Categoria: Preparazioni Erboristiche

Profumo di Natale: Polvere di spezie – Weihnachtsduft: Gewürzpulver

Fa buio presto in Avvento, di sera si sta volentieri a casa al caldo per pensare ai preparativi natalizi, piccoli regali per amici e vicini, decorazioni per l’albero di Natale, biglietti d’auguri, cuocere dolci e biscotti e…. per entrare dentro di noi e ritrovare il giusto spirito di festa, nell’attesa di una celebrazione che ci accompagna fin dall’infanzia.

Il calendario dell’Avvento annuncia i giorni che portano alla vigilia di Natale: 24 giorni, meno di un mese lunare, 24 passi verso una festa simbolica in cui, secondo la tradizione cristiana, il Salvatore vede la luce del mondo. Durante questo periodo “sacro” siamo tutti attratti più che mai da leggende, racconti mistici e parabole, canzoni, poesie e – dai profumi e dal buon cibo. Perché il Natale è anche associato ai ricordi di certi cibi, per esempio ai fragranti e croccanti biscotti fatti secondo la ricetta di famiglia, al tè inglese o a un punch speziato mentre fuori cala la sera con la brina e la neve.

Oggi, non è più necessario pesare e impastare, macinare e triturare, come facevano le nostre madri e le nostre nonne, perché potremmo comprare tutto già pronto, dal pan di zenzero al panettone, dai pasticcini alla cannella allo Stollen natalizio (dolce tipico delle Alpi), dalle miscele di farine alle glasse e ai canditi. Ma un ingrediente è impossibile da trovare già pronto: quella certa fragranza che associamo al Natale, il profumo dei cibi aromatizzati con la tipica miscela di spezie.

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Mia nonna Ernestine, per esempio, iniziava a cuocere i biscotti il giorno di Sant’Andrea (30 novembre). Usava una mistura speziata che creava da sola secondo la ricetta della sua famiglia, di origine austroungarica. Nuvole di farina volavano nell’aria nella sua cucina, tocchetti di pasta erano incollati in ogni dove, profumi paradisiaci si diffondevano in tutto l’appartamento. Una volta cotti, quei tesori profumati venivano ben nascosti per essere serviti solo alla Vigilia di Natale, quando ci si riuniva sotto all’albero di Natale invocando la tradizionale “Oh Tannenbaum”. Questo ricordo è uno dei più belli della mia infanzia, e nessun biscotto di Natale comprato o polvere di spezie pronta potranno evocare le stesse sensazioni.

Così mi sono imbarcata in un esperimento che sono felice di condividere con voi: dapprima ho aperto tutti i barattoli e i vasetti della mia collezione di spezie adatte al Natale, poi ho iniziato semplicemente a…. annusare lentamente ogni singola spezia. Quale profumo ricorda il vero Natale, mi fa sentire lo spirito natalizio? Quale aroma stuzzica l’appetito di dolci speziati e di un tè caldo? Il risultato di quel pomeriggio tra i barattoli è una polvere di spezie per biscotti, torte, tisane, latte caldo, vin brulé, punch, persino gelato o budino!

All’opera anche voi! Cercate le spezie nella credenza, quelle che vanno con i dolci, stecche di cannella, chiodi di garofano, frutti di coriandolo, baccelli di vaniglia, zenzero in polvere, semi di cardamomo,  buccia d’arancia, noce moscata, anice stellato, cumino…… Mettete ogni spezia in una ciotola separata e… ANNUSATE!

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Quale aroma evoca ricordi e sensazioni? Per esempio, quando sentite la cannella, l’anice stellato, l’odore dei chiodi di garofano, provate quel pizzico di irrequietudine che anticipa la vigilia di Natale, o forse state già canticchiando un canto di Natale? Ora mescolate con calma tutte le spezie con un cucchiaio di legno (per favore non usate il metallo), mettete un po’ di polvere speziata sui vostri palmi e strofinate: attraverso il contatto con la pelle calda il profumo sarà ancora più forte.

Per assaggiare l’aroma, sciogliete un pizzico di polvere speziata nel latte caldo o in una bevanda di cereali, addolcite con miele di fiori e accertatevi: manca ancora qualcosa di speziato, o brucia già troppo, è predominante la cannella, sa di fiori o di radici? Dove agisce il mix di spezie, nello stomaco, nella testa o sul temperamento?

Potete aggiungere delle spezie che trovate nelle erboristerie e nei negozi di alimenti naturali, e chiedete anche delle ricette semplici che valorizzino la vostra polvere di spezie.

