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Dissipa il calore in eccesso, riscalda, calma e disinfetta: rizomi di ZENZERO (Zingiber officinale Roscoe)

Lungo la via della Seta

Nella storia millenaria dell’erboristeria l’arrivo delle spezie in Europa è segnato da interminabili viaggi pieni di pericoli, da mercanti e contrabbandieri, sciamani e formule segrete. Il rizoma dello zenzero (Zingiber officinale Roscoe, fam. Zingiberaceae) giunge in occidente lungo la Via della Seta dalle sue terre di origine in Cina e India. Le carovane raggiungevano i ricchi porti del Mare Mediterraneo e i preziosi rizomi attraversavano il mare insieme a molte altre spezie, oli e profumi, pietre, metalli, filati preziosi, rimedi medicamentosi e sostanze stupefacenti, come l’oppio. Con queste merci esotiche arrivava anche la profonda conoscenza orientale del corpo umano e l’igiene psicofisica e spirituale per la salute. Usi e virtù del rizoma di zenzero fanno parte di questo grande tesoro culturale, che nell’era dell’industrializzazione e della standardizzazione in fitoterapia è seriamente in pericolo.

Muenchen CLM 79, nach 1440

Non radice, ma rizoma

La pianta dello zenzero originariamente proviene dall’Asia, ama il clima caldo umido e i terreni fertili dei tropici. Come pianta perenne si diffonde grazie alla sua base rizomatosa composta da molti rizomi color miele. I rizomi non sono le radici della pianta ma un ingrossamento del fusto per metà sopra e sotto la terra. Per la pianta i rizomi sono organi di riserva. Le vere e proprie radici, sottili e resistenti, penetrano il terreno assorbendo acqua e nutrienti per la crescita.
Lo zenzero raggiunge 60-100 cm di altezza, ha foglie lanceolate di un bel verde lucente e il fusto eretto da cui però non spuntano i fiori. Le meravigliose infiorescenze dello zenzero dai petali rossi e il profumo inebriante si aprono su steli che nascono direttamente dai rizomi.

Un passo nell’osservazione ampliata della pianta

Lo zenzero trasforma gli elementi della natura attraverso il suo metabolismo, grazie alla luce, l’acqua e gli influssi fisici e cosmici dell’area in cui cresce. **Osserva la pianta, il suo sviluppo, nota la particolarità del fusto cavo che si ispessisce alla base formando rizomi lisci e ricchi d’acqua. Dai numerosi “occhi” nascono sempre nuove piante. Lo zenzero esprime bene la fertilità e l’abbondanza delle sue terre d’origine nei tropici. **Continua il viaggio: la base rizomatosa raccoglie calore e umidità, minerali e oligoelementi. È qui che avviene l’affascinante processo alchemico. Il metabolismo dello zenzero trasforma gli elementi della natura grazie alla luce, l’acqua e gli influssi fisici e cosmici dell’area in cui cresce. **In questo “laboratorio metabolico” nascono nuove sostanze, oli essenziali, amidi, zuccheri, sostanze amare, flavonoidi. La pianta li ripone nell’organo di immagazzinamento, nei rizomi. Nello scambio tra suolo e ambiente esterno, in questo particolare organo vegetale la pianta accumula però anche sostanze tossiche come metalli pesanti o residui di prodotti di sintesi usati in agricoltura.

Lo zenzero e il nostro organismo

Secondo l’antica teoria della segnatura gli organi delle piante possono corrispondere a quelli umani, così come i processi fisiologici e aspetti eco-botanici. Cosa evocano, dunque, i rizomi di zenzero se li osservi sulla pianta, nodosi, giallognoli e ricchi di succhi? Ricordano il nostro sistema linfatico. E un’altra, forse più importante analogia è la relazione tra gli effetti della droga aromatica e il nostro organismo. Quando compare un forte raffreddore, si ingrossano le ghiandole linfatiche della gola come anche in altre parti del corpo, ad esempio inguinali. Come reagisce l’organismo alla malattia? Il sistema linfatico si attiva e le ghiandole lacrimali e salivari, le mucose del naso, tutto si gonfia e rilascia liquidi per assicurare umidità sufficiente. Ciò serve ad espettorare, ad espellere i patogeni attraverso bronchi e polmoni e i nostri liquidi.

Piccola pratica sensoriale: sperimenta lo zenzero seguendo il senso del gusto, del tatto, dell’olfatto

Taglia una fettina di rizoma fresco e strofinala sul palmo della mano, annusa. Assaggiane un piccolo pezzo. All’istante gli occhi lacrimano, aumenta la salivazione, il naso pizzica, forse starnutisci e devi tirare un bel respiro per la piccantezza del gusto. Si avvia così il processo di depurazione dell’organismo stesso, di calore e liberazione. La “radice di corno”, il rizoma dorato succoso e piccante diventa come vedremo un nostro infallibile alleato nei disturbi stagionali.

Droga erboristica e spezia

L’uso dello zenzero si confonde nella storia tra ricette di erboristeria, cucina e medicina. Per l’anno in corso, la pianta dal prezioso rizoma è stato scelta come “Pianta medicinale dell’anno” dal Centro di ricerca “Forschergruppe Klostermedizin” e l’Università di Münster (DE)*. La droga, ovvero la sua parte attiva in senso fitoterapico e officinale, è il rizoma aromatico. Nei paesi dell’Africa dal clima caldissimo si mette una grossa fetta di zenzero fresco nell’acqua da bere per prevenire problemi intestinali, ma anche per diffondere la temperatura corporea quando ristagna. È un segreto di tutte le medicine tradizionali del mondo: l’effetto piccante e riscaldante della pianta, a piccole dosi e al momento giusto aiuta a disperdere il calore.

Grattugiato fresco sui cibi, il rizoma ha un effetto antibatterico straordinariamente forte. Puoi paragonarlo alla radice di rafano (Armoracia rusticana), coltivata e usata nelle regioni settentrionali europee e italiane per accompagnare gli alimenti proteici e stimolare la digestione.
Come spezia esotica e facilmente conservabile lo zenzero è ormai usato nella cucina di tutti i giorni. I rizomi si trovano freschi, essiccati o canditi. Il sapore piccante e rinfrescante si sposa bene con le scorze di agrumi come limone, arancio e bergamotto e le foglie di melissa (Melissa officinalis) o di erba cedrina (Lippia citriodora). Il famoso “gingerbread” o pan speziato e il “ginger ale”, la gustosa bevanda allo zenzero, sono piatti tipicamente natalizi dei paesi anglofoni.
Come spezia aromatica si sposa bene con il latte, il kefir, lo yogurt, la panna dolce o acida, latticini che con i loro grassi migliorano l’assorbimento dei flavonoidi (pigmenti colorati) nell’organismo, i quali, a loro volta, hanno un potente effetto antiossidante.
Aggiungi dello zenzero grattugiato al burro da panna acida bio o alla ricotta per un companatico invernale sano e gustoso, alle bevande di cereali fredde e calde, ai budini, le creme di riso o il porridge (in inverno).
Con i piatti a base di verdure lo zenzero può sostituire il peperoncino, anche se l’aroma è diverso. La nota fruttata dello zenzero ben si sposa con la cucina orientale, le zuppe di zucca, i risotti.

