Categoria: Preparazioni Erboristiche

Cosmesi erboristica – nutriente e preziosa

cosmesipreziosa

naturalbeauty

Da piante spontanee appenniniche, un velo setoso per mani viso labbra, da usare in piccole dosi quotidianamente.
Impreziosito da oleoliti tra cui rosa, lavanda e rosa e olio essenziale di geranio bio, ylang ylang, rosa turca, lavanda bd.
Un lusso che regalo a me stessa, nel mese della Bilancia ♀️💞

Adoro sperimentare nuove ricette cosmetiche erboristiche!

A presto con novità erboristiche per la cura quotidiana della bellezza 🌹

🌙Tisana composta per lo stomaco ✨

Chiamiamola indigestione o virus intestinale, quando stomaco e viscere chiamano alla rivoluzione e sale la febbre esiste solo un rimedio: fermarsi, al calduccio, e mangiare poco o nulla. Due giorni di creme di miglio o avena leggere, bere solo acqua tiepida, impacchi di lavanda e argilla e tre tazze di una miscela “amaro-aromatica” fanno miracoli. Gli ingredienti della miscela per tisana sono: i capolini di Asteraceae particolarmente indicate per sintomi dovuti a segni di indigestione, ad episodi influenzali e coliche addominali, delle radici antimicrobiche, antiinfiammatorie e antiemetiche, delle foglie aromatiche e spasmolitiche e scorze di agrumi che non solo conferiscono un buon sapore alla bevanda ma ne completano l’azione. La miscela si distingue per la scelta di droghe ricche di oli essenziali attivi e per questo è molto importante scegliere droghe (le parti attive delle piante medicinali per la tisana) di ottima qualità. Controlla all’acquisto se i fiori e le foglie conservano il loro aspetto (ad esempio, calendule intere, camomilla con anche ligule bianche, foglie di erba luisa (Lippia c.) verdi) e le radici diffondono il loro aroma tipico e sono ben conservate.

L’erborista di fiducia saprà servirti con erbe potenti, chiedi la miscela ogni volta che in famiglia si presentano disturbi digestivi. Questa tisana composta è adatta dai 12 ai 120, per bimbi più piccoli la ricetta sarà modificata sapientemente.

Tisana composta per lo stomaco

Droghe essiccate
Matricaria camomilla, fiori, 10 cucchiai

Cota tinctoria, fiori, 3 cucchiai

Calendula officinalis, fiori, 3 cucchiai

Angelica archangelica, radice, 1 cucchiaio

Glycyrrhiza glabra, radice, 1 cucchiaio
Lippia citriodora, foglie, 3 prese

Droghe fresche

(Per 1 tazza grande )
Citrus sinensis, scorza fresca 2 pezzetti da 3cm
Citrus limon, scorza fresca 1 pezzetto da 3 cm
 
Preparazione:
Miscela gli ingredienti essiccati e conservali in un recipiente di vetro al buio. Per 1 tazza tritura 1 cucchiaio di miscela e i pezzetti di scorza di arancio e limone nel mortaio. Copri con acqua bollente, filtra dopo 15 minuti di infusione. Gusta tre tazze al dì senza dolcificare lontano dai pasti.

Buona ripresa!

“Herbal Box” Preparazioni erboristiche nel ritmo delle stagioni

La HERBAL BOX è una gamma di PREPARAZIONI ERBORISTICHE ottenute dalla trasformazione di erbe aromatiche e medicinali spontanee e coltivate in Appennino centrale. Come erborista curo la produzione nel ritmo delle stagioni, dalla ricerca delle erbe alla raccolta in tempo balsamico, dall’essiccazione e macerazione alle ricette tradizionali. Preparazioni e metodi rispettano sempre la natura, in assenza di sostanze di sintesi. Hanno valore alimentare e sostengono la cura quotidiana del benessere secondo l’antica arte erboristica.

Scrivimi una mail e ti informo su nuove PREPARAZIONI nel ritmo delle stagioni: karin.mecozzi@gmail.com

Come possiamo restare in contatto:

  • Leggi “Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno” e “Verde resilienza, erboristeria pratica nel cambiamento”.
  • Partecipa a un corso di erboristeria, una passeggiata di osservazione di piante e paesaggio.
  • Chiedi una consulenza personale in presenza o via Skype..
  • Seguimi sul blog www.karinmecozzi.com e iscriviti alla newsletter.

Sostienimi nella ricostruzione a Gagliole (MC) dopo i gravi danni durante il Terremoto Centro Italia 2016. Grazie!

Luminoso SALICE, albero medicinale dei paesaggi fluviali (Salix alba L.)

Poiché io farò scorrere acqua sulla steppa,

torrenti su un terreno arido.

Spanderò il mio spirito sulla tua discendenza,

la mia benedizione sui tuoi posteri,

cresceranno come erba in mezzo all’acqua,

come salici lungo acque correnti.