Notate bene: le spezie sono anche efficaci piante medicinali, quindi aggiungo un elenco dei nomi botanici invitandovi a conoscere meglio le singole piante. Le loro caratteristiche botaniche, l’origine, la storia e gli usi si leggono come il romanzo più appassionante!

La mia polvere di spezie di Natale contiene le seguenti piante medicinali:

Cannella – Cinnamomun verum

Coriandolo – Coriandrum sativum

Chiodo di garofano – Syzygium aromaticum

Arancia – Citrus sinensis

Zenzero – Zingiber officinalis

Vaniglia – Vanilla planifolia

Cardamomo – Elettaria cardamomum

Cumino nero – Nigella sativa

Noce moscata – Myristca fragrans

Zafferano – Crocus sativus

Ricetta: Polvere di spezie natalizie

5 bastoncini di cannella (circa 10 cm), 5 cucchiai di semi di coriandolo, 3 cucchiai di chiodi di garofano, 10 pezzi di scorza d’arancia essiccata (circa 3 cm), 2 cucchiai di zenzero in polvere, polpa di 1 baccello di vaniglia, semi di 20 frutti essiccati di cardamomo, 1 cucchiaino di cumino nero, ½ noce moscata grattugiata, 5 stimmi di zafferano.

Macina cannella, coriandolo, chiodi di garofano, scorza d’arancia, cardamomo, cumino nero, zafferano, vaniglia in polvere (per esempio, in un macinino da caffè elettrico), aggiungi lo zenzero in polvere e la noce moscata grattugiata e mescola in un recipiente di porcellana o in un mortaio; la polvere deve risultare fine, per amalgamarsi facilmente negli impasti. Per esaltare ancor più l’aroma, tritura la mistura nel mortaio prima di usarla.

  • Potete cambiare questa miscela a vostro piacimento, aggiungendo o omettendo spezie o provando diverse proporzioni. Conservate in un barattolo di vetro ermetico (vetro ambrato), si mantiene per un anno a temperatura ambiente.

Ricetta: Gelato alla vaniglia con salsa di cioccolato speziata

Sciogli 200 g di cioccolato fondente a bagnomaria, aggiungi 1 cucchiaino di miscela di spezie natalizie, 1 cucchiaino di zucchero a velo e a scelta 1 cucchiaio di rum. Metti due palline di gelato alla vaniglia in ogni coppetta da dessert, versa la salsa di cioccolato calda e speziata e decora con un biscottino alla cannella. Servi con un punch caldo al rum o del tè nero al gelsomino. ***** Buon Avvento!*****

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Sinne anregen, Körper und Seele wärmen, Geist klären mit deiner Weihnachts-Gewürzmischung

Früh dunkelt es im Advent, gegen Abend ist man gern zu Hause und wärmt sich auf nach einem langen Arbeitstag. Jetzt heißt es noch verschiedene Weihnachtsvorbereitungen zu treffen, kleine Geschenke für Freunde und Nachbarn zu finden, Christbaumschmuck oder Wunschkarten zu basteln, Kekse zu backen….und selbst in die richtige Feststimmung zu kommen, sich freuen auf ein Fest, das uns von klein auf begleitet.

Der Adventskalender kündet die wichtigsten Tage vor dem Heiligen Abend an: 24 Tage, weniger als ein Mondmonat, 24 Schritte bis zu diesem symbolischen Fest, an dem laut christlicher Tradition der Heiland das Licht der Welt erblickt. In dieser „heiligen“ Zeit fühlen sich die Menschen hingezogen zu Legenden, mystischen Erzählungen und Parabeln, Liedern, Gedichten und – zu Düften und gutem Essen. Denn Weihnachten verbindet man auch mit Erinnerungen an bestimmte Speisen, z.B. an duftende, knusprige Kekse nach wohlbehütetem Familienrezept, dazu schwarzer englischer Tee oder einen kräftigen Punsch, während es draußen stürmt und schneit.

Heute muss man nicht mehr wiegen und kneten, mahlen und mörsern wie unsere Mütter und Großmütter, denn es gibt von Spekulatius zu Lebkuchen, „Panettone“ (italienischem Weihnachtskuchen) und Christstollen, fast alles fertig zu kaufen, Backmischungen, Kandisfrüchte, Nüsse aller Art, Glasuren. Aber eine Zutat gibt es nicht fertig zu kaufen: der gewisse Duft, den wir mit Weihnachten verbinden, der z.B. Keksen und Gebäck entströmt, die eine bestimmte Gewürzmischung enthalten.