Importante: Scegli lo zenzero bio e non pelarlo, appena sotto la cute esterna si trovano importanti principi attivi e aromatici. Controlla la scadenza della polvere di zenzero. Per avvalerti dell’aroma fresco scegli rizomi sodi, non raggrinziti, soprattutto privi di parti ammuffite.

Lo zenzero come droga amara-aromatica in erboristeria

Casanatense 459 1395-1400

La medicina tradizionale europea distingue tra l’uso fresco ed essiccato del rizoma.
Fresco, contiene una certa parte acquosa, è più blando negli effetti e diffonde bene il calore nel corpo, mentre la droga essiccata è maggiormente nell’elemento fuoco e bisogna prestare attenzione a non eccedere. Il fitocomplesso di Zingiber officinale è composto da 1,5% circa di olio essenziale (sesquiterpeni, monoterpeni), gingerolo, shogaolo, galanolactone, zingerone, enzimi, resine, vitamine, minerali, polisaccaridi.

Possiamo solo accennare ai molteplici utilizzi del rizoma di zenzero in erboristeria e medicina fitoterapica e complementare, talmente ampio è lo spettro d’utilizzo. Come droga amara-aromatica il rizoma di zenzero è la scelta d’eccellenza nei primi sintomi delle malattie respiratorie (raffreddore, influenza, tosse), del tratto digestivo con crampi e nausea, nel mal di testa da affaticamento o raffreddamento e nell’esaurimento psicofisico. L’infuso concentrato (5 g di radice essiccata in 150 ml di acqua in infusione per 15 minuti, senza dolcificare) aiuta contro spasmi intestinali e dolori mestruali bevendolo a piccoli sorsi, ben caldo.

Generalmente ben tollerato dagli adulti, lo zenzero non è adatto ai bambini piccoli nè alle persone di temperamento collerico, con pressione sanguigna elevata. Ne prendono dosi ben calibrate le persone nervose o sofferenti di disturbi tiroidei (ipertiroidismo). Anche in gravidanza è consigliato solo a piccole dosi, per esempio nella nausea, meglio se candito o in infuso.

Lo zenzero stimola l’intero equilibrio termico del corpo ed anche il sistema linfatico, migliora l’assorbimento del ferro e fluidifica il sangue. Nella nausea da viaggio (cinetosi) e in chemioterapia, gli estratti di zenzero possono dare un valido sostegno. Per usare lo zenzero e i suoi estratti a scopo terapeutico, chiedi sempre consiglio all’erborista, farmacista o medico.

Ricetta erboristica: tisana composta

Accompagna le tue giornate invernali con un infuso caldo e rinvigorente, la “Tisana allo zenzero composta”che apporta calore, favorisce la digestione e il rilassamento della muscolatura liscia della pancia. E’ un valido sostegno per prevenire raffreddore e tosse. Bevuta regolarmente, possibilmente ogni sera per un periodo di 3 settimane, aiuta a sciogliere tensioni che possono portare a mal di testa da sovraccarico mentale.

Tisana allo zenzero composta
Ricetta per due persone

1 parte di rizoma di zenzero bio fresco, non privato dalla cute esterna (circa 4 cm di rizoma)
2 prese di foglie di rovo (Rubus fruticosus) essiccato
Buccia di ½ mela bio
1 presa di foglie di erba cedrina (Lippia citriodora) essicata
1 presa di foglie di melissa (Melissa officinalis) essiccata
1 cucchiaino di sciroppo di prugnolo (Prunus spinosa) per ogni tazza
500 ml di acqua bollente
Taglia a fettine sottili il rizoma, aggiungi le erbe essiccate (meglio se triturate leggermente nel mortaio) e mescola bene. Copri la miscela con l’acqua bollente in un recipiente di vetro, acciaio o porcellana. Dopo 10 minuti filtra, riempi due grandi tazze da tisana che contengono lo sciroppo di prugnolo. Mescola e assapora, accompagna la tisana con biscottini di farro, cachi e mele essiccate.

*http://www.welterbe-klostermedizin.de/index.php/arzneipflanzen/arzneipflanze-des-jahres/370-arzneipflanze-des-jahres-2026-ingwer-zingiber-officinale

©KarinMecozzi2026

Serene Feste – Frohe Weihnachten!

Esiste una forza che proviene dall’eternità, ed essa è Verde.

Es gibt eine Kraft, die aus der Ewigkeit stammt, und die ist grün.

Hl. Hildegard von Bingen (1098-1179)

Auguri di serene feste e un lieto passaggio al nuovo anno, possa portare al compimento dei tuoi sogni, amorevole gentilezza nei rapporti e forza nelle azioni.

Die besten Wünsche für die Weihnachtstage und das neue Jahr, möge es Deine Träume wahr werden lassen und liebevolle Güte in unsere Beziehungen und Kraft in unsere Taten fließen lassen.

K a r i n M e c o z z i

“Se i rami di Santa Barbara germogliano, a Natale fioriranno.”

Rami di Santa Barbara

“Se i rami di Santa Barbara germogliano, a Natale fioriranno.”
Proverbio contadino

Dietro i rami di Santa Barbara si nasconde un’antica leggenda: secondo la tradizione, Santa Barbara di Nicomedia avrebbe vissuto nel III o IV secolo in Asia Minore. Il padre non riuscì a perdonare alla figlia la conversione al cristianesimo e lei fu accusata. Mentre veniva condotta in prigione, un piccolo ramo di ciliegio rimase impigliato nella sua veste. In prigione, lei lo innaffiò con l’acqua della sua tazza e, secondo la leggenda, il ramo di ciliegio fiorì proprio il giorno in cui Barbara di Nicomedia fu giustiziata.

La tradizione della raccolta dei rami è documentata per iscritto fin dal XIII secolo. A seconda della zona e delle usanze, si utilizzano rami di ciliegio, melo, betulla, nocciolo, ippocastano, prugno e salice. Vengono recisi da alberi sani il 4 dicembre e dovrebbero fiorire entro alla vigilia di Natale. Nel frattempo le nostre case durante l’Avvento. Secondo la credenza popolare, la fioritura dei rami di Santa Barbara porta fortuna per l’anno a venire.