(Isaia 44,3-4)

Osservazione della pianta nel paesaggio

 Prima estate, le foreste, le siepi, i campi e i prati risplendono di verde. Nel fondovalle una lunga collana argentea accompagna il Potenza, fiume che nasce nell’Appennino umbro marchigiano. Laddove sorgevano grandi laghi, nel letto sassoso del fiume e lungo le sponde affondano le radici salici, pioppi e sambuchi. Tappeti di menta aquatica, salcerella, nasturzio e petasite formano foglie variopinte, aromatiche e fiori odorosi. Sul ciglio si innalzano candide angeliche selvatiche e fiori d’epilobio, dal bel rosa porpora.

Si muovono nel vento i rami del salice bianco (Salix alba L., famiglia delle Salicaceae), ben saldo nell’umida terra bruna. Porta acqua ricca di ossigeno verso l’alto, fino nei rami flessuosi dove incontra il sole primaverile e apre fiori profumati, offrendo polline e nettare come nutrimento prezioso al mondo degli insetti dopo un lungo inverno. Solo ora, a fiori aperti, nascono le foglie che ricordano piccole falci di luna argentate.

Salix alba L. in Appennino, ph. K. Mecozzi

In tutto il mondo il salice è consacrato a delle divinità, dal Sudamerica alla Scandinavia, dalla Grecia alla Mongolia. Nella mitologia classica troviamo il salice sacro a Demetra, madredea della terra feconda, e Persefone, triste regina dell’oltretomba. Madre e figlia, sono riunite nell’appassionante mito di Omero, in cui il respiro delle stagioni, l’avvicendarsi di luce e ombra è la cornice delle vicende degli dei dell’Antica Grecia.

Nei miti nordici, nei salici si venerano Birgitta, dea della luce, ma anche Morrigan, dea della morte. Con flauti di legno di salice i Celti davano voce agli spiriti dei defunti, e con le fronde legate a covoni, poi incendiati, allontanava l’oscurità dell’inverno e i suoi demoni.

Il salice segna dunque, nel paesaggio e nella sua simbologia, una soglia tra buio e luce, tra terra/acqua e luce/calore, tra fiumi e laghi e terra ferma. Ne parlano filastrocche e formule magiche invocate nei riti delle civiltà indoeuropee e precedenti[1]. Interessante è l’uso delle foglie e degli amenti per contenere la libido, troviamo ricette di decotti nei testi dei medici erboristi fino ad arrivare al nostro Mattioli. Salix diventa una pianta sacra alla Vergine Maria, e viene piantato nei giardini monastici.

L’albero in botanica

Salix alba, albero caducifoglio della famiglia delle Salicaceae, a crescita rapida, sovente pollonifero, raggiunge 25 m di altezza. La corteccia è grigia e liscia, poi reticolata, i rami flessuosi e le foglie alterne, lanceolate, seghettate, portano minuscole ghiandole nettarifere sui margini. La parte superiore della foglia è verdi lucida e glabra, l’inferiore bianca e tomentosa.

La pianta è dioica, forma fiori maschili, lunghi e profumati amenti gialli, e fiori femminili più esili e verdi. L’impollinazione avviene attraverso il vento e gli insetti bottinatori, tra cui l’ape selvatica, l’ape domestica e il bombo. Dai frutti maturano semi cotonosi, muniti di pappi.

Sponde, alvei fluviali, boschi umidi, aree lacustri sono gli habitat d’elezione delle diverse specie di salice (30 spontanee in Italia). Coltivati tradizionalmente per il legno e i rami con cui si legano le viti e si intrecciano cesti e staccionate – i Celti costruivano le pareti delle capanne con rami e fronde e terra e argilla – i salici si possono riprodurre facilmente piantando direttamente in terra dei giovani rami. Il legno è un buon combustibile, viene usato per la cellulosa e la fabbricazione di imballaggi e utensili. Dalla corteccia si ottiene una concia per le pelli e un colorante giallo per tingere tessuti.

Ambiente fluviale, alberi tra acqua e luce. Fiume Metauro (PU), ph. Karin Mecozzi

“ Ubi morbus ibi rimedium” – Salix alba nella cura dell’uomo

Il salice da l’immagine di una pianta “con i piedi perennemente in ammollo”, cresce rigoglioso, con i suoi rami flessibili e leggeri, le foglie argentate e i fiori bianchi e dorati. Il rapporto dell’albero con acqua, terra, aria e luce, ben noto alla medicina tradizionale, lo rende un rimedio che raffredda e lenisce, contiene e concentra, mette in moto i fluidi, sudore, urina, sangue. L’estratto di corteccia, dal decotto alla soluzione idroalcolica, è indicato innanzitutto come ottimo febbrifugo, antidolorifico e antireumatico. Trova impiego nell’influenza stagionale, nel raffreddore, nelle cefalee di vario genere, nei dolori muscolari e articolari, anche esternamente come frizioni e bagni nella fibromialgia.

La droga in erboristeria è costituita dalla corteccia dei giovani rami (Salici cortex), dagli amenti maschili, dalle foglie fresche ed essiccate, dalla linfa. Le principali sostanze contenute, prevalentemente nella corteccia, sono: glicoside salicilico (salicina), acido salicilico, acido caffeico, flavonoidi, tannini, gomme, cere, resine.