Meine Omi Ernestine begann z.B. ab dem Hl. Andreas (30.11.) Kekse nach altbewährten Karslbader Rezepten zu backen, in ihrer Küche flogen Mehlwolken durch die Luft, klebten Teigreste am Esstisch, himmlische Düfte zogen durch die gesamte Wohnung. Rasch aus dem Ofen geholt, wurden die Schätze auch schon gut versteckt und erst am Christkindltag, am Heiligen Abend, hervorgezogen, wenn alle um dem Christbaum standen und „Oh Tannenbaum“ anstimmten. Diese Erinnerung ist eine der schönsten meiner Kindheit, und keine gekauften Weihnachtskekse und kein fertiges Würzpulver können denselben Duft herbeizaubern.

So habe ich mich auf ein Experiment eingelassen, das ich gerne mit dir teile: zuerst habe ich alle Gläser und Tiegel aus meiner Gewürzsammlung geöffnet, die zur Weihnachtszeit passen, dann habe ich begonnen, an jedem schnuppern. Welcher Duft, welches Aroma stimmt mich weihnachtlich? Was erinnert mich ein bisschen an Omis Backkünste und lässt mich innehalten, der Weihnachtsstimmung nachspüren? Welches macht Appetit auf gewürzte Süßigkeiten und heißen Tee? Das Ergebnis ist ein selbstgemischtes Würzpulver für Kekse, Kuchen, Stollen, Teemischungen, heiße Milch, Glühwein, Punsch, sogar Eis oder Pudding!

Illustration by Maria Elena D’Andrassi

Mach es mir nach: hol deine Gewürze vom Regal, die zu süßem Gebäck passen, nimm Zimtstangen, Nelken, Korianderfrüchte, Vanilleschoten, öffne Döschen und Tiegel und RIECHE daran! Nimm eine Prise Ingwerpulver, mörsere ein paar Kardamomsamen, zerstoße eine getrocknete Orangenschale, reibe etwas Muskatnuss. Gib jedes Gewürz in ein eigenes Schälchen, bevor du es mit anderen vermischst, und schnuppere genüsslich daran. Welches Aroma ruft in dir Erinnerungen und Empfindungen wach? Spürst du z.B. beim Nelkenduft die Aufregung vor dem Weihnachtsabend, summst du gar ein Weihnachtslied? Mische nun in Ruhe die Gewürze mit einem Holzlöffel (bitte nicht mit Metall), gib etwas von der Mischung auf deine Handteller und reib sie aneinander – durch deine warme Haut wirst du den Duft noch stärker wahrnehmen.

Nun verkoste dein Werk, gib eine Prise davon in ein wenig warme Milch oder Getreidetrunk, süße mit Blütenhonig und gehe dem Aroma nach. Fehlt noch etwas Scharfes, oder brennt es schon zu stark, überwiegt Zimtiges, Blüten-der Wurzelhaftes? Wo wirkt denn dein Gewürzmix, im Magen, im Kopf oder im Gemüt?

Im Naturkostladen kannst du einzelne Gewürze dazukaufen, lass dich beraten und frage nach einfachen Rezepten, damit dein Würzpulver auch richtig zur Geltung kommt.

Beachte: Gewürzkräuter sind immer auch wirksame Heilpflanzen, daher füge ich die botanischen Namen hinzu und lade dich ein, die einzelnen Pflanzenarten näher kennenzulernen. Ihre botanischen Merkmale, Herkunft, Geschichte und Verwendung lesen sich wie der spannendste Roman[1]!

Mein Weihnachtswürzpulver enthält folgende Heilpflanzen:

Zimt – Cinnamomun ceylanicum

Koriander – Coriandrum sativum

Gewürznelke – Syzygium aromaticum

Orange – Citrus sinensis

Ingwer – Zingiber officinalis

Vanille – Vanilla planifolia

Kardamom – Elettaria cardamomum

Schwarzkümmel – Nigella sativa

Muskatnuss – Myristca fragrans

Safran – Crocus sativus

Rezept: Weihnachtsgewürzpulver

5 kleine Zimtstangen (ca. 10 cm), 5 Esslöffel Koriandersamen, 3 Esslöffel Gewürznelken, 10 Stück getrocknete Orangenschale (ca. 3 cm), 2 Esslöffel Ingwerpulver, Mark aus 1 Vanilleschote, Samen aus 20 Kardamomkapseln, 1 Teelöffel Schwarzkümmel, ½ Muskatnuss gerieben, 5 Safranfäden.

Mahle Zimt, Koriander, Nelken, Orangenschalen, Kardamomsamen, Schwarzkümmel, Safran, Vanille zu einem feinen Pulver (z.B. in einer elektrischen Kaffeemühle), gib Ingwerpulver und geriebene Muskatnuss dazu und mische alles gründlich in einem Porzellangefäß oder -Mörser; das Pulver soll so fein werden, dass es sich gut verarbeiten lässt in einem Teig. Um den Geschmack noch besser zur Geltung zu bringen, z.B. in einem heißen Getränk, kannst du das Würzpulver vor dem Verwenden nochmals mörsern.