I rami di Santa Barbara sono anche alla base di altri oracoli della cultura popolare europea, come quelli relativi al raccolto, in cui il numero di fiori indicava l’entità del raccolto. Si trovano analogie in molte culture, per esempio con la “verga della vita”. Una forma speciale del ramo di Santa Barbara era l’usanza di allestire un “albero di Santa Barbara”, chiamato in tedesco anche “maggio di Natale”. Si utilizzavano rami interi o rami più grossi di alberi da frutto, in parte anche castagni, betulle e sorbi, che venivano riccamente decorati con noci e mele dorate. Possiamo dire che questo “albero” è un precursore dell’odierno “albero di Natale” ed è, anch’esso, ricco di significati.

Le gemme, il ciliegio sono legati al principio archetipale della Luna.

L’immagine che si cela dietro alla forza della vita che permea le piante nella stagione meno luminosa, più fredda e le porta a germogliare e fiorire, il segreto di ogni gemma e della sua potenza vegetativa è ben racchiusa in questa tradizione popolare e porta anche noi, nell’epoca moderna, a coltivare la speranza nella vita, nella sua forza e salute intrinseca, attraverso un rito con alberi e alberelli, nel magico periodo dell’Avvento. E da dove giunge la forza? Dalla Terra, anzi, da sotto terra, infatti Santa Barbara è patrona, ad esempio, dei minatori che trascorrono i loro giorni nella notte, nel grembo della terra estraendo metalli e minerali. Le forze della vita sorgono da ciò che non comprendiamo spesso con la mente razionale ma sperimentiamo nel sentire e nel nostro procedere istintivo.

Tagliare i rami di Santa Barbara e curarli durante l’Avvento
Si scelgono rami con molti germogli spessi e rigonfi, che dovrebbero avere il maggior numero possibile di gemme e essere tagliati in modo netto con forbici affilate. Poi vengono messi in un vaso in un luogo luminoso ma non troppo assolato, con acqua a temperatura normale. Si cambia l’acqua ogni tre o quattro giorni. Buona Santa Barbara a te, lettrice e lettore!

Un ciliegio in una frazioncina dell’Alto Maceratese, in Appennino, cresce proprio sopra una fonte nota. Il ciliegio ama l’acqua……

GLI ESTRATTI AROMATICI DELL’ELICRISO per il nostro SOLE INTERIORE

Helichrysum italicum subsp. italicum (Roth) G. Don

La sfera e la stella sono le forme che caratterizzano l’elicriso: il piccolo arbusto conquista lo spazio sviluppando una tipica conformazione globosa sostenuta da fusti legnosi, angolosi. Le foglie strette e lineari, a volte sessili, e dal margine piegato verso il basso, sono alterne e danno l’impressione di sottili stelle.
L’elicriso è una pianta xerofila ovvero vive in habitat siccitosi. Si ricopre di sottilissimi peli che la aiutano a trattenere l’acqua proteggendo la pianta dal caldo e dall’irraggiamento solare. I piccoli arbusti hanno la base ben salda per la lignificazione dei rami principali, ma la parte aerea rimane leggera: l’aria e la luce filtrano facilmente attraverso le foglie, e i giovani rametti sono flessibili e delicati.
Le infiorescenze, corimbi composti da 20-35 minuscoli capolini (il numero varia secondo la specie), hanno involucri tubulari ricoperti di brattee argentee. Compaiono a fine maggio, inizio giugno e si dischiudono lentamente, in attesa del giusto calore e della luce delle vere giornate estive. L’elicriso fa parte delle specie tipiche del periodo di San Giovanni, quando le giornate sono più lunghe, le notti più brevi e la vita delle piante è al culmine.

Il fitocomplesso
L’elicriso contiene flavonoidi come l’isosalipurposide che colora di giallo i fiori, luteolina, elicrisina (un composto costituito da diversi flavonoidi), rutina, quercetina, apigenina, inoltre fitosteroli (beta-sitosterolo), olio essenziale, cumarine, carotenoidi, sostanze tanniche, resine, minerali, tra cui calcio, magnesio, potassio e silicio.
La composizione dell’olio essenziale di elicriso cambia secondo le subspecie di Helichrysum italicum e dipende fortemente dall’ambiente in cui crescono. L’elicriso, infatti, si adatta molto paesaggio formando un insieme di composti chemiotipici; la composizione si tramanda alle prossime generazioni di piante. Nel suo olio essenziale, Helichrysum italicum subsp. italicum contiene monoterpeni come linalolo, cineolo, limonene e pinene, un sesquiterpene azulogeno, eugenolo, nerolo, italidione, un interessante dichetone con proprietà antinfiammatorie. Nell’Helichrysum italicum subsp. microphyllum troviamo nerolo, linalolo, curcumene, pinene, acetato di nerile, inoltre arzanolo, un fluoroglucinolo eterodimero prenilato.

Olio essenziale e idrolato
Nella distillazione in corrente di vapore si ottiene l’olio essenziale di elicriso, di cui l’intera pianta è permeata in differenti quantità. La maggiore concentrazione si trova nelle infiorescenze; per estrarre l’olio essenziale si raccolgono le sommità fiorite da fine giugno a metà luglio, solitamente dopo il solstizio estivo, valutando attentamente il tempo balsamico. Riuscire a individuare il momento giusto per la distillazione (tempo balsamico) richiede esperienza e l’osservazione quotidiana delle piante da distillare. Si valutano gli influssi legati all’esposizione dell’elicriso prescelto, l’apertura dei corimbi, il clima del periodo (anche eventuali siccità o piovosità precedenti), il calendario lunare biodinamico per il giorno della distillazione.
Qualità e quantità dell’olio essenziale dipendono dalla specie ed anche dalla subspecie, mostrando una spiccata variabilità, come abbiamo visto parlando del fitocomplesso. Da popolazioni che crescono ad esempio a pochi chilometri di distanza si possono ottenere composti odorosi e rese in olio essenziale diverse.
L’olio essenziale di elicriso viene utlizzato puro e diluito per trattare ematomi, traumi e ferite, nelle flebiti, nella protezione da radiazioni (radioterapia). Viene aggiunto a preparazioni esterne per curare l’artrite, poliartrite, dermopatie. E’ ottimo nelle inalazioni per lenire tosse e pertosse, la rinite, anche allergica. E’ ritenuto un olio sicuro privo di effetti tossici e irritanti, indicato come anticoagulante, drenante del sistema linfatico, epatoprotetettivo, coleretico e colagogo, mucolitico, espettorante, antinfiammatorio, epitelizzante, antibatterico.
L’idrolato di elicriso, l’acqua aromatica rimanente dalla distillazione in corrente di vapore, contiene dell’olio essenziali in sospensione e composti idrosolubili della pianta. Ha un profumo delicato e si stende sulla pelle come doposole, su piccoli ematomi e punture d’insetto. Diffuso come spray rende luminosi i capelli, lenisce e disinfetta il cuoio capelluto, soprattutto con capelli grassi e forfora ma anche deboli e sfibrati. Ha proprietà coadiuvanti nelle allergie da pollini: tienilo in borsetta, in una bottiglietta spray, per inalazioni frequenti nel periodo delle fioriture. Per sostenerti, assumi un cucchiaino di idrolato al mattino mescolato a 10 gocce di tintura madre di elicriso. L’effetto “cortisonlike” dell’elicriso è dimostrato scientificamente, se però soffri di allergie gravi, chiedi sempre un parere medico per la giusta terapia.

