliminare liquidi, ritrovare tono ed elasticità, ci viene voglia di verde e di fresco, di pietanze che ci dissetino e al tempo stesso risveglini i nostri sensi.
Una delle erbe da usare in primavera è l’alliaria (Alliaria petiolata (Bieb.) Cavara&Grande) della famiglia delle Brassicaceae.
Spunta a fine marzo e in aprile lungo stradine di campagna e sotto le siepi. Ama i terreni ricchi di nitrati, non troppo pesanti. Il suo portamento è grazioso: le foglie sono cuoriformi, dal bordo crenato, il fusto è ben dritto e i fiori a quattro petali profumano delicatamente.
Le foglie, ricche di clorofilla e sostanze aromatiche, emanano un forte odore di aglio, ma sono più digeribili, l’aroma è meno persisente e più fragrante. Anche i bambini la apprezzano, aggiungerla a piccole dosi ai loro pasti è salutare!
Per condire le pietanze cotte o crude o per un gustoso pesto di erbette primaverili si raccolgono le foglie di alliaria alla mattina presto, meglio se in costellazioni di “Acqua” sul calendario biodinamico. Si usano fresche, tritate o spezzettate su verdure cotte, insalate, pesce, carne, frittate di uova e torte salate.
Anche i fiori sono commestibili, belli per ornare i piatti, la ricotta fresca, la salsa allo yoghurt. In Germania si usano perfino le radici, proprio come il rafano, suo “parente”.
Come pianta medicinale, l’alliaria contiene glucosinolati, enzimi, saponina, oli essenziali e vitamina C ed è considerata depurativa e digestiva. E’ una delle piante più adatte in primavera, da usare nella “cura primaverile” per drenare gli organi emuntori, far risplendere pelle e capelli e alleggerire il corpo. Si usa solo fresca, mai essiccata – è il perfetto esempio di quanto possano aiutare le umili erbe primaverili, cibo e farmaco al tempo stesso.
Nell’erboristeria tradizionale è nota sin dal medioevo per combattere le carenze alimentari (scorbuto), aiutare l’appetito, depurare il sangue e lenire i dolori reumatici.
Le foglie contuse sono vulnerarie: come rimedio di “pronto soccorso” si applicano su piccole ferite da taglio o escoriazioni.

photo: Kevin C. Nixon, http://www.diversityoflife.org

Easter 2018

…our mission is more than a struggle for breath,
For a few extra rounds in a fight to the death.
When our mission is love,
and compassion and grace,
it is not a test of endurance or a marathon race.
For love is the sabre,
and love is the shield,
love is the only true power we wield….

(SO TO SPEAK, Sting and Kathryn Tickell)

At spring equinox

“At Spring Equinox, Aries fire lights up and push the plant’s germ to grow.
Under the sign of Taurus the plants get alligned to earth and they experience the horizontal dimension.
Under the air sign of Gemini plants develop their leaves for breathing.
After the Summer Solstice, under the sign of Cancer inside the plant takes place fruit’s gestation and under the sign of Leo the fruits arrive to maturation.
Under Virgo’s watch the seeds fall to the ground and at Autumn Equinox, under Libra’s sign the leaves begin to fall.
Then under Scorpio’s sign the plant start to macerate thanks to Saggitarius’s fire, which from underground he warms the plant until it become ashes.
The plant transformation into mineral take place under the sign of Capricorn. U
nder the sign of Aquarius, Uranus sends magnetic impulses to the seed, waking them up from the winter sleep.
Under the waters of Pisces, the message it’s fixed in first embryonal’s cells memory and the plant restart it’s cycle.” J. V.

(Illustration taken from Jochen Bockemuehl´s plant researches)

PRIMAVERA – PRIMULA VERIS

Verso i primi di marzo nei boschi di latifoglie dell’Appennino e delle Prealpi perdurano i colori scuri dell’inverno, i toni rigorosi del grigio e del marrone bruciato. Alberi e Arbusti sono spogli, l’aria è impregnata dall’odore della terra umida e delle foglie che si decompongono. La rinascita del regno vegetale non è ancora palese ma avventurandoci nel sottobosco il suolo si illumina di centinaia di punti di luce sulfurea: le PRIMULE spuntano dalla terra ancora addormentata con la freschezza e l’energia delle forze dell’Ariete.