  • Diese Mischung kannst du nach Belieben verändern, indem du Gewürze hinzufügst oder weglässt oder andere Mengenverhältnisse ausprobierst. Bewahre sie in einem luftdichten Glasgefäß (Braunglas) auf, sie hält sich ein Jahr lang bei Zimmertemperatur.

Vanilleeis mit Schoko-Weihnachtsgewürz-Sauce

Schmelze im Wasserbad 200 g Bitterschokolade, gib 1 Teelöffel Weihnachtsgewürz, 1 Teelöffel Puderzucker und wahlweiße 1 Esslöffel Rum dazu. Gib zwei Vanilleeiskugeln in zwei Dessertschalen, gib die warme, gewürzte Schokosauce dazu und verziere mit einem Zimtstern. Dazu passt ein heißer Rumpunsch oder schwarzer Jasmintee.

****Frohen Advent!***


Luminoso SALICE, albero medicinale dei paesaggi fluviali (Salix alba L.)

Poiché io farò scorrere acqua sulla steppa,

torrenti su un terreno arido.

Spanderò il mio spirito sulla tua discendenza,

la mia benedizione sui tuoi posteri,

cresceranno come erba in mezzo all’acqua,

come salici lungo acque correnti.

(Isaia 44,3-4)

Osservazione della pianta nel paesaggio

 Prima estate, le foreste, le siepi, i campi e i prati risplendono di verde. Nel fondovalle una lunga collana argentea accompagna il Potenza, fiume che nasce nell’Appennino umbro marchigiano. Laddove sorgevano grandi laghi, nel letto sassoso del fiume e lungo le sponde affondano le radici salici, pioppi e sambuchi. Tappeti di menta aquatica, salcerella, nasturzio e petasite formano foglie variopinte, aromatiche e fiori odorosi. Sul ciglio si innalzano candide angeliche selvatiche e fiori d’epilobio, dal bel rosa porpora.

Si muovono nel vento i rami del salice bianco (Salix alba L., famiglia delle Salicaceae), ben saldo nell’umida terra bruna. Porta acqua ricca di ossigeno verso l’alto, fino nei rami flessuosi dove incontra il sole primaverile e apre fiori profumati, offrendo polline e nettare come nutrimento prezioso al mondo degli insetti dopo un lungo inverno. Solo ora, a fiori aperti, nascono le foglie che ricordano piccole falci di luna argentate.

Salix alba L. in Appennino, ph. K. Mecozzi

In tutto il mondo il salice è consacrato a delle divinità, dal Sudamerica alla Scandinavia, dalla Grecia alla Mongolia. Nella mitologia classica troviamo il salice sacro a Demetra, madredea della terra feconda, e Persefone, triste regina dell’oltretomba. Madre e figlia, sono riunite nell’appassionante mito di Omero, in cui il respiro delle stagioni, l’avvicendarsi di luce e ombra è la cornice delle vicende degli dei dell’Antica Grecia.

Nei miti nordici, nei salici si venerano Birgitta, dea della luce, ma anche Morrigan, dea della morte. Con flauti di legno di salice i Celti davano voce agli spiriti dei defunti, e con le fronde legate a covoni, poi incendiati, allontanava l’oscurità dell’inverno e i suoi demoni.

Il salice segna dunque, nel paesaggio e nella sua simbologia, una soglia tra buio e luce, tra terra/acqua e luce/calore, tra fiumi e laghi e terra ferma. Ne parlano filastrocche e formule magiche invocate nei riti delle civiltà indoeuropee e precedenti[1]. Interessante è l’uso delle foglie e degli amenti per contenere la libido, troviamo ricette di decotti nei testi dei medici erboristi fino ad arrivare al nostro Mattioli. Salix diventa una pianta sacra alla Vergine Maria, e viene piantato nei giardini monastici.

L’albero in botanica

Salix alba, albero caducifoglio della famiglia delle Salicaceae, a crescita rapida, sovente pollonifero, raggiunge 25 m di altezza. La corteccia è grigia e liscia, poi reticolata, i rami flessuosi e le foglie alterne, lanceolate, seghettate, portano minuscole ghiandole nettarifere sui margini. La parte superiore della foglia è verdi lucida e glabra, l’inferiore bianca e tomentosa.

La pianta è dioica, forma fiori maschili, lunghi e profumati amenti gialli, e fiori femminili più esili e verdi. L’impollinazione avviene attraverso il vento e gli insetti bottinatori, tra cui l’ape selvatica, l’ape domestica e il bombo. Dai frutti maturano semi cotonosi, muniti di pappi.