E’ disponbile il nostro idrolato di elicriso 2023 (flaconi da 200 ml), da distillazione in corrente di vapore di piante spontanee in Appennino centrale. Info e ordini: karin.mecozzi@gmail.com

Primo appuntamento a THERAPEIA “Stare bene con l’erboristeria” Corso breve 29.11.2025

Seguendo il respiro dell’anno giungiamo all’inverno, che per i Celti aveva inizio proprio nella notte di S. Andrea (30 novembre). La stagione invita all’introspezione, a “custodire il calore”, a proteggersi ma anche a ritrovarsi intorno a un camino acceso, un piatto di zuppa calda, un bel racconto….. In città, il freddo e lo stare in ambienti chiusi possono favorire una certa sensibilità ai “disturbi di stagione”; i ritmi quotidiani purtroppo non sempre permettono momenti di recupero sufficiente.

Per aumentare le forze di difesa, vivificare l’organismo nel suo equilibrio tra corpo, anima e spirito e riconnetterci con i ritmi naturali dell’autunno e dell’inverno, lavoreremo insieme a temi come la salutogenesi con piante, estratti e semplici autotrattamenti erboristici, la rigenerazione con le applicazioni esterne e il rafforzamento interiore con il dialogo con la natura (mindfulness e natura) . Completeranno l’esperienza una pratica sensoriale con un rimedio classico dell’erboristeria tradizionale e moderna, la Tisana.

Quando: 29 novembre 2025 Ore 15.30 – 18.30 Dove: THERAPEIA, Via degli 346 Abeti Pesaro

“Stare bene con l’erboristeria”
Erboristeria e salutogenesi invernale

Sostenere le nostre “forze di salute” con l’erboristeria (salutogenesi)
Conoscere e usare le piante medicinali nel ritmo delle stagioni
Infusi & decotti: tisane del benessere per la famiglia e le difese naturali in inverno
Parte pratica e sensoriale

Relatrice: Karin Mecozzi, erborista diplomata alla Facoltà di Farmacia dell’Università “Carlo Bo” di Urbino, autrice di libri, operatrice del benessere e naturopata a indirizzo antroposofico e tradizionale europeo. Tiene corsi e consulenze, vive nell’Appennino maceratese dove coltiva e trasforma piante medicinali.

Links: https://gruppotherapeia.it/prodotto/stare-bene-con-lerboristeria/

https://gruppotherapeia.it/medicina-complementare/#iLightbox[gallery-rw-1]/4

MIscela di piante medicinali per Tisana

Praticare una percezione “vivente” per superare il divario uomo-natura, spunti di riflessione.

Sto rileggendo il brano sulla “Percezione vivente” in Ars Herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno, il mio primo libro, felicemente riedito nel 2020 da NATURA E CULTURA EDITRICE. Stiamo lavorando alla mia prossima pubblicazione, un libro su vie di conoscenza della natura, delle piante e dei luoghi, del paesaggio. Al centro della percezione deve esserci l’uomo, non può esserci conoscenza nè scienza se l’uomo rimane separato dall’oggetto di studio o semplicemente dalla sua esperienza. Discipline nuove e antiche possono oggi ampliare il nostro rapporto con la conoscenza, vivificare il pensiero e rendere la mente finalmente connessa ad anima e corpo. Senza questa unione non esiste progresso né vita. Riporto dunque un bel brano tratto da Ars herbaria sulla percezione e invito le mie lettrici, i miei lettori alla riflessione.

“Quando si studia una pianta medicinale, generalmente si tende a tentare di afferrarne subito le particolarità indagando sui dettagli e si assume un atteggiamento distaccato concentrandosi sull’analisi dei fatti. Si usano unità di misura per quantificare sostanze e funzioni e si giunge a dei risultati fondati sulla conoscenza esatta delle manifestazioni esteriori (accade, per esempio, nella classificazione delle specie dal punto di vista botanico e nello studio dei princìpi attivi di una pianta). Questa è la percezione oggettiva, la base dell’indagine sul piano fisico-materiale rivolta alla realtà materiale di un oggetto. In questo approccio – ampiamente usato dalle scienze naturali moderne – chi fa ricerca (e studia il mondo della natura) si avvale della sperimentazione in laboratorio e di strumenti tecnologici appropriati. Chi indaga non vuole avere alcuna influenza sui risultati dello studio. Al distacco tra ricercatore e oggetto di ricerca si oppone già Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), naturalista appassionato oltre che poeta e letterato, effettuando ricerche sui fenomeni della natura che oggi definiremmo “olistiche”. Nei suoi studi, Goethe giunge alla seguente conclusione: un risultato di ricerca è scientifico quando i dettagli dell’analisi servono per comporre una visione d’insieme dell’oggetto, e il ricercatore – per Goethe il vero scienziato si distingue proprio per un modo di pensare cristallino e l’elevato senso morale – è direttamente coinvolto nell’indagine.” (…)

Nella ricerca goetheanistica e antroposofica* l‘osservatore partecipa consapevolmente allo stesso atto di percezione, alternando l’attenzione tra i fenomeni che si manifestano all’esterno e le impressioni, i pensieri e gli impulsi ad agire. L’obiettivo è passare dall’atteggiamento distaccato della percezione oggettivistica, e dallo studio dei fenomeni esterni alla percezione anche del proprio pensare e percepire. Per questo, nei gruppi di ricerca ad orientamento antroposofico sulle piante medicinali e il paesaggio si dedica una particolare attenzione a:

• osservazione diretta,
• allo sviluppo ed ampliamento della percezione
• allo studio botanico, erboristico e paesaggistico
• al raggiungimento di una conoscenza dell’insieme**

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*Dopo anni di studi e di pratica, oggi, cito anche altri metodi di ricerca sulla percezione, che si dedicano alla complessità della natura e del vivente. Tuttavia, ad oggi il lavoro di Rudolf Steiner, filosofo, naturalista e scienziato del Novecento mitteleuropeo, rimane per me un esempio su come approfondire possibili collegamenti tra spirito, anima e corpo anche nella conoscenza.

ph. Christoph Simonis

**Brano tratto da: K. Mecozzi, “ARS HERBARIA Piante medicinali nel respiro dell’anno”, 2020, 2a edizione taggiornata e ampliata, EDITRICE NATURA E CULTURA, SV

Corso di erboristeria “Custodire il calore – protezione e forza con l’erboristeria” 18/19.10.25

