Categoria: Blog

Corso erboristeria & bagno sonoro “AFRODITE”

Casa dell’Elce (C.E.A. “Valle dei Grilli e Valle dell’Elce”)
GAGLIOLE (MC)

Sabato, 09.03.24
14.30 – 18.30

AFRODITE
Corso di erboristeria
Rimedi per l’amore
Bagno sonoro

con Karin Mecozzi e Francesca Conti

In vista della primavera, dolce stagione del rifiorire, AFRODITE è colei che ispira alla bellezza e alla vita rigogliosa che rinasce. Ci invita a risplendere ed espandere la nostra coscienza a Madre Natura. Incontriamo AFRODITE come archetipo e ispirazione nelle pratiche di erboristeria, le tisane per l’amore e i rimedi per la primavera per riconnetterci alla bellezza interiore. Nella seconda parte, in questo viaggio, i suoni ancestrali ci accompagneranno dolcemente dal riposo invernale al risveglio dell’energia solare e della natura.

Conducono l’esperienza:
Karin Mecozzi, erborista, autrice, raccoglitrice e fitopreparatrice
Francesca Conti, insegnante di yoga, operatrice ayurvedica e creativa
Sede del corso Casa dell’Elce (CEA “Valle dei Grilli e Valle dell’Elce”) Via Casetre 19, Gagliole (MC)

Iscrizione: Costo del corso € 40,00

Iscrizione entro mercoledì 06.03.24 per mail a karin.mecozzi@gmail.com con nome partecipante e copia versamento dell’acconto di 20,00 su IBAN IT 46R3608105138289637889645. L’acconto non viene rimborsato in caso di disdetta entro 24 ore dal corso.

Informazioni: karin.mecozzi@gmail.com – 349 8383231 (solo whatsapp)
Aggiornamenti su www.karinmecozzi.com

In collaborazione con Associazione culturale THALEIA e Fondazione OPPELIDE
Con il patrocinio del Comune di Gagliole

Leggetemi qui: Su “Profumi di vita e dell’anima”

Profumi della vita e dell’anima

Contribuisco con vera gioia a un’iniziativa intelligente e stimolante (nonché graficamente invitante), al nuovo sito dedicato agli oli essenziali, la fitoterapia, la medicina cinese, l’agopuntura e i massaggi tuinà, a cura del Dott. Leonardo Paoluzzi e collaboratori. Nel blog leggete ora un mio articolo sull’elicriso.

https://profumidivitaedellanima.it/blog

foto Pamela Natalini

*SOS Tosse* : impacco con foglie di cavolo

A cavallo degli anni una forte forma influenzale colpisce la penisola, tutti a letto, dai piccolini ai più anziani. Febbre alta, mal di testa e vertigini, spossatezza, dolori muscolari, inappetenza e nausea ma soprattutto un forte mal di gola che si trasforma rapidamente in una tosse persistente. La cura migliore è il riposo, un’alimentazione leggera e rimedi dolci a base di estratti di piante medicinali e aromatiche. Se sei abituata a curarti con metodi naturali non ti spaventerai per qualche linea di temperatura. La febbre è una vera e propria medicina che serve a spronare (enhancing) il sistema immunitario nell’organismo e a combattere efficacemente l’attacco microbico. No ai farmaci antipiretici nell’immediato, dunque. Importante: se la febbre sale oltre i 39 gradi e con malattie preesistenti chiedi consiglio al tuo medico curante.

SI ai rimedi che alleviano i sintomi dell’influenza, rafforzano l’intero organismo e sostengono il sistema linfatico, il sistema respiratorio e il sistema circolatorio. Oggi ti presento una applicazione esterna tradizionale che si avvale di un ortaggio noto e salutare come il cavolo. Per il mio impacco sto usando il cavolo verza fresco dell’orto.

Le foglie di cavolo verza sono ricche di sostanze naturalmente antimicrobiche, revulsive e rubefacenti tra cui i cosiddetti glucosinolati. Conferiscono il tipico aroma pungente agli ortaggi della famiglia del cavolo, le Brassicaceae e agiscono anche per via esterna. Applicando le foglie di cavolo sulle zone dolenti aumenti la risposta immunitaria localizzata, interviene contro spasmi e dolori e ….. diminuisci la quantità di rimedi da assumere per bocca. La digestione, nell’influenza, è già severamente compromessa.