Sponde, alvei fluviali, boschi umidi, aree lacustri sono gli habitat d’elezione delle diverse specie di salice (30 spontanee in Italia). Coltivati tradizionalmente per il legno e i rami con cui si legano le viti e si intrecciano cesti e staccionate – i Celti costruivano le pareti delle capanne con rami e fronde e terra e argilla – i salici si possono riprodurre facilmente piantando direttamente in terra dei giovani rami. Il legno è un buon combustibile, viene usato per la cellulosa e la fabbricazione di imballaggi e utensili. Dalla corteccia si ottiene una concia per le pelli e un colorante giallo per tingere tessuti.

Ambiente fluviale, alberi tra acqua e luce. Fiume Metauro (PU), ph. Karin Mecozzi

“ Ubi morbus ibi rimedium” – Salix alba nella cura dell’uomo

Il salice da l’immagine di una pianta “con i piedi perennemente in ammollo”, cresce rigoglioso, con i suoi rami flessibili e leggeri, le foglie argentate e i fiori bianchi e dorati. Il rapporto dell’albero con acqua, terra, aria e luce, ben noto alla medicina tradizionale, lo rende un rimedio che raffredda e lenisce, contiene e concentra, mette in moto i fluidi, sudore, urina, sangue. L’estratto di corteccia, dal decotto alla soluzione idroalcolica, è indicato innanzitutto come ottimo febbrifugo, antidolorifico e antireumatico. Trova impiego nell’influenza stagionale, nel raffreddore, nelle cefalee di vario genere, nei dolori muscolari e articolari, anche esternamente come frizioni e bagni nella fibromialgia.

La droga in erboristeria è costituita dalla corteccia dei giovani rami (Salici cortex), dagli amenti maschili, dalle foglie fresche ed essiccate, dalla linfa. Le principali sostanze contenute, prevalentemente nella corteccia, sono: glicoside salicilico (salicina), acido salicilico, acido caffeico, flavonoidi, tannini, gomme, cere, resine.

Per applicazioni esterne possiamo raccogliere foglie di salice da aprile a settembre, per tisane e decotti la corteccia in primavera. Il carbone del legno di salice è un ottimo disinfettante assorbente, usato tradizionalmente in veterinaria, nelle intossicazioni e nelle diarree.  Può essere aggiunto al dentifricio, non è abrasivo.

Nelle malattie invernali, il salice è di grande aiuto per le proprietà sudorifere, diuretiche, tonificanti e rilassanti. L’estratto viene inserito tradizionalmente nei composti per curare stati d’animo di tensione, ansia, angoscia, che caratterizzano anche i disturbi stagionali e riguardano la sfera del ritmo e neuro-sensoriale.

Può risultare irritante per le mucose dello stomaco, tuttavia, se assunto in grandi quantità. Ciò avviene in misura molto minore del prodotto di sintesi, l’acido acetilsalicilico, noto anche come aspirina.

Nel nostro organismo la salicina del salice si trasforma in saligenina e in acido salicilico e può causare reazioni allergiche a chi è predisposto. Particolare attenzione deve essere presa anche da chi soffre di ulcera gastrica e sindrome di Gilbert. In dosi contenute gli estratti di Salix alba sono generalmente ben tollerati. Interessante è che non fluidificano il sangue[2] come l’acido acetilsalicilico e possono essere usati anche dopo operazioni e in terapia anticoagulante (solo sotto stretto controllo medico!).

Il salice è una potente pianta medicinale e come rimedio va sempre preparato, dosato e consigliato da un esperto erborista, farmacista e medico esperto in fitoterapia. La corteccia sfusa, meglio intera piuttosto che in polvere, acquistata in commercio non deve superare due anni dal raccolto.

In “Piante medicinali” Wilhelm Pelikan[3] ci dona un’immagine meravigliosa dell’albero in eterna tensione tra morte e vita, tra l’oscurità della terra e l’umidità dell’acqua in cui ama vivere e il fuoco. Il calore, il fuoco si manifestano nella profumata e precoce fioritura dei salici in generale, nelle ghiandole nettarifere collocate sulle foglie (!) e nel rapporto con il mondo di api e insetti.

Nel rimedio “Digestodoron” la farmacopea antroposofica offre una soluzione benefica (anche in compresse) che sostiene i processi digestivi nel loro ritmo, tonificando stomaco e intestino. Può accompagnare la terapia nelle malattie croniche del sistema motorio, del fegato e del sangue.