Comunicazione urgente:
—–> CAMBIAMENTO DURATA E COSTI —–<
ISCRIZIONI al corso teorico pratico al Monastero Fonte Avellana

“Custodire il calore. Protezione e forza con l’erboristeria”
con Karin Mecozzi, Irene Pantanetti, Jacopo Angelini

Informazioni sul corso / iscrizioni / prenotazione soggiorno:
Karin Mecozzi karin.mecozzi@gmail.com 349 8383231 (mess.whatsapp)

Monastero di Fonte Avellana
Serra Sant’Abbondio (PU)

18 – 19 OTTOBRE 2025

(Modulo 4 Le Driadi)

“Custodire il CALORE – Protezione e forza con l’erboristeria”
Corso di erboristeria e osservazione della natura

a cura di
Karin Mecozzi
Con la partecipazione di Jacopo Angelini, Irene Pantanetti

Temi del corso:
L’involucro di calore e le nostre difese naturali in erboristeria tradizionale
Protezione e forza con piante officinali, estratti e rimedi
Laboratorio di autoproduzione erboristica con Karin Mecozzi e Irene Pantanetti
“La pelle in autunno-inverno”
Presentazione del libro “Ambiente e monachesimo. Storia ed evoluzione degli habitat dell’Appennino umbro marchigiano” per Ed. Visibilia, con l’autore Jacopo Angelini

Tiene il corso:
Erborista Karin Mecozzi, diplomata alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Urbino, autrice, docente, consulente. Nel suo metodo di insegnamento integra la formazione scientifica con la fenomenologia goethiana e pratiche di meditazione, dal 2006 propone percorsi teorici pratici di erboristeria e osservazione del paesaggio.

Con la partecipazione:
Dr. Jacopo Angelini, Faunista ornitologo, consulente scientifico di organizzazioni non governative e parchi, attivista per la protezione ambientale, storico dell’ambiente, instancabile studioso degli ecosistemi e del ruolo dell’uomo nelle zone montuose appenniniche e del mondo.
Dr.ssa Irene Pantanetti, laurea in Chimica e Tecnica Farmaceutica e master in scienza cosmetologica, perfezionamento in Fitoterapia presso l’Università della Tuscia, opera oggi come responsabile produzione in un’azienda cosmetica nelle Marche.

In collaborazione con Associazione culturale THALEIA, Accademia Europea per la cultura del paesaggio PETRARCA

Nuovi orari del corso:
Sabato 18.10 9.30 – 18.30
Domenica 19.10 9.00 – 12.30

Iscrizione al corso, prenotazione soggiorno
Quota del corso: € 110 (comprende: lezioni, materiali erboristici per la parte pratica). Soggiorno in camera singola e pensione completa €70

Si accettano iscrizioni SOLO PER MAIL (karin.mecozzi@gmail.com) con nome, indirizzo, numero di telefono. Il corso è aperto a tutti!

Informazioni sul corso / iscrizioni / prenotazione soggiorno:
Karin Mecozzi karin.mecozzi@gmail.com 349 8383231 (mess.whatsapp)

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Radice e corteccia, un breve viaggio in Sudtirolo (IT, DE)

Parto di venerdì, le Marche sono in fermento per le elezioni regionali, il clima di settembre è mite, l’Appennino profuma di verghe d’oro, uva e mele selvatiche mature. Ad Ancona rivolgo un silenzioso saluto a San Ciriaco e alla splendida cattedrale che domina il porto, poi salgo sul mio treno, l’IC Lecce-Bolzano. Il treno risale la costa adriatica fino a Rimini, poi attraversa i grandi fiumi della pianura padana e, dopo Verona, raggiunge finalmente le Alpi. Arrivo stanca verso sera, mio fratello Stefan mi aspetta alla stazione di Bolzano e, dopo più di un anno, respiro di nuovo l’aria dell’Alto Adige; andiamo a Caldaro, dove sarò ospite di cari amici. Sono felice di ritrovare questo paesaggio morbido, i boschi misti, le numerose fontane e i campanili aguzzi. Al mattino risuonano le campane della chiesetta di Santa Caterina, mi svegliano puntualmente alle 7: ha inizio un nuovo giorno a Mitterdorf, Caldaro, Bolzano, Alto Adige, Italia, mondo 😊

Sabato è il grande giorno: in un angolo particolarmente bello di Bolzano, Elke Pramstrahler e Anna Molinari, madre e figlia, hanno organizzato la riapertura ufficiale di “NOVO”, il negozio biologico in via Weggenstein.

La famiglia delle due donne, amici, clienti, curiosi e interessati partecipano alla festa, un’azienda di catering, anche mamma e figlio, offre deliziosi panini, torte e prosecco, Stefan ed io brindiamo con gioia alle due imprenditrici e partecipiamo alla benedizione impartita da un simpatico sacerdote e padre dell’Ordine Teutonico – il convento è proprietario dell’immobile e si rallegra per la significativa attività e la nuova gestione di NOVO. Abbracciamo i familiari di Elke dopo tanti anni, che bene fa al cuore! Nonostante il tempo freddo e piovigginoso, rimango quasi fino alla fine e trovo un simpatico passaggio per Caldaro, dove mi riscaldo con il tè greco caldo di Ruth e una spessa coperta di lana.

Avevo concordato con Elke di vederci domenica pomeriggio nel centro del paese di Caldaro e di fare quello che facevamo spesso da ragazze, ovvero… chiacchierare tranquillamente. E quando due amiche si siedono a chiacchierare, bastano un “affogato” e un caffè d’orzo per passare diverse ore e avere molti argomenti di conversazione. Si parla un po’ del passato (non molto), poi del presente più o meno difficile e infine delle infinite opzioni che si aprono per noi per il futuro. Ci scambiamo esperienze e ci incoraggiamo a vicenda, come tanto tempo fa. Ho conosciuto Elke alla fine degli anni Ottanta a Bolzano, siamo entrambe felici di aver ripreso il filo della nostra amicizia femminile. Il filatoio gira…, possano le Norne del destino donarci una lunga vita e molti momenti da condividere.

Felice per il weekend ricco di esperienze, lunedì, giorno dedicato all’Angelo custode, dopo un gioioso incontro con la collega erborista Doris Karadar (nella foto con me) ad Appiano, aspetto mio fratello Stefan. Decidiamo di fare una passeggiata al grande lago di Monticolo.

Già durante il viaggio affiorano ricordi della mia prima giovinezza, quando venivamo qui da Merano con i nostri motorini, un paio di volte anche in bicicletta, e trascorrevamo le più belle giornate estive con il nostro grande gruppo di amici, in questo lago naturale, circondato da un fitto bosco, pieno di castagni e nascondigli, con le sue rocce rossastre e riscaldate dal sole, dalle quali ci tuffavamo nell’acqua fresca. Il mio cuore si riempie di calore e ricordo un amore speciale.
Quando oggi penso ai miei amici e alle mie amiche della mia giovinezza a Merano, mi colpisce quanto fosse gioioso, semplice e spensierato per noi e come potessimo goderci la natura e i nostri “posticini”. Tutto questo mi riempie ancora oggi e mi dà forza, perché così può e deve essere l’amicizia, a qualsiasi età!