Alcune indicazioni generiche dell’impacco con le foglie di cavolo:

  • dolori articolari cronici o acuti, infiammazioni articolari e tendinee acute e croniche
  • contusioni, traumi da cadute
  • affezioni della pelle come grossi foruncoli
  • tosse grassa e secca
  • affezioni laringo-tracheo-bronchiali
  • sensazioni di costringimento al petto per tosse persistente

Preparazione:

Lava 4 foglie di cavolo bianco o cavolo verza, asciuga bene e stendili sulla tavola. Con una bottiglia di vetro o un mattarello rulla energicamente le foglie finché noti che fuoriesce del succo.

Riponi velocemente le foglie tra due panni di cotone o due grandi tovaglioli di carta. Applicale sul petto, copri con uno strato impermeabile, un asciugamano e uno strato grosso di lana. L’impacco deve essere a stretto contatto con la pelle senza scivolare per almeno un’ora.

Può rimanere sul petto anche per tutta la notte. Togli l’impacco, lava la parte con una spugna e applica un balsamo aromatico a base di ottimi oleoliti, cera d’api e oli essenziali e uno strato di lana sottile.

L’impacco di cavolo sul petto è ben tollerato, non ha controindicazioni. L’arrossamento locale dell’epidermide è un effetto desiderato, scompare naturalmente dopo aver tolto l’impacco.

Puoi ampliare l’effetto benefico dell’impacco di cavolo con massaggi al petto con oleoliti da piante medicinali, suffumigi con tisane, idrolati e oli essenziali e aerosol con idrolati.

>Rivolgiti all’erborista per estratti di qualità, possibilmente da piante locali da coltivazioni bio

All’inatteso un dio apre la via

L’atteso non si compie.

All’inatteso un dio apre la via. 

Euripide 480 a.C.  

                   

Monastero della Santa Croce di Fonte Avellana, Pesaro e Urbino

Auguro a chi mi legge serene Festività di Natale, nel cuore un caldo ringraziamento per la fedeltà e l’interesse e con l’augurio di un nuovo anno verdissimo, ricco di fiori, parole e caldi pensieri, di passi per prati e sentieri non troppo impervi.

Che sia un lieto 2024. Karin

L’organismo della Terra e l’animo dell’uomo

Appunti di studio sul Corso dell’anno e l’animo umano

“Non dobbiamo sottovalutare l’importanza per l’umanità di ciò che rappresenta dedicare interamente l’attenzione a un periodo festivo dell’anno. Anche se nel nostro tempo la celebrazione delle feste religiose è più che altro abituale, non è sempre stato così, e ci sono stati tempi in cui le persone collegavano la loro coscienza con il corso dell’intero anno, nel senso che all’inizio dell’anno sentivano di trovarsi nel corso del tempo in modo tale da dirsi: c’è un certo grado di freddo o di caldo, ci sono certe condizioni del clima in generale, ci sono certe condizioni nella crescita o nella non crescita di piante o animali. – E le persone assistevano quindi a come la natura subisse gradualmente le sue trasformazioni, le sue metamorfosi. Ma vivevano in modo tale che la loro coscienza fosse connessa con i fenomeni naturali, che orientassero questa coscienza, per così dire, verso una certa stagione festiva, diciamo: all’inizio dell’anno attraverso le varie sensazioni connesse con il passaggio dell’inverno verso il periodo pasquale, o in autunno con il decadere della vitalità verso il periodo natalizio. Poi l’anima si colmava di quei sentimenti che si esprimevano nel modo particolare in cui ci si rapportava a ciò che le feste erano per noi. Così si viveva il corso dell’anno, e questo sperimentare del corso dell’anno era fondamentalmente una spiritualizzazione di ciò che non solo si vedeva e si sentiva intorno a sé, ma anche si sperimentava con tutto il proprio essere”[1].

Nella mia formazione in agricoltura biodinamica, si è fatto ripetutamente riferimento alle feste annuali, alla respirazione dell’organismo terra e al lavoro delle forze soprasensibili eteriche nel corso dell’anno. I ritmi cosmici e terrestri nel corso dell’anno hanno un ruolo importante nell’osservazione della natura e del paesaggio, come viene praticata anche nell’Accademia Europea PETRARCA per la cultura del paesaggio.