Per applicazioni esterne possiamo raccogliere foglie di salice da aprile a settembre, per tisane e decotti la corteccia in primavera. Il carbone del legno di salice è un ottimo disinfettante assorbente, usato tradizionalmente in veterinaria, nelle intossicazioni e nelle diarree.  Può essere aggiunto al dentifricio, non è abrasivo.

Nelle malattie invernali, il salice è di grande aiuto per le proprietà sudorifere, diuretiche, tonificanti e rilassanti. L’estratto viene inserito tradizionalmente nei composti per curare stati d’animo di tensione, ansia, angoscia, che caratterizzano anche i disturbi stagionali e riguardano la sfera del ritmo e neuro-sensoriale.

Può risultare irritante per le mucose dello stomaco, tuttavia, se assunto in grandi quantità. Ciò avviene in misura molto minore del prodotto di sintesi, l’acido acetilsalicilico, noto anche come aspirina.

Nel nostro organismo la salicina del salice si trasforma in saligenina e in acido salicilico e può causare reazioni allergiche a chi è predisposto. Particolare attenzione deve essere presa anche da chi soffre di ulcera gastrica e sindrome di Gilbert. In dosi contenute gli estratti di Salix alba sono generalmente ben tollerati. Interessante è che non fluidificano il sangue[2] come l’acido acetilsalicilico e possono essere usati anche dopo operazioni e in terapia anticoagulante (solo sotto stretto controllo medico!).

Il salice è una potente pianta medicinale e come rimedio va sempre preparato, dosato e consigliato da un esperto erborista, farmacista e medico esperto in fitoterapia. La corteccia sfusa, meglio intera piuttosto che in polvere, acquistata in commercio non deve superare due anni dal raccolto.

In “Piante medicinali” Wilhelm Pelikan[3] ci dona un’immagine meravigliosa dell’albero in eterna tensione tra morte e vita, tra l’oscurità della terra e l’umidità dell’acqua in cui ama vivere e il fuoco. Il calore, il fuoco si manifestano nella profumata e precoce fioritura dei salici in generale, nelle ghiandole nettarifere collocate sulle foglie (!) e nel rapporto con il mondo di api e insetti.

Nel rimedio “Digestodoron” la farmacopea antroposofica offre una soluzione benefica (anche in compresse) che sostiene i processi digestivi nel loro ritmo, tonificando stomaco e intestino. Può accompagnare la terapia nelle malattie croniche del sistema motorio, del fegato e del sangue.

Tisana di salice bianco:

Alcune indicazioni*: raffreddore e febbre, cefalea da cambio di stagione, nella sindrome premestruale, coadiuvante nel trattamento delle malattie esantematiche dei bimbi, dei disturbi della pelle, esternamente per lavaggi e spugnature per curare ferite, cicatrici, foruncoli, micosi.

Alla sera metti a bagno 5 g di corteccia di salice bianco ben contusa in 300 ml di acqua fredda. Alla mattina porta ad ebollizione, lascia sobbollire lentamente per 5 minuti e filtra dopo un’ulteriore infusione di 10 minuti. Bevi a tazzine lontana dai pasti, anche fredda.

Se risultasse irritante per lo stomaco usa un “macerato freddo”, porta il tempo di infusione fredda ad almeno 12 ore, poi riscalda (non oltre 45°C) e filtra.

*le indicazioni sono generiche, per curarti con estratti di piante medicinali, sia in acuto, sia nei disturbi cronici, consulta un professionista.

Autrice: Karin Mecozzi, erborista diplomata all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, formazione in, osservazione goetheanistica della natura, agricoltura biodinamica, naturopatia antroposofica. Raccoglitrice e coltivatrice, insegna erboristeria in corsi e seminari. Pubblica articoli in italiano, tedesco e inglese. Autrice di “Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno” e “Verde resilienza, erboristeria pratica nel cambiamento” (Natura e Cultura Editrice), “Ars herbaria, Heilpflanzen im Jahreslauf” (Verlag am Goetheanum). Per contatti: karin.mecozzi@gmail.com – www.karinmecozzi.com


[1] Pflanzen der Kelten, W.D. Storl, AT Verlag, 2015

[2] Praxis Heilpflanzenkunde, Bühring Ursel et al., 2016, Thieme Verlag

[3] Piante medicinali, Volume II, Wilhelm Pelikan,, Editrice Natura e Cultura, Savona.

maturazione d’estate

Nei giorni più caldi dell’anno la natura porta a compimento il suo sviluppo
e si riversa nella maturazione.

Il processo di maturazione è paragonabile alla cottura degli alimenti che utilizziamo quotidianamente. Le sostanze vegetali “crude” si trasformano maturando e diventano assimilabili. In questo modo nutrono animali e uomini. Cereali, legumi, frutti e ortaggi portano a termine la formazione di zuccheri, proteine e grassi e si riempiono di colori, profumi e sapori. Trasmettono inoltre qualità cosmiche, “soprasensibili” che nutrono l’uomo allo stesso modo delle sostanze materiali. Insieme ai principi attivi delle piante e ai nutrienti, le puoi immagazzinare per le stagioni più fredde, formare riserve.