L’aria a Monticolo è particolarmente calda in questo giorno di settembre, il meraviglioso bosco di Monticolo si estende davanti a noi illuminato dal sole. Stefan ed io prendiamo il sentiero che porta al lago e, come per miracolo, ammiriamo il verde intenso delle foglie dei castagni, il profumo della terra rosso-marrone, i movimenti silenziosi dell’acqua e i suoi incredibili colori: il lago di Monticolo ci accoglie con il suo blu turchese e il suo verde muschio, dalla riva si vede chiaramente il fondo, tanto l’acqua è trasparente e limpida. Senza esitare, mi immergo come tanti anni fa nell’acqua cristallina, blu-verde, e faccio il bagno, godendomi ogni bracciata, circondata dal bosco, con la superficie dell’acqua che scivola sotto di me, e sono piena di gratitudine per questo regalo inaspettato che posso condividere con il mio amato fratello in questo pomeriggio di settembre, il giorno di San Michele.

Martedì mattina saluto i miei generosi ospiti e lascio l’Alto Adige con un senso di arricchimento e pace. Ci sono stati anche momenti di tensione durante questi giorni, sia interiormente che esteriormente, ma mentre salgo sul treno sono di animo lieto e sereno. Sento la mia storia di vita in Alto Adige, la percepisco come le radici di un grande albero, come la sua corteccia. Essa caratterizza una parte importante della mia anima, del mio carattere, e ora torno nelle Marche, piena di gioiosa attesa per l’Appennino e i suoi boschi, per le meravigliose tracce della cultura dell’Italia centrale.

Karin, 2 ottobre 2025

Meine (kurze) Südtirolreise, Michaelizeit 2025

An einem Freitag reise ich ab, die Marken im Wahltrubel, mildes Septemberwetter, der Apennin riecht nach Goldrutenkraut, Trauben und reifen, wilden Äpfeln. In Ancona richte ich noch einen stillen Gruß an San Ciriaco und die wunderschöne Kathedrale, die auf den Hafen herabschaut, und steige in meinen Zug, der IC Lecce – Bolzano. Er klettert die adriatische Küste empor bis nach Rimini, dann über die großen Flüsse der Poebene und erreicht schließlich nach Verona die Alpen. Ich komme müde gegen Abend an, mein Bruder Stefan wartet am Bozner Bahnhof auf mich, und nach mehr als einem Jahr atme ich wieder Südtiroler Luft; wir fahren nach Kaltern, wo ich für diese kurze Zeit bei lieben Freunden wohnen darf. Ich freue mich auf diese weiche Landschaft, die Mischwälder, die vielen Brunnen und die spitzen Kirchtürme. Morgens läuten im Katharinakirchlein die Glocken, ich werde pünktlich um 7 Uhr geweckt: ein neuer Tag beginnt in Mitterdorf, Kaltern, Bozen, Südtirol, Italien, Welt 😊

Am Samstag ist es so weit, in einer besonders schönen Ecke von Bozen haben Elke Pramstrahler und Anna Molinari, Mutter und Tochter die offizielle Wiedereröffnung von „NOVO“, dem Biogeschäft in der Weggensteinstraße, organisiert. Die Familie der beiden Frauen, Freunde, Kunden, Neugierige und Interessierte nehmen am Festl teil, ein Cateringunternehmen, auch Mutti und Sohn, bietet leckere Brötchen und Kuchen und Prosecco an, Stefan und ich stoßen freudig mit den beiden Geschäftsführerinnen an und nehmen an der Segnung teil, die ein sympathischer Priester und Bruder aus dem Deutschen Orden vornimmt – das Kloster besitzt die Geschäftsmauern und freut sich über die sinnvolle Aktivität und neue Führung von NOVO. Wir umarmen Elkes Familienmitglieder nach so vielen Jahren, wie wohltuend fürs Herz!
Trotz des kühlen Nieselwetters bleibe ich fast bis zum Schluss und finde eine nette Mitfahrgelegenheit nach Kaltern, wo ich mich mit Ruths heißen griechischen Bergtee und einer dicken Wolldecke aufwärme.

Mit Elke hatte ich für den Sonntagnachmittag ausgemacht, wir treffen uns im Dorfkern von Kaltern und tun das, was wir als junge Frauen ausgiebig praktizierten, nämlich …. gemütlich ratschen. Und wenn zwei Freundinnen sich einmal hinsetzen und ratschen, genügen ein „Affogato“ und ein Gerstenkaffee für mehrere Stunden und viel Gesprächsstoff. Da ist ein bisschen Vergangenheit dabei (nicht viel), dann die mehr oder weniger harte Gegenwart und schließlich die unendlichen Optionen, die sich für uns für die Zukunft auftun. Wir tauschen Erlebnisse aus und bestärken uns, wie vor langer Zeit. Ich habe Elke Ende der Achtziger Jahre in Bozen kennengelernt, wir freuen uns beide, dass wir den Faden unserer Frauenfreundschaft wieder aufgenommen haben…. Das Spinnrad läuft, mögen uns die Schicksalsnornen ein langes Leben und viele geteilte Momente schenken.

Vom erlebnisreichen Wochenende beglückt erwarte ich am Montag, Schutzengeltag, nach einem freudigen Wiedersehen mit der Kollegin Doris Karadar in Eppan, meinen Bruder Stefan. Wir entscheiden uns für einen Spaziergang am großen Montigglersee. Gleich auf der Fahrt kommen Erinnerungen aus meiner ersten Jugendzeit hoch, als wir mit unseren Motorrollern, ein paarmal sogar mit dem Fahrrad, von Meran hierherkamen und die herrlichsten Sommertage in unserer großen Freundesgruppe verbrachten, an diesem natürlichen See, umgeben vom dichten Wald, voller Kastanienbäume und Verstecke, mit seinen rötlichen, sonnenwarmen Felsen, von denen wir hinabtauchten in das kühle Nass. Mein Herz wird wieder ganz warm, und ich erinnere mich an eine besondere Liebe.
Wenn ich heute an meine Freunde und Freundinnen aus meiner Jugendzeit in Meran denke, fällt mir auf, wie freudvoll, einfach und unkompliziert es uns für uns war und wie wir die Natur und unsere „Platzln“ genießen konnten. All das erfüllt mich noch heute und bestärkt mich, denn so kann und soll Freundschaft sein, in jedem Lebensalter!