Le foglie oblunghe hanno una nervatura centrale chiara, sono ricche d’acqua e croccanti al gusto (sono ottime nelle insalate miste primaverili, stacchiamole con cautela per non danneggiare la rosetta!). L’infiorescenza della PRIMULA VULGARIS è saldamente attaccata al suolo e alla rosetta fogliare quasi sbocciasse dalla radice. Lo stelo della PRIMULA VERIS (o officinalis) si stacca invece dalla rosetta innalzandosi e raggiungendo dai 10 ai 20 cm. E’ la varietà che predilige prati umidi e pascoli ma è ormai rara e in alcune regioni è specie protetta. I fiori a campana di un bel giallo acceso sono riuniti a gruppi. Colpisce il gesto dell’infiorescenza: una parte di fiori guarda in alto verso il sole primaverile, l’altra si china verso il basso, la terra scura e ricca di sali minerali.
Sia questo gesto, sia l’arrangiamento delle foglie a lemniscata esprimono le forze della stagione di mezzo, della primavera. Scandiscono il ritmo che accompagna il vivente nel passaggio dal sonno invernale alla produttività estiva.

Le primule agiscono sugli organi del sistema ritmico: cuore e polmoni. Primula veris contiene acido salicilico nella radice, una sostanza che troviamo nelle piante come il salice, la filipendula e la betulla che crescono in ambienti umidi e freschi e nella parte superiore, nelle infiorescenze e nelle fronde esprimono la volontà di accogliere le forze di luce ed aria (W. Pelikan).
Le saponine, un altro principio attivo delle primule, sono sostanze “mercuriali” che portano l’ossigeno nell’elemento liquido, favoriscono i processi metabolici e hanno una forte azione espettorante.
Come ulteriori sostanze portatrici di luce e vivificanti sono presenti il carotene che dà ai fiori quel giallo intenso, la vitamina C, fenoli e flavonoidi.

Nella tradizione popolare si usano i fiori per tisane calmanti, contro l’emicrania e le vertigini. Si prepara un vino medicato come tonico primaverile e le radici vengono estratte per curare la tosse e il catarro.

Bagno di vapore primaverile per il viso:


Aggiungere due manciate di fiori freschi di primula e un cucchiaino di bicarbonato a un litro di acqua bollente, tenere il viso sopra il vapore per circa cinque minuti, poi risciacquare con dell’acqua fresca e applicare una crema leggera.

Programma e modalità iscrizione Corso FIORI DI MAGGIO

Programma Corso FIORI DI MAGGIO
(in via di completamento)

Venerdì, 11.05.2018

14.30 Erboristeria stagionale: paesaggio e piante medicinali in primavera. Karin Mecozzi
16.00 Osservazione della natura a Fonte Avellana
17.00 Floriterapia I: Passeggiando con Edward Bach, filosofia e il concetto di malattia. Biancarosa Romano
18.45 Conclusione del pomeriggio
19.30 Cena

Sabato, 12.05.2018

09.00 Floriterapia II: Cosa sono e come agiscono le Essenze floreali e loro preparazione. Biancarosa Romano
10.00 Passeggiata botanica con osservazione di piante e paesaggio, cenni sulle specie erboristiche e da floriterapia. Fabio Taffetani, Karin Mecozzi, Biancarosa Romano
17.00 Rientro
17.30 Le piante spontanee nella tradizione appenninica. Indicazioni per allestire un erbario. Fabio Taffetani
18.30 Chiusura parte pomeridiana
19.30 Cena
20.45 Il mondo in una montagna. Le ricerche di Dom Raffaele Piccinini e la flora, la storia e la cultura del Monte Catria. Franco Barbadoro