Durante tutta l’estate, puoi avvalerti della maturazione di innumerevoli piante medicinali, aromatiche, commestibili ed anche velenose (impara a riconoscerle). Quanti modi per estrarre le erbe – quali saranno le tradizioni dei tuoi luoghi? Chiedi alla tua erborista ricette e idee, segui la tua creatività per catturare profumi e aromi.

• Per estrarre le proprietà curative e nutritive raccogli le piante, essiccale, mettile a macerare in diversi tipi di olio, nel vino o in aceto:
• In giorni di luce o calore recidi le varietà ornamentali coltivate e spontanee, ad esempio elicriso, lavanda, mirto, mentuccia, finocchio, alloro, lentisco, assenzio, origano selvatico, erba cedrina, calcatreppola e tante altre. Essicca a mazzetti, prova a formare ghirlande, cuscini e composizioni profumate.

Ricorda: l’azione di una pianta che fiorisce a metà giugno (es. sambuco, filipendula) o in agosto (cardo benedetto, origano selvatico) è diversa: ogni pianta esprime le qualità della propria specie, ma anche le qualità del paesaggio e del clima in cui vive.

Atropa belladonna, in maturazione

Le tre qualità dell’estate in sintesi

Prima estate da Pentecoste a San Giovanni
Raccolta di sambuco, tiglio, camomilla, rose selvatiche, foglie di rovo, piantaggine, ortica, meliloto, assenzio, da essiccare per estrazioni acquose (infusi, decotti)
Calore dalla QUALITA’ VIVICANTE
(calore che sale, stimola)

Seconda fase da San Giovanni a ferragosto
Estrazione in olio di iperico, elicriso, achillea, calendula, ecc.
Raccolta di cime fiorite di labiate per aromatizzare: origano, timo, santoreggia, maggiorana
Calore dalla QUALITA’ NUTRITIVA E DIGESTIVA
(calore radiante)

Terza fase da ferragosto al 8 settembre
Nella tradizione popolare il periodo di raccolta tra le due festività dedicate alla Madonna riguarda le piante per la sfera femminile: alchemilla, altea, achillea moscata, artemisia, caglio, calendula, finocchio, melissa e molte altre.
Calore dalla QUALITA’ ESSENZIALE
(calore discendente, che stabilizza)

Buona estate e … fasci di erbe profumate!
Karin Mecozzi, erborista

Rosmarin – Rhops myrinus, der balsamhaltige Strauch

*Um uns einen Eindruck des Wesens einer Heil- und Gewürzpflanze zu verschaffen, ist es hilfreich, sie zunächst in ihrer natürlichen Umgebung zu betrachten. Wir möchten den Rosmarin (Salvia rosmarinus Schleid, ehemals Rosmarinus officinalis L.) kennenlernen und begeben uns auf eine Reise in den Süden, ans Mittelmeer, bis in das undurchdringliche Dickicht der mediterranen Macchia an den Küstenregionen. Dort erkämpfen sich immergrüne, ausdauernde Sträucher und kleine Bäume ihren Platz an der heißen Mittelmeersonne, versenken ihre Wurzeln in sandige, oft salzige Böden, trotzen Winterstürmen und langen Dürreperioden. Ginster, stachelige Wacholderbüsche, schneeweißblühende Myrtenbäumchen spenden kleineren Arten wie Stranddisteln, Meerfenchel, Immortelle, Heiligenkraut und Zistrosen etwas Schatten. Wo der Tau nachts den kargen Boden benetzt, trauen sich auch wilde Ringelblumen, Ferkelkraut, Natternkopf, Thymian und rosafarbene Winden ans Licht. Mitten in dieser etwas rauen, widerstandsfähigen Pflanzengemeinschaf wächst der Rosmarin. Er bringt den Typus der Lippenblütler (Lamiaceae) auf seine eigene Weise zum Ausdruck, nämlich als immergrüner, bis zu zwei Metern hoher Strauch. Er unterscheidet sich stark von den Mitgliedern seiner Familie, denn vom krautigen, frischen Grün (Gundermann, Basilikum), der zierlichen Form der Blätter (Melisse, Gamander) oder der Vorliebe für satte Ackerböden (bei vielen Minzenarten), ist beim Rosmarin nichts mehr zu sehen: von Grund auf verholzen Stamm und Äste, seine Blätter sind spitzig wie Nadeln, er gedeiht fast ohne Regen und im Alter sieht manches Rosmarinexemplar aus wie ein richtiger Baum.

ph. kneipp.de

Auf Spaziergängen an der Mittelmeerküste, von Portugal über Italien und Griechenland bis in die Türkei, entdeckt man ihn wildwachsend: etwas verstaubt nach einem langen Sommer, mit silbernen Spinnweben in den sparrigen Ästen, eigentlich eher unscheinbar. Beim genaueren Hinsehen entdeckt man jedoch die Besonderheiten dieses Gewächses: seine kerzengeraden, belaubten Zweige, wie von tausend lanzettlichen Nadeln übersät, der aufrechte Wuchs in Richtung Sonne, in den lichtblauen Mittelmeerhimmel hinein. Mit Nadelbäumen hat der Rosmarin tatsächlich einige wertvolle Wirkstoffe gemeinsam, die auch in seinem aromatisch duftenden ätherischen Öl enthalten sind. Die Unterseite der Blätter ist weißlich grün und fein behaar, die Oberfläche mit einer wasserabweisenden Wachsschicht überzogen. Ätherisches Öl, Behaarung und Wachsschicht helfen, die Wasserverdunstung einzudämmen und Temperaturschwankungen leichter zu ertragen.