Soprattutto nella ricerca, nella raccolta e nella lavorazione delle piante medicinali, il lavoro è in gran parte caratterizzato dai ritmi cosmici e terrestri. Fin dagli iniziai della mia attività come erborista mi sono chiesta come questi ritmi si relazionassero con le persone e il paesaggio. Da un lato, in antroposofia conosciamo le ricerche del filosofo e naturalista Rudolf Steiner come anche quelle moderne, ad esempio del Dr. Hartmut Spieß. Dall’altro lato, possiamo osservare noi stessi i ritmi e le periodicità, ad esempio nel clima, nella crescita delle piante e nell’atmosfera. Dal prof. Jochen Bockemühl ricevetti il saggio consiglio di annotare anno per anno come si sviluppano le stagioni in relazione alle piante, ai luoghi, ai paesaggi – e naturalmente a noi stessi nel nostro agire, sentire e pensare. Iniziai allora con i miei appunti e piccoli schizzi e con le raccolte delle specie di piante medicinali in tempi e climi diversi, e molto altro.

Dal 2011 al 2015, insieme a un piccolo gruppo di colleghi e amici, fondammo un gruppo di lavoro sul tema del corso dell’anno. Sotto la guida del dottor Stefano Pederiva, farmacista e antroposofo, ci incontravamo una volta per stagione dell’anno a Bologna e nelle Marche.
Scegliemmo il ciclo di conferenze di Rudolf Steiner “Il corso dell’anno come respiro della Terra e le quattro grandi festività. L’antroposofia e il sentire dell’anima umana[2] come base per il nostro lavoro e lo studio. Provenivamo da diverse regioni d’Italia (Friuli, Lombardia, Marche, Toscana), ma anche da diversi ambiti professionali, dall’erboristeria all’agricoltura biodinamica e la cura dei giardini, dall’arteterapia al lavoro biografico e alla farmacia. I risultati del nostro lavoro insieme furono sorprendenti e arricchenti per tutti. Mentre scrivo, sto ancora sfogliando gli appunti ricchi di ispirazione. Attraverso le nostre esperienze pratiche che portavamo, e lo studio durante le diverse stagioni dell’anno, il contenuto delle conferenze di Steiner prese vita: potemmo così interiorizzarlo fino a svilupparlo ulteriormente, ognuno per sé nel proprio ambito. 

Lo studio del corso dell’anno continua ad accompagnarmi intensamente fin da allora; ho potuto elaborare interessanti connessioni con elementi e temperamenti. Soprattutto però ho saputo disciplinare ed affinare la mia capacità di entrare in empatia con il corso dell’anno sviluppando degli “organiper il processo di divenire che avviene nella natura, nell’organismo Terra e in noi stessi. Si formano forze nella nostra interiorità, ad esempio, che si oppongono alla morte in autunno e sono in grado di percepire la trasformazione tra forma interiore ed esteriore.

Queste capacità sono di natura animico-spirituale e non possono essere acquisite attraverso il puro intelletto. L’uomo sviluppa un istinto per il modo in cui la terra si relaziona con il cosmo nel corso dell’anno, acquisisce un senso di come la vita sulla terra “scorre” durante le stagioni e infine matura la consapevolezza come collocarsi nel corso della natura con le sue feste e il loro significato sociale, proprio come le forze della natura collocano l’uomo nei ritmi della sua respirazione e della circolazione del sangue. Ciò che è fondamentale, quindi, è l’animo umano, ed è a questo che Rudolf Steiner dedica le tre conferenze tenute a Vienna nell’autunno del 1923.

“La testa fa dell’uomo un eremita sulla terra” (Rudolf Steiner)

L’organo attraverso il quale l’uomo percepisce il mondo sentendosi collegato ad esso non è l’intelletto. Nell’intelletto, l’uomo si isola dal mondo. “La testa fa dell’uomo un eremita sulla terra”. Gradualmente, l’uomo è diventato “non vedente” nella sua disposizione d’animo, mentre la testa è diventata vedente e si è affinata l’intellettualità. Nel suo animo questo non può avvenire. Perché l’animo non è connesso alla testa, ma all’organismo ritmico, mediano. In passato, l’uomo non percepiva con l’animo i pensieri astratti “proiettandoli verso il cosmo”, ma sperimentava delle immagini, immagini grandiose dentro di sé, come quella della battaglia di Michele contro il drago. E mentre questa battaglia si spostava dall’esteriorità all’interiorità dell’essere umano, Michele veniva percepito come se si ergesse cosmicamente (etericamente) dietro l’essere umano.

Dall’ultimo terzo del XIX secolo, questa immagine di Michele è diventata così forte nelle persone che oggi possono percepire nel loro animo il potere del drago che le trascina verso il basso. Allo stesso tempo, guardano l’angelo splendente che riscalda l’anima. Grazie al libero arbitrio, l’uomo è così in grado di sconfiggere il potere del drago.