Tisana di salice bianco:

Alcune indicazioni*: raffreddore e febbre, cefalea da cambio di stagione, nella sindrome premestruale, coadiuvante nel trattamento delle malattie esantematiche dei bimbi, dei disturbi della pelle, esternamente per lavaggi e spugnature per curare ferite, cicatrici, foruncoli, micosi.

Alla sera metti a bagno 5 g di corteccia di salice bianco ben contusa in 300 ml di acqua fredda. Alla mattina porta ad ebollizione, lascia sobbollire lentamente per 5 minuti e filtra dopo un’ulteriore infusione di 10 minuti. Bevi a tazzine lontana dai pasti, anche fredda.

Se risultasse irritante per lo stomaco usa un “macerato freddo”, porta il tempo di infusione fredda ad almeno 12 ore, poi riscalda (non oltre 45°C) e filtra.

*le indicazioni sono generiche, per curarti con estratti di piante medicinali, sia in acuto, sia nei disturbi cronici, consulta un professionista.

Autrice: Karin Mecozzi, erborista diplomata all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, formazione in, osservazione goetheanistica della natura, agricoltura biodinamica, naturopatia antroposofica. Raccoglitrice e coltivatrice, insegna erboristeria in corsi e seminari. Pubblica articoli in italiano, tedesco e inglese. Autrice di “Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno” e “Verde resilienza, erboristeria pratica nel cambiamento” (Natura e Cultura Editrice), “Ars herbaria, Heilpflanzen im Jahreslauf” (Verlag am Goetheanum). Per contatti: karin.mecozzi@gmail.com – www.karinmecozzi.com


[1] Pflanzen der Kelten, W.D. Storl, AT Verlag, 2015

[2] Praxis Heilpflanzenkunde, Bühring Ursel et al., 2016, Thieme Verlag

[3] Piante medicinali, Volume II, Wilhelm Pelikan,, Editrice Natura e Cultura, Savona.

maturazione d’estate

Nei giorni più caldi dell’anno la natura porta a compimento il suo sviluppo
e si riversa nella maturazione.

Il processo di maturazione è paragonabile alla cottura degli alimenti che utilizziamo quotidianamente. Le sostanze vegetali “crude” si trasformano maturando e diventano assimilabili. In questo modo nutrono animali e uomini. Cereali, legumi, frutti e ortaggi portano a termine la formazione di zuccheri, proteine e grassi e si riempiono di colori, profumi e sapori. Trasmettono inoltre qualità cosmiche, “soprasensibili” che nutrono l’uomo allo stesso modo delle sostanze materiali. Insieme ai principi attivi delle piante e ai nutrienti, le puoi immagazzinare per le stagioni più fredde, formare riserve.

Durante tutta l’estate, puoi avvalerti della maturazione di innumerevoli piante medicinali, aromatiche, commestibili ed anche velenose (impara a riconoscerle). Quanti modi per estrarre le erbe – quali saranno le tradizioni dei tuoi luoghi? Chiedi alla tua erborista ricette e idee, segui la tua creatività per catturare profumi e aromi.

• Per estrarre le proprietà curative e nutritive raccogli le piante, essiccale, mettile a macerare in diversi tipi di olio, nel vino o in aceto:
• In giorni di luce o calore recidi le varietà ornamentali coltivate e spontanee, ad esempio elicriso, lavanda, mirto, mentuccia, finocchio, alloro, lentisco, assenzio, origano selvatico, erba cedrina, calcatreppola e tante altre. Essicca a mazzetti, prova a formare ghirlande, cuscini e composizioni profumate.

Ricorda: l’azione di una pianta che fiorisce a metà giugno (es. sambuco, filipendula) o in agosto (cardo benedetto, origano selvatico) è diversa: ogni pianta esprime le qualità della propria specie, ma anche le qualità del paesaggio e del clima in cui vive.

Atropa belladonna, in maturazione

Le tre qualità dell’estate in sintesi

Prima estate da Pentecoste a San Giovanni
Raccolta di sambuco, tiglio, camomilla, rose selvatiche, foglie di rovo, piantaggine, ortica, meliloto, assenzio, da essiccare per estrazioni acquose (infusi, decotti)
Calore dalla QUALITA’ VIVICANTE
(calore che sale, stimola)

Seconda fase da San Giovanni a ferragosto
Estrazione in olio di iperico, elicriso, achillea, calendula, ecc.
Raccolta di cime fiorite di labiate per aromatizzare: origano, timo, santoreggia, maggiorana
Calore dalla QUALITA’ NUTRITIVA E DIGESTIVA
(calore radiante)