Domenica, 13.05.2018

08.30 Fitopreparazioni stagionali: raccolta e trasformazione di specie tipiche spontanee. Karin Mecozzi, Biancarosa Romano
11.00 Chiusura del corso

Costi:

Partecipazione al corso dal 11 al 13.05.2018 80,00 €
2 notti a pensione completa 120,00 €
(si prega di prenotare direttamente in Foresteria)

Come iscriversi al corso:
• Versare la quota del corso di € 80,00 su IBAN IT53R0359901899050188517936 Associazione culturale THALEIA entro il 08.05.2018
• Inviare e-mail con copia del versamento a karin.mecozzi@aruba.it specificando nome, indirizzo e numero di telefono. (Si accettano solo iscrizioni per e-mail, in caso di rinuncia nei 2 giorni antecedenti al corso, la quota non sarà rimborsata)Informazioni e aggiornamenti: karin.mecozzi@aruba.it
Tel. 349 8383231

Come prenotare il soggiorno
Prenotare il soggiorno al Monastero di Fonte Avellana inviando una e-mail a foresteria@fonteavellana.it. La quota per l’ospitalità dalla cena di venerdì a domenica a pranzo è di € 120,00. Si prega di portare biancheria da letto e asciugamani. I pasti sono vegetariani. Informazioni sul soggiorno: 0721 730261

Tengono il corso:
Karin Mecozzi, erborista, docente, autrice di “Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno” (Natura e Cultura, 2012) “Ars herbaria, Heilpflanzen im Jahreslauf” (Verlag am Goetheanum, 2014).
Ricercatrice in osservazione e cultura del paesaggio con Accademia Europea per la cultura del paesaggio PETRARCA in Italia.

Biancarosa Romano, floriterapeuta, elaboratrice di Essenze floreali. Esperta conoscitrice di piante selvatiche ad uso alimentare ed erboristico, da oltre 25 anni raccoglie, coltiva e trasforma i doni di Madre Natura. Conduce da diversi anni corsi e laboratori sui Fiori di Bach.

Fabio Taffetani, Ordinario di Botanica sistematica al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambiental, Università Politecnica delle Marche, Ancona. Direttore dell’Orto Botanico Selva di Gallignano, UNIVPM, fondatore di Accademia Erbe Spontanee.

Con la partecipazione di Franco Barbadoro, ricercatore e autore, escursionista e intenditore del Monte Catria. Gestisce il sito www.catria.net

Corso patrocinato da
Europäische Akademie für Landschaftskultur PETRARCA
Accademia Europea per la cultura del paesaggio in Italia

Herbalists without Borders Italian Chapter Northers Apennines

F I O R I DI M A G G I O – Erbe, fiori e paesaggio in primavera

Monastero di Fonte Avellana, Serra Sant’Abbondio (PU)

11 -13 maggio 2018

Corso teorico pratico di erboristeria, floriterapia, botanica e cultura del paesaggio con
Karin Mecozzi, Biancarosa Romano, Fabio Taffetani
e Franco Barbadoro

L’incontro è dedicato al miracolo del fiore che rende la pianta un individuo. Nel fiore la pianta si apre al cosmo, al mondo animale, ai nostri sensi dando colore al paesaggio, dentro e fuori di noi.
Il corso è aperto a tutti gli interessati, prevede lezioni teoriche e pratiche e passeggiate di osservazione e raccolta in natura.

Argomenti del corso:
• Dalla foglia al fiore: erboristeria stagionale, erbe e piante medicinali da raccogliere e trasformare
• Botanica e ecologia del paesaggio appenninico, passeggiata conoscitiva.
• Le essenze floreali del grande Edward Bach: il suo concetto di salute e la floriterapia, dal fiore alla preparazione
• Il mondo in una montagna. Le ricerche di Dom Raffaele Piccinini e la flora, la storia e la cultura del Monte Catria. Franco Barbadoro

Informazioni e iscrizioni: karin.mecozzi@aruba.it – t. 349 8383231