“La vita riacquisterà contenuto animico solo quando riusciremo a sviluppare nel nostro animo impulsi provenienti dal cosmo”

Come “cittadino del cosmo”, l’uomo si collega oggi alle feste dell’anno non più attraverso la comprensione dei tempi passati ma in piena coscienza e attraverso una visione vivente, sullo sfondo dell’anima umana e come impulso sociale del presente. Imparerà a collocarsi nell’intero cosmo animato, imparerà a distinguere tra la coscienza naturale come sorge in primavera e in estate, quando l’uomo abbandona sempre più la propria consapevolezza, e la coscienza del sé che “si sente a suo agio durante le stagioni autunnali e invernali”.

“L’uomo è in realtà così intimamente connesso con il mondo che non può camminare nella natura senza che le relazioni intime in cui si trova con il mondo acquistino un significato intenso per lui. Quando il giglio nel campo cresce dal seme e fiorisce, dobbiamo immaginare molto intensamente – senza personificazione – che questo giglio stia aspettando qualcosa. Dice a se stesso: “La gente mi passerà accanto, la gente mi guarderà, e quando un numero sufficiente di occhi umani avranno posato il loro sguardo su di me, allora – così dice l’essenza del giglio – sarò liberato dall’incanto e potrò iniziare il mio viaggio nei mondi spirituali”. – Certo, direte voi: ci sono molti gigli che crescono senza essere mai guardati da occhi umani. – Per loro è diverso. I gigli che non sono guardati da occhi umani trovano il loro disincanto in modo diverso. Perché l’occhio umano che guarda per primo un giglio evoca la determinazione che questo giglio sarà disincantato dagli occhi umani. È una relazione che il giglio instaura con l’uomo nel momento in cui egli getta per primo il suo sguardo sul giglio. Questi spiriti elementari sono ovunque nel nostro ambiente e ci chiamano: non guardate i fiori in modo così astratto e non fatene solo delle immagini astratte, ma abbiate un cuore, una disposizione d’animo verso ciò che abita spiritualmente e animicamente nei fiori. Questo vuole essere liberato dal suo incanto per mezzo di voi. – E l’esistenza umana dovrebbe essere in realtà una continua redenzione degli spiriti elementari incantati nei minerali, nelle piante e negli animali”.

Affreschi romanici, Cripta della Abbazia Benedettina di Monte Maria, Burgusio, Val Venosta BZ

Nello spirito di queste parole, rivolte alle anime dell’umanità cento anni fa come appello alla loro responsabilità verso la natura esteriore, ma anche verso la cura della propria anima, vorrei augurare un buon Natale dall’Appennino invernale a tutti voi.

Karin Mecozzi

Dicembre 2023, San Severino Marche


[1] “Il corso dell’anno come respiro della Terra e le quattro grandi festività. L’antroposofia e il sentire dell’anima umana”. Rudolf Steiner, O.O. 223. Editrice Antroposofica Milano

[2] Traduco la parola “Gemüt“ con “animo” e “disposizione d’animo”. Cfr. https://www.treccani.it/vocabolario/animo/

GLI ESTRATTI AROMATICI DELL’ELICRISO per il nostro SOLE INTERIORE

Helichrysum italicum subsp. italicum (Roth) G. Don

La sfera e la stella sono le forme che caratterizzano l’elicriso: il piccolo arbusto conquista lo spazio sviluppando una tipica conformazione globosa sostenuta da fusti legnosi, angolosi. Le foglie strette e lineari, a volte sessili, e dal margine piegato verso il basso, sono alterne e danno l’impressione di sottili stelle.
L’elicriso è una pianta xerofila ovvero vive in habitat siccitosi. Si ricopre di sottilissimi peli che la aiutano a trattenere l’acqua proteggendo la pianta dal caldo e dall’irraggiamento solare. I piccoli arbusti hanno la base ben salda per la lignificazione dei rami principali, ma la parte aerea rimane leggera: l’aria e la luce filtrano facilmente attraverso le foglie, e i giovani rametti sono flessibili e delicati.
Le infiorescenze, corimbi composti da 20-35 minuscoli capolini (il numero varia secondo la specie), hanno involucri tubulari ricoperti di brattee argentee. Compaiono a fine maggio, inizio giugno e si dischiudono lentamente, in attesa del giusto calore e della luce delle vere giornate estive. L’elicriso fa parte delle specie tipiche del periodo di San Giovanni, quando le giornate sono più lunghe, le notti più brevi e la vita delle piante è al culmine.