Terza fase da ferragosto al 8 settembre
Nella tradizione popolare il periodo di raccolta tra le due festività dedicate alla Madonna riguarda le piante per la sfera femminile: alchemilla, altea, achillea moscata, artemisia, caglio, calendula, finocchio, melissa e molte altre.
Calore dalla QUALITA’ ESSENZIALE
(calore discendente, che stabilizza)

Buona estate e … fasci di erbe profumate!
Karin Mecozzi, erborista

Rosmarin – Rhops myrinus, der balsamhaltige Strauch

*Um uns einen Eindruck des Wesens einer Heil- und Gewürzpflanze zu verschaffen, ist es hilfreich, sie zunächst in ihrer natürlichen Umgebung zu betrachten. Wir möchten den Rosmarin (Salvia rosmarinus Schleid, ehemals Rosmarinus officinalis L.) kennenlernen und begeben uns auf eine Reise in den Süden, ans Mittelmeer, bis in das undurchdringliche Dickicht der mediterranen Macchia an den Küstenregionen. Dort erkämpfen sich immergrüne, ausdauernde Sträucher und kleine Bäume ihren Platz an der heißen Mittelmeersonne, versenken ihre Wurzeln in sandige, oft salzige Böden, trotzen Winterstürmen und langen Dürreperioden. Ginster, stachelige Wacholderbüsche, schneeweißblühende Myrtenbäumchen spenden kleineren Arten wie Stranddisteln, Meerfenchel, Immortelle, Heiligenkraut und Zistrosen etwas Schatten. Wo der Tau nachts den kargen Boden benetzt, trauen sich auch wilde Ringelblumen, Ferkelkraut, Natternkopf, Thymian und rosafarbene Winden ans Licht. Mitten in dieser etwas rauen, widerstandsfähigen Pflanzengemeinschaf wächst der Rosmarin. Er bringt den Typus der Lippenblütler (Lamiaceae) auf seine eigene Weise zum Ausdruck, nämlich als immergrüner, bis zu zwei Metern hoher Strauch. Er unterscheidet sich stark von den Mitgliedern seiner Familie, denn vom krautigen, frischen Grün (Gundermann, Basilikum), der zierlichen Form der Blätter (Melisse, Gamander) oder der Vorliebe für satte Ackerböden (bei vielen Minzenarten), ist beim Rosmarin nichts mehr zu sehen: von Grund auf verholzen Stamm und Äste, seine Blätter sind spitzig wie Nadeln, er gedeiht fast ohne Regen und im Alter sieht manches Rosmarinexemplar aus wie ein richtiger Baum.

ph. kneipp.de

Auf Spaziergängen an der Mittelmeerküste, von Portugal über Italien und Griechenland bis in die Türkei, entdeckt man ihn wildwachsend: etwas verstaubt nach einem langen Sommer, mit silbernen Spinnweben in den sparrigen Ästen, eigentlich eher unscheinbar. Beim genaueren Hinsehen entdeckt man jedoch die Besonderheiten dieses Gewächses: seine kerzengeraden, belaubten Zweige, wie von tausend lanzettlichen Nadeln übersät, der aufrechte Wuchs in Richtung Sonne, in den lichtblauen Mittelmeerhimmel hinein. Mit Nadelbäumen hat der Rosmarin tatsächlich einige wertvolle Wirkstoffe gemeinsam, die auch in seinem aromatisch duftenden ätherischen Öl enthalten sind. Die Unterseite der Blätter ist weißlich grün und fein behaar, die Oberfläche mit einer wasserabweisenden Wachsschicht überzogen. Ätherisches Öl, Behaarung und Wachsschicht helfen, die Wasserverdunstung einzudämmen und Temperaturschwankungen leichter zu ertragen.

Im März und im September, also zweimal im Jahr, bilden sich himmelblaue bis rosarote Lippenblüten in den Blattachseln. Sie locken viele Bienen an, und der hellgelbe Rosmarinhonig, von leicht bitterem Geschmack, tut der Leber gut.

Das ätherische Rosmarinöl ist ein Vielstoffgemisch, das die immergrünen Blätter, Blüten und junge Zweige wie eine unsichtbare, duftende Hülle umgibt. Es gibt beim Rosmarin verschiedene Chemotypen, je nach Herkunftsland, die dem ätherischen Öl eine besondere Duftnote und Heilwirkung verleihen: Rosmarin Cineol, Rosmarin Borneon und Rosmarin Verbenon. Der Cineol-Typ wächst hauptsächlich in Marokko und Tunesien, der Borneon-Typ in Spanien und der Verbenon-Typ in Frankreich und auf Korsika vor.