Die Luft in Montiggl ist an diesem Septembertag besonders warm, sonnenbeschienen liegt der wunderbare Montigglerwald vor uns. Stefan und ich nehmen den Fußweg zum See und erleben wie durch ein Wunder das grüne, satte Leuchten der Kastanienblätter, den Duft der rotbraunen Erde, die leisen Bewegungen des Wassers und seine unglaublichen Farben: der Montigglersee strahlt uns in Türkisblau und Moosgrün entgegen, vom Ufer sieht man weit hinein bis auf den Grund, so durchsichtig und klar ist das Wasser. Ohne lange zu fackeln steige ich wie vor vielen Jahren in das kristalline, blaugrüne Nass und nehme ein Bad, jeder Schwimmzug ein Genuss, ringsum der Wald, die Wasseroberfläche gleitet unter mir, und ich bin voller Dankbarkeit für dieses unerwartete Geschenk, das ich an diesem Septembernachmittag, am Michaelitag, mit meinem geliebten Bruder teilen darf.

Ich verabschiede mich am Dienstagmorgen von meinen großzügigen Gastgebern und verlasse Südtirol mit einem Gefühl der Bereicherung und des Friedens. Es hat auch Momente der Spannung während dieser Tage gegeben, im Innen sowie im Außen, aber während ich in den Zug steige, bin ich frohen Mutes. Ich spüre meine Lebensgeschichte in Südtirol, empfinde sie wie die Wurzeln eines hochgewachsenen Baumes, wie seine Rinde. Sie prägen einen wichtigen Teil meiner Seele, meines Charakters, und jetzt fahre ich zurück in die Marken, voller Vorfreude auf den Apennin und seine Wälder, auf die wunderbaren Spuren der mittelitalienischen Kultur.

Der Kalterersee ….

S. Ildegarda da Bingen, profetessa e visionaria

“ Tieni in ordine il tuo tempio, abbi cura di esso, affinché Viriditas, la Forza Verde, nella quale tu abbracci Dio con amore, non venga attaccata, perché Dio vuole molto bene alla tua anima.”

Hildegard von Bingen, Santa, Dottore della chiesa, 17 settembre

1098 Nasce come decima figlia di Hildebert e Mechthild von Bermersheim, in una famiglia nobile della Franconia, nei pressi di Alzey, non lontano dal fiume Reno. All’età di 6 anni inizia la sua formazione religiosa con la maestra Jutta von Sponheim che la guiderà nei suoi primi anni anche come suora.

1108           a 10 anni, iniziano i lavori del monastero benedettino a Disibodenberg, sulle rovine di un antico monastero. Diventa la casa di monaci e monache (una parte è adibita alla clausura), lavori finanziati dalle famiglie Bermersheim e Sponheim. Nel 1112 Hildegard vi si reca in clausura e poco tempo dopo diventa suora.

A quell’epoca, nei monasteri si praticava un’ascesi durissima. La sua stessa maestra, Jutta, si flagellava, digiunava e si privava della luce del giorno per lunghi periodi. Hildegard lotta fin dall’inizio contro queste pratiche e entra in conflitto con le sue superiori.

1136           a 38 anni, diventa badessa della congregazione, dopo Jutta von Sponheim.

1140           a 42 anni,  nelle sue visioni Hildegard riceve l’incarico da Dio di scrivere tutte quello che riceve nelle sue visioni. L’operato, la vita di Hildegard si basa sulla regola di San Benedetto e sulle Sacre Scritture, e nelle sue visioni dice di non aggiungere nulla di personale. Dirà per tutta la vita di essere semplicemente una tramite della voce di Dio, e non sfrutterà questo dono per creare proseliti intorno a sé.

Non conosce il latino, e dirà sempre di se stessa di essere “ignorante”. In realtà si riferisce le manca l’istruzione latina, che non riuscirà mai a recuperare.

Apprende invece nozioni e conoscenze “moderne” da paesi lontani, forse perché riceve visite da medici e scienziati del periodo, che passano per la Renania, dall’Arabia, Persia, paesi mediterranei, Scandinavia, Spagna ecc. Nonostante questa sua difficoltà con la lingua latina Hildegard diventa una “erudita universale”. Si occupa di spiritualità, etica, medicina, farmacia, musica, poesia

La sua prima opera scritta è “Scivias”, nella quale il monaco Volkmar la sostiene come segretario e scrivano. 8 libri, 35 miniature colorate, artistiche, che illustrano e completano il testo. Anche la consorella Richardis la affiancherà per molti anni nel lavoro culturale e spirituale.

Und ich sprach und schrieb diese Dinge nicht aus Erfindung meines Herzens oder irgend einer anderen Person, sondern durch die geheimen Mysterien Gottes, wie ich sie vernahm und empfing von den himmlischen Orten. Und wieder vernahm ich eine Stimme vom Himmel, und sie sprach zu mir: Erhebe deine Stimme und schreibe also!“ (Esprimo queste cose, a voce e per iscritto, non perché il mio cuore le avesse inventate o perché mi siano giunte da un’altra persona, ma perché le ricevetti dai misteri segreti di Dio, così come le udii e le accolsi dai mondi celesti. E ancora, udii una voce dal cielo, ed essa mi disse: innalza la tua voce, dunque, e scrivi!)

 

Alfabeto: Inventa un -> alfabeto con migliaia di vocaboli e lettere del tutto nuove, compone versi e canzoni, cantate ancora oggi in tutto il mondo. Famose sono anche le immagini che le giungono nelle visioni, che raffigurano sempre la relazione tra uomo-natura-Cosmo/Dio.

Oggi le opere originali sono quasi tutte scomparse, alcune purtroppo durante la seconda guerra mondiale. Esistono però copie in tutta Europa, tra cui alcune autenticate, e nel mondo.

1147           a 49 anni, si rivolge a Bernhard di Clairvaux, chiedendo il suo sostegno nelle sue visioni, ma riceve una risposta diplomatica ma deludente. Ha bisogno di aiuto, si ammala spesso, e si sente in dovere di farsi accompagnare da qualcuno. Papa Eugenio III riconosce il suo dono profetico. D’altro canto diventa lei stessa consulente per persone influenti, politici e medici, anche dell’imperatore Federico Barbarossa, al quale si rivolge in diverse lettere esortandolo a compiere il suo impegno di re ed imperatore, verso il suo popolo, in senso cristiano.

1148                    a 50 anni, Hildegard dà il via alla costruzione del monastero sul Rupertsberg, solo per monache, ma contro la volontà del priore di Disibodenberg. Il nuovo monastero si trova di fronte alla città di Bingen. Negli anni a seguire cercherà con forza di separarsi da Disibodenberg, ma lo otterrà solo nel 1158. Hildegard incontra Federico I, detto Barbarossa, incoronato imperatore a Roma.