Il fitocomplesso
L’elicriso contiene flavonoidi come l’isosalipurposide che colora di giallo i fiori, luteolina, elicrisina (un composto costituito da diversi flavonoidi), rutina, quercetina, apigenina, inoltre fitosteroli (beta-sitosterolo), olio essenziale, cumarine, carotenoidi, sostanze tanniche, resine, minerali, tra cui calcio, magnesio, potassio e silicio.
La composizione dell’olio essenziale di elicriso cambia secondo le subspecie di Helichrysum italicum e dipende fortemente dall’ambiente in cui crescono. L’elicriso, infatti, si adatta molto paesaggio formando un insieme di composti chemiotipici; la composizione si tramanda alle prossime generazioni di piante. Nel suo olio essenziale, Helichrysum italicum subsp. italicum contiene monoterpeni come linalolo, cineolo, limonene e pinene, un sesquiterpene azulogeno, eugenolo, nerolo, italidione, un interessante dichetone con proprietà antinfiammatorie. Nell’Helichrysum italicum subsp. microphyllum troviamo nerolo, linalolo, curcumene, pinene, acetato di nerile, inoltre arzanolo, un fluoroglucinolo eterodimero prenilato.

Olio essenziale e idrolato
Nella distillazione in corrente di vapore si ottiene l’olio essenziale di elicriso, di cui l’intera pianta è permeata in differenti quantità. La maggiore concentrazione si trova nelle infiorescenze; per estrarre l’olio essenziale si raccolgono le sommità fiorite da fine giugno a metà luglio, solitamente dopo il solstizio estivo, valutando attentamente il tempo balsamico. Riuscire a individuare il momento giusto per la distillazione (tempo balsamico) richiede esperienza e l’osservazione quotidiana delle piante da distillare. Si valutano gli influssi legati all’esposizione dell’elicriso prescelto, l’apertura dei corimbi, il clima del periodo (anche eventuali siccità o piovosità precedenti), il calendario lunare biodinamico per il giorno della distillazione.
Qualità e quantità dell’olio essenziale dipendono dalla specie ed anche dalla subspecie, mostrando una spiccata variabilità, come abbiamo visto parlando del fitocomplesso. Da popolazioni che crescono ad esempio a pochi chilometri di distanza si possono ottenere composti odorosi e rese in olio essenziale diverse.
L’olio essenziale di elicriso viene utlizzato puro e diluito per trattare ematomi, traumi e ferite, nelle flebiti, nella protezione da radiazioni (radioterapia). Viene aggiunto a preparazioni esterne per curare l’artrite, poliartrite, dermopatie. E’ ottimo nelle inalazioni per lenire tosse e pertosse, la rinite, anche allergica. E’ ritenuto un olio sicuro privo di effetti tossici e irritanti, indicato come anticoagulante, drenante del sistema linfatico, epatoprotetettivo, coleretico e colagogo, mucolitico, espettorante, antinfiammatorio, epitelizzante, antibatterico.
L’idrolato di elicriso, l’acqua aromatica rimanente dalla distillazione in corrente di vapore, contiene dell’olio essenziali in sospensione e composti idrosolubili della pianta. Ha un profumo delicato e si stende sulla pelle come doposole, su piccoli ematomi e punture d’insetto. Diffuso come spray rende luminosi i capelli, lenisce e disinfetta il cuoio capelluto, soprattutto con capelli grassi e forfora ma anche deboli e sfibrati. Ha proprietà coadiuvanti nelle allergie da pollini: tienilo in borsetta, in una bottiglietta spray, per inalazioni frequenti nel periodo delle fioriture. Per sostenerti, assumi un cucchiaino di idrolato al mattino mescolato a 10 gocce di tintura madre di elicriso. L’effetto “cortisonlike” dell’elicriso è dimostrato scientificamente, se però soffri di allergie gravi, chiedi sempre un parere medico per la giusta terapia.

E’ disponbile il nostro idrolato di elicriso 2023 (flaconi da 200 ml), da distillazione in corrente di vapore di piante spontanee in Appennino centrale. Info e ordini: karin.mecozzi@gmail.com

L’olivo è come l’uomo

Secondo la tradizione, un olivo è come l’uomo: “Otto anni per diventare un alberello, trent’anni per completare la crescita e altri settanta per esprimere tutta la sua potenza!”