Im März und im September, also zweimal im Jahr, bilden sich himmelblaue bis rosarote Lippenblüten in den Blattachseln. Sie locken viele Bienen an, und der hellgelbe Rosmarinhonig, von leicht bitterem Geschmack, tut der Leber gut.

Das ätherische Rosmarinöl ist ein Vielstoffgemisch, das die immergrünen Blätter, Blüten und junge Zweige wie eine unsichtbare, duftende Hülle umgibt. Es gibt beim Rosmarin verschiedene Chemotypen, je nach Herkunftsland, die dem ätherischen Öl eine besondere Duftnote und Heilwirkung verleihen: Rosmarin Cineol, Rosmarin Borneon und Rosmarin Verbenon. Der Cineol-Typ wächst hauptsächlich in Marokko und Tunesien, der Borneon-Typ in Spanien und der Verbenon-Typ in Frankreich und auf Korsika vor.

Als „rhops myrinus“, balsamhaltiger Strauch, wurde er im alten Griechenland zum Räuchern am Totenbett verwendet, und bei den alten Römern hieß er „ros marinus“, Tau des Meeres. Geschichtlich gesehen gehört der Lippenblütler zu den ältesten heiligen Pflanzen. Lange bevor man ihn medizinisch verwendete, galt er als symbolische Pflanze und Mittel für Rituale, die mit Tod und Geburt, Hochzeit und Kultus zu tun hatten. In den verschiedensten Mythologien wird der Rosmarin mit dem Gedächtnis, dem Erinnerungsvermögen in Verbindung gesetzt: auf Darstellungen halten die Töchter der Mnemosyne, die Musen, einen Rosmarinzweig in der Hand, im alten Rom legte man den Verstorbenen ein Rosmarinsträusschen ins Grab, zum Zeichen ewiger Erinnerung. Interessant ist, dass Rosmarinextrakte nach neuesten Forschungen Freie Radikale hemmen und sich positiv auf Hirntätigkeit auswirken. Sie sollen vor Alzheimer schützen und Alterserscheinungen vorbeugen, unter anderem auch den Verlust des Kurzzeitgedächtnisses.

Das Erinnerungsvermögen, eine gute Konzentration und starke Nerven stehen für Vitalität, der Rosmarin galt bei den Ägyptern als Quelle unversiegbarer Lebenskraft. Bis ins Mittelalter sammelte und trocknete man ihn, um ansteckende Krankheiten fernzuhalten und verwendete die Zweige als immergrünen Weihnachtsschmuck. Das berühmte Ungarische Königswasser, „Aqua reginae Hungariae“, gab der gichtgeplagten ungarischen Königin Lebensfreude und Gesundheit zurück, und traditionelle Auszüge in Wein, Weingeist, Essig, Honigbier fehlten in keinem Haushalt.

Laut einer Überlieferung aus dem 16. Jahrhundert trieben in Toulouse vier Räuber ihr Unwesen in den Häusern reicher Pestkranker. Schießlich wurden sie auf frischer Tat ertappt und vor Gericht geschleppt. Um dem Henker zu entgehen, sollten sie das Geheimnis preisgeben, das sie vor der Ansteckung mit der schrecklichen Krankheit bewahrt hatte. So zählten sie die Zutaten des würzigen Essigtrankes auf, mit dem sie sich täglich eingerieben hatten, mit dem „Pestessig“ oder „Vierräuberessig“:

 Vinaigre des quatre voleurs – Vierräuber-Essig

Je einen Esslöffel folgender getrockneter Kräuter gut vermischen und gut mörsern: Blätter von Rosmarin, Salbei, Thymian, Lorbeer, ebenso viele Gewürznelken, eine Zimtstange, Kümmel- oder Fenchelfrüchte und Wacholderbeeren. Mit natürlichem Apfelessig übergießen und verschlossen an einem warmen, dunklen Ort ziehen lassen, öfters schütteln. Nach 4 Wochen leicht erwärmen, abseihen, in Braunglasflaschen füllen, in einem Jahr aufbrauchen.