1158-1159-1160-1163  a 60 anni, I celebri viaggi per predicare pubblicamente in varie località della Germania e dell’attuale Francia (Alsazia). Contro le eresie e i malcostumi nelle abbazie e nei monasteri, contro i catari. Scrive il Liber vitae meritorum che contiene le 35 virtù e i 35 vizi come cause di malattie dell’anima e del corpo.

Hildegard dà una impronta sociale al suo lavoro, si sente in dovere di lottare per una morale più pulita e per più giustizia e rettitudine. Si appellerà sempre alla “religio”, all’intimo connessione con il Divino, attraverso fede e preghiera. Le consorelle sono esortate a servire il Signore vestendosi di bianco, di ornarsi per le preghiere. Hildegard compone danze e musiche per i momenti liturgici e viene duramente attaccata per questo.

1163 Federico Barbarossa invia una pergamena in cui dichiara che il monastero del Rupertsberg è sotto la sua protezione ed è esente da tasse.

1165           a 67 anni Hildegard acquista il monastero in rovina di Eibingen e lo fa ricostruire. Qui possono vivere anche monache non abbienti. Il monastero esiste tutt’oggi (www.abtei-st.hildegard.de) ed è funzionante.

1171           a 73 anni, quarto viaggio di predicazioni a Maulbronn, a cavallo, Ildegard ha ben 73 anni!

1171 Accade un evento che caratterizza gli ultimi anni di vita della Santa. Il monastero sul Rupertsberg viene interdetto, perché vi viene sepolto un giovane nobile, scomunicato, pentito prima di morire (senza essere però riabilitato ufficialmente). Hildegard lotta perché la salma non sia trasferita, è l’ennesima volta in cui si ribella al volere del vescovo e arcivescovo.

1179           83 anni, finalmente l’interdizione viene sospesa. Hildegard muore il 17 settembre nel suo monastero.

I monasteri di Rupertsberg e Disibodenberg non esistono più (rovine), mentre il monastero Eibingen viene inglobato dalla città (fa parte degli edifici parrocchiali). Il nuovo monastero di Eibingen è sempre un monastero delle monache benedittine, e porta il nome della Santa.

– Curare secondo Hildegard von Bingen –

A quel tempo non esistevano le facoltà di medicina o farmacia sul territorio tedesco. Erano i secoli bui della medicina soprattutto in Europa, mentre in paesi come in Arabia e in Cina si praticavano metodi tradizionali e si continuava a ricercare. I medici provenivano dai conventi, così anche i farmacisti, donne e uomini che guarivano, esperti di erbe, minerali e metalli, soprattutto curavano le levatrici. Il monastero di Rupertsberg era “all’avanguardia”: esisteva una farmacia, una sala per la degenza e la cura dei malati, un laboratorio per la trasformazione delle piante medicinali e la produzione dei rimedi, un ospedale per i viandanti e pellegrini (secondo la regola benedettina), uno spazio per il salasso, una biblioteca con numerosi libri sulla cura.

Hildegard riuscì allora ad unire la conoscenza delle malattie e delle piante secondo la tradizione greco-latina, con la medicina tradizionale tedesca. Sviluppava tuttavia delle convinzioni proprio sull’origine dei disturbi e classificava i rimedi secondo la teoria degli umori (in modo “personalizzato” e difficile da comprendere, oggi). Si presume che fosse a contatto con medici arabi, italiani e spagnoli, perchè introdusse metodi di cura non conosciuti allora in Germania.  Usava per esempio, le pietre semipreziose e i metalli e diede molti consigli di alimentazione.

La base è il pensiero del’unità e dell’insieme: la salute dell’uomo, per Hildegard, dipende da come si rivolge allo spirito, dalla sua fede e spiritualità, dalle sue “buone opere” e da una conduzione di vita sobria. Il principio è che ogni cosa che accade nel mondo delle creature, accade anche nell’uomo.

Hildegard annotò soprattuttto negli anni 1150 le sue visioni*, sia del mondo della natura, piante, animali, pietre, acqua, alimenti ecc., sia dell’uomo, i suoi stati d’animo, le sue preoccupazioni, le malattie, i vizi e le relative virtù. Comprende l’uomo come immerso nella creazione, come microcosmo nel macrocosmo. E’ precursora della cosiddetta visione dello “Homo signorum”, un’immagine raffigurante (“uomo dei segni zodiacali”) in cui le zone del corpo corrispondono ai segni astrologici, e serve al salasso che perdura fino all’ottocento. Questa visione veniva duramente attaccata dalla chiesa cattolica, eppure, soprattutto dopo la traduzione di opere di Tolomeo, l’influsso dell’astrologia sul corpo umano fu studiata sempre più, portando anche all’alchimia dopo il 400 e 500.

* La cosiddetta “Medicina di Ildegarda” è invece una sistema terapeutico costituito nell’età moderna, basata sul sistema di cure ideato da Gottfried Hertzka, medico tedeco, a partire dal 1970. Ha un grande seguito in tutto il mondo, fa parte delle cosiddette “medicina tradizionale europea”.

Dall’elaborazione di D. Manfredi Poillucci: “Oggi, 17 settembre, si festeggia Santa Ildegarda di Bingen. Già negli anni in cui era magistra del monastero di san Disibodo, Ildegarda aveva iniziato a dettare le visioni mistiche, il suo prestigio spirituale crebbe sempre di più, tanto che i contemporanei le attribuirono il titolo di “profetessa teutonica”. Ildegarda si occupò di medicina e di scienze naturali, come pure di musica, essendo dotata di talento artistico. Compose inni, antifone e canti, raccolti sotto il titolo Sinfonia dell’armonia delle rivelazioni celesti, che venivano gioiosamente eseguiti nei suoi monasteri, diffondendo un’atmosfera di serenità, e che sono giunti anche a noi.
Ildegarda è pervasa dall’amore per la natura, che rappresenta il riflesso del suo amore per Dio; osserva le piante, gli alberi da frutto, le erbe, che comincia a ordinare e classificare in base alle caratteristiche, al pari dei migliori ricercatori. Il suo studio e l’attenta osservazione la portano alla creazione di un trattato di botanica, che costituisce una documentazione ancora preziosissima sulle cognizioni e sulle tecniche della medicina popolare del tempo.”

Karin Mecozzi

  • testo tratto da una relazione su Hildegard von Bingen a un convegno interno di formazione in Botanica e Ecologia del paesaggio ad indirizzo goetheanistico, per Europäische Akademie für Landschaftskultur (2014). Nota sulle immagini: le due immagini dipinte su indicazione di Ildegarda da Bingen tratte dal sito della Biblioteca statale di Lucca: “Il Codice, proveniente dal Convento dei Chierici regolari della Madre di Dio di Lucca, contiene il Liber Divinorum Operum di Hildegard von Bingen”

Corso “LINIMENTI E POMATE” a Fonte Avellana in agosto