Tra le piante arboree fruttifere, l’olivo (Olea europea L.) conferisce un’impronta particolare ai paesaggi della penisola italiana, dalla Liguria alla Sicilia, dal lago di Garda alla Puglia. All’osservatore, l’immagine degli uliveti, degli alberi dalle chiome argentate mosse dal vento, trasmette pace e un senso per le cose eterne. Nei miti dei tempi antichi l’axis mundi, il pilastro del mondo, è rappresentato da un albero che unisce i tre piani della creazione, il cielo, la terra e gli inferi, e sorregge la volta celeste. Sotto la sua chioma sempreverde si incontrano le divinità per decidere le sorti del mondo. Per gli antichi popoli germanici, quell’albero era il frassino, l’Yggdrasil. Nella cultura islamica, invece, l’asse del mondo era costituita dall’olivo come portatore di luce e saggezza.

Entrambi gli alberi, il nordico frassino e l’olivo delle terre del sud, fanno parte della famiglia delle Oleaceae, a cui appartengono anche il ligustro, la forsizia, la fillirea, il lillà e il gelsomino. L’olivo segue dunque l’uomo dalla notte dei tempi. Proviene dall’Asia minore ed è coltivato in tutto il bacino mediterraneo. Predilige terreni calcarei, un clima mite senza grandi sbalzi. Teme le temperature inferiori ai -5°C, ama l’esposizione al sole e si accontenta anche di terreni sassosi e poveri.

L’albero nel corso dell’anno

Propagato soprattutto per via vegetativa, l’olivo si moltiplica sia per talea, sia da innesto su olivastro o oleastro, le specie selvatiche e spinose della macchia mediterranea. Il fusto giovane è eretto e liscio, ma col tempo si incurva e forma incrinature e nodi diventando grigio scuro, quasi nero. Laddove l’olivo lignifica, si esprime l’azione dell’indurimento e della mineralizzazione, ma la pianta esprime anche di essere perennemente permeata da impulsi vitali: dal tronco e dalle radici e dai rami spuntano annualmente giovani getti e polloni ad assicurare la sopravvivenza dell’albero. La pagina superiore delle foglie oblungo-lanceolate e opposte è verde scura e quella inferiore argentata. I fiori, le cosiddette mignole, compaiono in primavera. Osservandoli da vicino ricordano quelli del ligustro, della stessa famiglia. I fiori d’olivo non hanno quasi nettare, e la fecondazione è anemofila.

Da ottobre in poi maturano le olive, drupe nere e carnose. Vengono raccolte a mano o con mezzi meccanici e portate al frantoio per spremere il prezioso olio alimentare. Dai frutti perfettamente maturi e privi di lesioni si ottiene l’olio “extravergine” (acidità inferiore al 0,8%). Il colore dell’olio varia dal giallo oro al verde intenso e dipende dalla presenza o di carotene o di clorofilla. Le olive contengono acqua (50%), grassi (18-25%), proteine (1,6%) e carboidrati e cellulosa (20%). La parte grassa è composta da una frazione saponificabile del 98% (trigliceridi, digliceridi) e insaponificabile del 2% (acido oleico, linoleico e altri acidi grassi, fitosteroli, provitamina A, polifenoli e flavonoidi, squalene, terpeni).

L’olio di oliva contiene dunque molti grassi insaturi, è facilmente digeribile e adatto alla cottura, è di ottimo gusto e ricco di preziose sostanze. Ogni regione produce un olio d’oliva diverso, dal sapore delicato della Liguria, all’aroma fruttato della Toscana, al gusto pieno e solare della Calabria. Si spremono olive anche in Veneto, intorno al Lago di Garda, e in Trentino.

Secondo Wilhelm Pelikan, nell’olivo le più ancestrali forze di terra si sacrificano a favore dell’azione della luce e del calore. Quel che è duro, minerale e senza vita diventa fluido, si trasforma in nutrimento. L’albero accoglie forze eteriche dall’aria e dal sole, dal cosmo e dalle stelle per concentrarle e convogliarle nel liquido denso e dorato dell’olio, che possiamo adoperare ogni giorno con grande beneficio nell’alimentazione e nella cura del corpo.

L’olivo come pianta officinale

Dall’olivo non si estrae solo uno degli oli alimentari più pregiati del mondo. Nella storia l’uomo ha sempre utilizzato anche le foglie, la corteccia e perfino la radice per curare se stesso e gli animali domestici.

Foglie di olivo (Oleae europeae foliae)

Le foglie sempreverdi possono essere raccolte tutto l’anno. Ricche di sostanze amare (oleuropeina), iridoidi, flavonoidi e chinoni hanno un’azione comprovata sull’ipertensione e l’ipercolesterolemia, favoriscono la diuresi, sono antimicrobiche, antifungine, antiossidanti.