Als vorbeugendes Grippemittel ist dieser aromatische, alkoholfreie Auszug auch heute zu empfehlen: in der kalten Jahreszeit morgens und abends zwei Teelöffel in etwas warmem Honigwasser auflösen und schluckweise trinken. Hilft bei Grippesymptomen, Kopfschmerzen, Durchfall, auch mehrmals täglich eingenommen. Verdünnt ist er auch für Kinder und ältere Menschen geeignet Äußerlich verwendet wirkt der „Spitzbubenessig“, wie er auch genannt wird, desinfizierend und reinigend, gegen Übelkeit und Müdigkeit und als exzellentes Gurgelwasser bei Zahnfleischbluten, Aphten und Halsschmerzen.

Der Rosmarin in der modernen Phytotherapie

Als heilsame Teile gelten in der heutigen Pflanzenheilkunde die Blätter, die Knospen, die blühenden Sprosse und das ätherische Öl des Rosmarins. Seine rhythmisch angeordneten, aromatischen Blätter enthalten neben dem terpenreichen, ätherischen Öl auch Flavonoide, Phenolsäuren, Gerbstoffe, Bitterstoffe, Saponine, Ascorbinsäure. Als Extrakte werden Tinkturen, Sirupe, Gemmomazerate, Ölmazerate und Trockenextrakte hergestellt, und die Droge (Rosmarini foliae) gibt es getrocknet als Tee zur inneren und äußeren Anwendung.

Bei der Dampfdestillierung der blühenden Sprossspitzen erhält man das reine ätherische Rosmarinöl. Als Nebenprodukt entsteht Rosmarinhydrolat, also destilliertes Wasser, das wirksame Substanzen in hoher Verdünnung und etwas ätherisches Öl enthält. Es ist ein herrlich erfrischendes Kosmetikum für Haut und Haar und macht als Spray im Sommer putzmunter.

Rosmarintee ist für besonders für Menschen in der Lebensmitte geeignet, die morgens schlecht aus dem Bett kommen, über schmerzende Beine und Rücken klagen, nicht gut verdauen und öfters Kopfschmerzen haben. Dahinter können funktionelle Leber-, Gallen- und Magenbeschwerden stecken, die auf Stress, schlechte Ernährung, chronische Entzündungen und unzureichender Bewegung zurückzuführen sind. Zum Aufwachen wirkt der heiße Rosmarin-Infus morgens besser als schwarzer Kaffee oder Tee, er regt den Kreislauf und das Lymphsystem an, stärkt die Nerven und öffnet unsere Sinne für die Außenwelt. Für eine große Tasse Tee brüht man einen Esslöffel getrocknete Rosmarinblätter mit 300 ml kochendem Wasser auf und lässt 10 Minuten ziehen.

Um die anregende Wirkung zu unterstützen, massiert man Beine und Arme mit Rosmarinhydrolat oder – besonders im Winter – mit duftendem Rosmarinöl, das man leicht selbst herstellen kann: 30 Tropfen ätherisches Rosmarinöl werden mit 100 ml warmem Sesamöl oder Mandelöl vermischt und gut verschüttelt. Der wärmende, anregende Effekt des Krautes lässt nicht auf sich warten, man fühlt sich gleich viel „aufrechter“.

Der Rosmarin stellt uns in schwierigen Zeiten wieder auf die Beine, und in der anthroposophischen Medizin gilt er als Heilmittel, das das Ich unterstützt, wie die strahlende, wärmende Sonne an einem Hochsommertag. Als Lippenblütler ist er eine typische Pflanze der Mitte, die zwischen Oben und Unten, Kosmos und Erde vermittelt und für das richtige Gleichgewicht zwischen Herz und Verstand sorgt. Denn diese robuste Pflanze richtet sich sowohl an das Blut, Kreislauf und Herz, als auch an das Nervensystem. Dabei spielt sicher auch der „blutreinigende“, entgiftende Effekt eine Rolle: nach der traditionellen Medizin, auch nach der traditionellen chinesischen Heilkunde, wirkt sich eine schlecht arbeitende Leber ungünstig auf das Blut und den Kreislauf aus, trübt die Sinne, macht müde und reizbar.  

Daher empfehle ich besonders im Frühjahr, wenn der Organismus aus dem „Winterschlaf“ erwacht und frische Energie benötigt, eine Rosmarinkur mit der Einnahme einer hochwertigen Rosmarintinktur, Massagen (siehe oben) und der Verwendung von getrocknetem Rosmarin anstatt Salz in der täglichen Küche. Rosmarinextrakte senden stimulierende Impulse an alle Verdauungsorgane aus, feuern den Stoffwechsel an, trocknen überschüssige Feuchtigkeit (Schleim, Katarrh, Pilzkrankheiten) aus. Bei Magenbeschwerden reicht oft eine Tasse Rosmarintee, allerdings sollte man sicher sein, nicht unter Gallensteinen zu leiden, dann wäre Rosmarin als gallentreibendes Kraut falsch am Platz.ür ältere Menschen sind kalte Füße oft ein unangenehmes Leiden. Ansteigende Fußbäder mit starkem Rosmarintee oder Armbäder regen den Kreislauf an, unterstützen die Herztätigkeit und verbessern sogar die Beweglichkeit. Rosmarinauszüge werden mit Erfolg bei Krankheiten des Bewegungsapparates, bei Arthrose, Gicht und Rheuma eingesetzt, äußerlich massiert man mit Rosmarinöl- oder Salbe.

foto www.kneipp.de

Wer nördlich der Alpen ein sonniges Plätzchen auf dem Balkon oder im Garten hat, kann seinen eigenen Rosmarinstrauch ziehen und frische Blättchen zum Würzen und für Tees ernten. Im Winter sollte man ihn nicht arg frieren lassen, denn als mediterrane Pflanze verträgt er Minusgrade sehr schlecht. Am besten zieht man ihn in einen großen Kübel und lässt ihn im Hauseingang überwintern.