Un uso ormai dimenticato nelle affezioni influenzali è l’infuso delle foglie d’olivo (10 g in 100 ml di acqua bollente, a infusione lunga, 3 volte al giorno).

Dalle foglie si ottengono anche l’estratto secco, la tintura alcolica e il gemmoderivato. Queste preparazioni sono consigliate per abbassare la pressione sanguigna e la glicemia, prevenire malattie vascolari e migliorare l’assorbimento delle sostanze nutrienti. Tra i Fiori di Bach, “Olive”, il rimedio floreale ottenuto dai fiori di olivo, sostiene le persone in preda a un grave esaurimento psico-fisico.

La polvere di foglie d’olivo è un ingrediente di una polvere insettifuga e inodore per cani e gatti, per tenere pulita la cuccia e rendere lucido il pelo.

Olio d’oliva extravergine

“L’olio d’oliva e, nella sua varietà più comune e neutra, è moderatamente caldo e umido e tuttavia può divenire caldo e secco, freddo, mordace, astringente, ecc. a seconda delle varietà”

Per uso interno, è indicato soprattutto per curare la stipsi cronica (1 cucchiaio a stomaco vuoto prima di colazione), l’infiammazione delle mucose orali (sciacqui) e la gastrite (1 cucchiaino tre volte al giorno prima dei pasti). Si raccomanda sempre di usare olio ottenuto da olive coltivate con il metodo biologico o biodinamico. L’uso esterno dell’olio di oliva ha una lunga tradizione, sia nella cura del corpo, sia nel culto. La cosmesi naturale sta riscoprendo l’olio d’oliva come ingrediente di qualità per lozioni, creme, sieri e gel. L’intero fitocomplesso dell’olio di oliva e in particolare lo squalene lo rende indicato nella cura della pelle delicata, infiammata, screpolata. È un ottimo ricostituente dei capelli quando appaiono sfibrati e opachi dopo l’estate. Ogni due settimane si applica dell’olio di oliva caldo sui capelli e il cuoio capelluto e si lascia agire per almeno due ore.

Con l’olio di oliva si preparano infine i cosiddetti oleoliti, macerazioni oleose di piante medicinali come l’achillea, l’elicriso, l’iperico e la calendula che servono per massaggi, impacchi e preparazioni. Gli oleoliti sono la base dei cosiddetti unguenti, che sono pomate nutrienti e lenitive con oli e cere.

L’olivo caratterizza i paesaggi mediterranei dalla notte dei tempi. Con il suo tronco a volte contorto, pieno di aperture e fratture resiste egregiamente alle intemperie. Dopo una gelata la parte aerea soffre ma prontamente la pianta forma nuovi polloni che si dirigono eretti verso il cielo.

*Siediti ai piedi di un vecchio ulivo per provare la saggezza di una pianta coltivata dalle origini antiche e dalla linfa che scorre tenace per trasformarsi nei frutti in splendido, caloroso e nutriente olio. Scegli di immergerti nella sua chioma bevendo l’infuso di foglie quando senti il bisogno di dare aria, luminosità e fluidità al tuo organismo, ma anche resistenza ad avversità esterne e, soprattutto, più ritmo a tutta la circolazione.

Il Sole caratterizza come pianeti la pianta d’ulivo, Saturno nella sua longevità e Mercurio nella sua qualità riequilibrante. La sua “natura” per gli antichi era “calda e umida”.

“Così, tu che sei in grado di distinguere, dirai che l’olio non è ne caldo ne freddo, come nel caso di un uomo che sia in buon equilibrio.” (GALEN. XI 561 K)

Karin Mecozzi (tratto e ampliato da ARS HERBARIA, piante medicinali nel respiro dell’anno, 2a edizione aggiornata, 2019 Editrice Natura e Cultura.)

La Dispensa Erboristica Inverno 2023/24

Dalla ricerca, raccolta in tempo balsamico e coltivazione delle piante ed erbe medicinali nascono le mie preparazioni tradizionali nel respiro dell’anno. Le ricette erboristiche rispecchiano i paesaggi di provenienza, l’Alto Appennino Centrale. Prive di sostanze di sintesi, seguono una comprensione olistica delle piante e della natura.

Info dettagliate e ordini: karin.mecozzi@gmail.com

Custodire il calore – Appunti di salutogenesi tra autunno e inverno

Ricordiamo: nell’organismo Terra con l’equinozio autunnale è iniziata l’inspirazione. L’attività sulla superfice terrestre, in natura, diminuisce sempre più.

L’attività sotto terra aumenta, a un certo strato permane una temperatura costante e avviene il maggiore accrescimento delle radici.

Fino al solstizio invernale la luce diminuisce, i giorni si accorciano e la linfa nelle piante è quasi ferma.

La natura insegna di lasciar andare con fiducia i doni dell’estate. Ricorda l’estate, quel che è successo di buono e di meno buono, scrivi una lettera, un racconto o disegna una scena particolarmente intensa.

Ora entriamo negli inferi, come Persefone che deve sposare Ade. Entriamo in contatto con i nostri sogni, gli incubi, le paure, i desideri ma anche con il nostro angelo (29 settembre). La tristezza che si manifesta, il “Blues”, la leggera depressione, è segno del repentino arresto dell’attività esterna. Ci siamo emancipati dalle stagioni con la mente e il fisico, ma l’anima e lo scorrere della vita stessa (processi vitali, biografia) seguono ritmicamente il cosmo.

Fino alla notte di Sant’Andrea (30 novembre) possiamo accedere con più facilità al nostro profondo, porre domande a cui troveremo risposte durante l’inverno. Fai attenzione ai sogni!

L’adeguamento alla poca luce e calore richiede un notevole impegno di forze di calore interiore. Per salvaguardare il nostro potenziale di calore naturale[1], innato e favorire la salutogenesi in autunno e inverno, sono 3 i passi:

  • Cura del corpo con applicazioni esterne e pulizia specifica
  • Alimentazione favorevole per la stagione fredda, secondo età e costituzione
  • Piante medicinali e aromatiche per la salutogenesi, in estratti e tisane

Esempi di PIANTE MEDICINALI per la salutogenesi tra autunno e inverno

Apparato respiratorio

Specie della famiglia delle Lamiaceae: Satureja montana, Rosmarinus officinalis (Salvia rosmarinus), Thymus vulgaris, Salvia officinalis, Ocimum sanctum, Hyssopus officinalis

Laurus nobilis, Tilia platyphyllos, Sambucus nigra, Eucalyptyus globulus, Myrtus communis. specie della famiglia delle Pinaceae,

Plantago spp., Galium verum, Calendula officinalis, Helichrysum italicum, Hypericum perforatum

Apparato gastro-intestinale:

Erythraea centaurium, Cynara scolymus, Silybum marianum, Taraxacum officinale, Chelidonia majus, Achillea millefolium etc. Malva sylvestris, Linum usitatissimum, Plantago afra, Avena sativa, Hordeum vulgare

Apparato motorio:

Arnica montana, Helichrysum italicum, Symphytum officinale, Hypericum perforatum, Laurus nobilis, Bellis perennis, Rosmarinus officinale, Cupressus semprevirens

Per rafforzare SISTEMA IMMUNITARIO:

Rosa canina, olivello spinoso, sambuco frutti, vit. C, flavonoidi e antociani (nella verdura e frutta di stagione).

Magnesio, Zinco, oligoelementi rame-oro-argento. Ferrum phosph. D6 come Sale di Schuessler

Oli ricchi di grassi polinsaturi (lino, canapa, enotera, nigella). Estratti sinergici di ortica, piantaggine, angelica, cumino e piante amare

Prunus spinosa L.

***Rivolgiti all’erborista per erbe, piante medicinali, estratti di qualità e modalità d’uso. Saprà indicarti i rimedi adatti per te, nel tuo momento di vita e salute. In caso di una malattia di stagione con sintomi acuti consultati con il medico di famiglia. Nella convalescenza è importante che segui il tuo corpo: osserva i tuoi tempi di recupero e trarrai forze profonde da un momento di pausa.

Foto nel testo Karin Mecozzi, Pamela Natalini


[1] Da Karin Mecozzi, Verde resilienza, erboristeria pratica nel cambiamento, Natura e Cultura Editrice

Cosmesi erboristica – nutriente e preziosa

cosmesipreziosa

naturalbeauty

Da piante spontanee appenniniche, un velo setoso per mani viso labbra, da usare in piccole dosi quotidianamente.
Impreziosito da oleoliti tra cui rosa, lavanda e rosa e olio essenziale di geranio bio, ylang ylang, rosa turca, lavanda bd.
Un lusso che regalo a me stessa, nel mese della Bilancia ♀️💞

Adoro sperimentare nuove ricette cosmetiche erboristiche!

A presto con novità erboristiche per la cura quotidiana della bellezza 🌹