Zum Schluss noch ein Rezept aus der römischen Küche, in der Rosmarin, wie auch seine Verwandten Oregano, Basilikum, Thymian, Majoran und Salbei nie fehlen darf.

Überbackener Fenchel mit Rosmarin

4 Fenchelknollen

1 Teetasse geriebener Parmesankäse

2 Esslöffel getrocknete Rosmarinblätter

Geriebene Schale einer Orange, etwas Muskatnuss

Schwarze Oliven, Chillyöl, Olivenöl

1 feingehackte Knoblauchzehe

Fenchelknollen vierteln, gut waschen, in wenig Salzwasser bissfest kochen. In eine Auflaufform geben, Oliven, geriebene Orangenschale, Muskatnuss, Rosmarin, Knoblauch und ein paar Tropfen Chillyöl dazugeben, mit Olivenöl beträufeln und Parmesankäse darüber streuen. Bei 180 Grad im Ofen backen, bis der Käse hellbraun brutzelt.  Passt hervorragend zu Risotto, Hühnchen oder Fisch.

Karin Mecozzi Dipl. Herboristin

*Der Artikel erscheint als “Heilpflanzenporträt” in der Juniausgabe des Ernährungsrundbriefs, Arbeitskreis für Ernährungsforschung, Bad Vilbel (D)

OLEOLITI da pianta fresca

Tratto da “Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno” Editrice Natura e Cultura (a breve la seconda edizione)

Raccogli la pianta officinale prescelta in giorni di ARIA/LUCE o CALORE secondo il calendario biodinamico, rispettando prima di tutto il tempo balsamico della pianta. Taglia finemente la droga fresca, riempi a metà un barattolo di vetro coprendo con olio di oliva extravergine biologico o biodinamico. È importante usare dell’olio di qualità, altrimenti, insieme alla pianta, si estraggono anche i residui di fitofarmaci e pesticidi.

Per ottenere un oleolito più delicato si miscelano olio di oliva e olio di mandorle o di riso o di vinaccioli spremuti a freddo (1:1); per uso cosmetico, per preparare pomate, creme, lozioni, aggiungo sempre dell’olio di jojoba o di avocado, olio di canapa e un cucchiaio di olio di germe di grano. In questo modo l’oleolito risulterà particolarmente fluido e delicato, sarà facile da stendere. Gli oleoliti con oli leggeri nutrono in profondità trasmettendo le proprietà benefiche, di calore e protezione delle piante spremute.

Metti il barattolo in un pentolino d’acqua e scalda a bagnomaria senza chiudere, portando l’olio a 60°C. Rimesta delicatamente con un cucchiaio di legno e lascia raffreddare lentamente nel pentolino d’acqua calda, poi chiudi e riponi in un luogo caldo per quattro settimane, scuotendo ogni giorno per mescolare olio e pianta. Apri il recipiente ogni settimana, la droga deve essere ben coperta dal solvente. Per estrarre meglio, nei primi giorni puoi riscaldare il recipiente facendo attenzione che l’olio questa volta non superi la temperatura di 35°C. Nel caso dell’iperico si espone al sole per tre giorni. Per la maggior parte delle altre piante che si raccolgono in estate, la macerazione NON viene esposta al sole.

Calendula officinalis , capolino intero in infusione oleosa

In alcuni oleoliti da pianta fresca può formarsi un fondo o delle velature. Se le piante non sono state raccolte dopo la pioggia e la preparazione è avvenuta correttamente, un eventuale fondo è dovuto alla decantazione di parti vegetali non filtrate. Secondo la mia esperienza non intacca le proprietà, per escludere ogni rischio puoi ripetere il filtraggio.

Come per le tinture, gli oleoliti “maturano” nel tempo. Prima di usarli aspetta tre mesi. Dopo otto mesi, in genere, un oleolito è perfetto e si sente dal profumo e da come si stende sulla cute. Si conserva in media per due anni nella bottiglia piena.

Impressioni di Fonte Avellana, Calendule. ph. Pamela Natalini

Nel giorno di Mercurio

Fitopreparazione erboristica significa per me, innanzitutto, sperimentazione. Dagli estratti che ottengo dalle piante selvatiche raccolte durante l’anno provo mille ricette – solo che non riesco ad attenermi e sperimento nuovi ingredienti, variazioni e miglioramenti. Non sempre poi le creme (Salben, salves) riescono, specialmente se emulsionate. Vi devo dire che non rinuncerei per nulla al mondo agli emulsionanti certificati bio, semplici da usare e anallergici.

raffreddando…..

Con oleoliti, tinture, polveri, oli essenziali, idrolati, cere, grassi mescolo, mescolo, mescolo…fino ad ottenere oggi, mercoledì, giorno di Mercurio, il grande Alchimista, una crema per le mani agrumata, con una aggiunta per la stagione molto secca, della lanolina non raffinata. La crema è corposa, profuma di elicriso, lana e calendula. Devo dire che vorrei farne ancora, provando l’oleolito di gemme appena messo in opera. Sperimentiamo…sperimentate sempre!

Finalmente riusciti, gli oli di fiori per il benessere pelle matura

Come tradizione, all’inizio dell’anno non può mancare una nuova ricetta cosmetica. Sto lavorando a pomate per la pelle matura, con pochi ingredienti di sicura efficacia. Ho scelto, tra i miei oleoliti, tre estratti preziosi, ottenuti dai fiori di tiglio, violetta e trifoglio rosso.

Raccolti in tempo balsamico, in paesaggi salutari, di infinita pace e bellezza, dopo anni di esperimenti ho finalmente imparato ad estrarre dai petali ancora freschi, nella prima parte dell’anno, dei rimedi che, come erboristi, usiamo da millenni.

Al posto di composti derivati dal petrolio, molecole di sintesi difficilmente riconoscibili dalla nostra pelle, vi invito a nutrirvi di pura natura, morbidi grassi e fitocomplessi lenitivi, che curano la pelle del viso, le labbra, il contorno occhi, le prime rughe e la cute da rivitalizzare.

Per aumentarne il beneficio, consiglierò poi ulteriori rimedi: le giuste tisane, per ogni età e situazione di pelle, sempre nel segno di un benessere in cosmesi che mette insieme l’estetica con la rigenerazione di corpo e anima, attraverso il meraviglioso mondo di piante e paesaggi.

Solidago virgaurea L. – Verga d’oro, anch’essa una pianta lenitiva per la pelle

“Aromi a portata di mano”: il peperoncino, aroma del cuore

Capsici annui fructus

->Una pianta aromatica al mese: uso e coltivazione, in cucina, caratteristiche in erboristeria e fitoterapia.

Cristoforo Colombo portò i semi di peperoncino (Capsicum annuum L.) dall’America, insieme ad altre specie delle Solanaceae, come le patate, i pomodori, i peperoni, le melanzane. Si contano moltissime varietà di peperoncino, spesso locali, da coltivare anche sul davanzale o sul terrazzo, scegliendo del buon terriccio e un’esposizione soleggiata. Si semina a marzo. Le giovani piantine vengono diradate lasciando uno spazio di almeno 40 cm. A fine estate maturano i frutti allungati, le bacche di colore verde brillante, poi rosso vivace.

Si raccolgono con la luna nuova in giorni di Frutti/Calore (Calendario lunare biodinamico) e si essiccano interi, all’ombra, infilandoli con dello spago di cotone. Il peperoncino fresco ha un gusto fruttato, la droga secca risulta più piccante e si conserva un anno. Nella mia famiglia romana non mancavano le coroncine di peperoncino appese in cucina e l’olio di peperoncino in tavola, tutti i giorni.

USO ERBORISTICO: Per appassionati di erboristeria tradizionale, una ricetta semplice da eseguire ed efficace nell’applicazione pratica: estratto oleoso al Capsicum. Ricetta della tradizione erboristica: “Oleolito composto al peperoncino”

**Oleolito di alloro (Laurus nobilis L.) 100 ml

**Oleolito di iperico (Hypericum perforatum L.) 20 ml

**Oleolito di peperoncino (Capsicum annuum L.) 5 ml

**Olio essenziale di Limone, Arancio dolce, Rosmarino.

Preparazione: versa gli oleoliti e l’estratto di peperoncino in un recipiente di vetro infrangibile, mettilo a bagno maria (misura le temperatura, non deve superare 40 gradi) e mescola in senso orario per 3 minuti. Aggiungi 5 gocce di ciascun olio essenziale e mescola per un altro minuto. Trasferisci la miscela in una bottiglietta di vetro scuro, etichetta e conserva al buio, lontano da fonti di calore. L’oleolito composto serve a massaggiare muscoli indolenziti, articolazioni doloranti (non in infiammazione acuta), irritazioni nervose (sciatica), tendiniti croniche (tendine di achille), mani e piedi soggetti a geloni. La miscela non è adatta ai bambini. La dose di estratto di peperoncino può essere variata, se ne aggiungi, aumenti il potere rubefacente del rimedio: attenzione, è irritante per gli occhi!

Consumare regolarmente del peperoncino è un’ottima abitudine: favorisce la digestione, migliora la circolazione sanguigna e protegge il cuore (antiossidante eccellente), ha proprietà antibiotiche ed  immunostimolanti. E’ adatto a insaporire pietanze nella dieta iposodica, dona un tocco speciale perfino ai dessert al cioccolato fondente e ai gelati.

testo Karin Mecozzi – immagini dal web