Als „rhops myrinus“, balsamhaltiger Strauch, wurde er im alten Griechenland zum Räuchern am Totenbett verwendet, und bei den alten Römern hieß er „ros marinus“, Tau des Meeres. Geschichtlich gesehen gehört der Lippenblütler zu den ältesten heiligen Pflanzen. Lange bevor man ihn medizinisch verwendete, galt er als symbolische Pflanze und Mittel für Rituale, die mit Tod und Geburt, Hochzeit und Kultus zu tun hatten. In den verschiedensten Mythologien wird der Rosmarin mit dem Gedächtnis, dem Erinnerungsvermögen in Verbindung gesetzt: auf Darstellungen halten die Töchter der Mnemosyne, die Musen, einen Rosmarinzweig in der Hand, im alten Rom legte man den Verstorbenen ein Rosmarinsträusschen ins Grab, zum Zeichen ewiger Erinnerung. Interessant ist, dass Rosmarinextrakte nach neuesten Forschungen Freie Radikale hemmen und sich positiv auf Hirntätigkeit auswirken. Sie sollen vor Alzheimer schützen und Alterserscheinungen vorbeugen, unter anderem auch den Verlust des Kurzzeitgedächtnisses.

Das Erinnerungsvermögen, eine gute Konzentration und starke Nerven stehen für Vitalität, der Rosmarin galt bei den Ägyptern als Quelle unversiegbarer Lebenskraft. Bis ins Mittelalter sammelte und trocknete man ihn, um ansteckende Krankheiten fernzuhalten und verwendete die Zweige als immergrünen Weihnachtsschmuck. Das berühmte Ungarische Königswasser, „Aqua reginae Hungariae“, gab der gichtgeplagten ungarischen Königin Lebensfreude und Gesundheit zurück, und traditionelle Auszüge in Wein, Weingeist, Essig, Honigbier fehlten in keinem Haushalt.

Laut einer Überlieferung aus dem 16. Jahrhundert trieben in Toulouse vier Räuber ihr Unwesen in den Häusern reicher Pestkranker. Schießlich wurden sie auf frischer Tat ertappt und vor Gericht geschleppt. Um dem Henker zu entgehen, sollten sie das Geheimnis preisgeben, das sie vor der Ansteckung mit der schrecklichen Krankheit bewahrt hatte. So zählten sie die Zutaten des würzigen Essigtrankes auf, mit dem sie sich täglich eingerieben hatten, mit dem „Pestessig“ oder „Vierräuberessig“:

 Vinaigre des quatre voleurs – Vierräuber-Essig

Je einen Esslöffel folgender getrockneter Kräuter gut vermischen und gut mörsern: Blätter von Rosmarin, Salbei, Thymian, Lorbeer, ebenso viele Gewürznelken, eine Zimtstange, Kümmel- oder Fenchelfrüchte und Wacholderbeeren. Mit natürlichem Apfelessig übergießen und verschlossen an einem warmen, dunklen Ort ziehen lassen, öfters schütteln. Nach 4 Wochen leicht erwärmen, abseihen, in Braunglasflaschen füllen, in einem Jahr aufbrauchen.

Als vorbeugendes Grippemittel ist dieser aromatische, alkoholfreie Auszug auch heute zu empfehlen: in der kalten Jahreszeit morgens und abends zwei Teelöffel in etwas warmem Honigwasser auflösen und schluckweise trinken. Hilft bei Grippesymptomen, Kopfschmerzen, Durchfall, auch mehrmals täglich eingenommen. Verdünnt ist er auch für Kinder und ältere Menschen geeignet Äußerlich verwendet wirkt der „Spitzbubenessig“, wie er auch genannt wird, desinfizierend und reinigend, gegen Übelkeit und Müdigkeit und als exzellentes Gurgelwasser bei Zahnfleischbluten, Aphten und Halsschmerzen.

Der Rosmarin in der modernen Phytotherapie

Als heilsame Teile gelten in der heutigen Pflanzenheilkunde die Blätter, die Knospen, die blühenden Sprosse und das ätherische Öl des Rosmarins. Seine rhythmisch angeordneten, aromatischen Blätter enthalten neben dem terpenreichen, ätherischen Öl auch Flavonoide, Phenolsäuren, Gerbstoffe, Bitterstoffe, Saponine, Ascorbinsäure. Als Extrakte werden Tinkturen, Sirupe, Gemmomazerate, Ölmazerate und Trockenextrakte hergestellt, und die Droge (Rosmarini foliae) gibt es getrocknet als Tee zur inneren und äußeren Anwendung.

Bei der Dampfdestillierung der blühenden Sprossspitzen erhält man das reine ätherische Rosmarinöl. Als Nebenprodukt entsteht Rosmarinhydrolat, also destilliertes Wasser, das wirksame Substanzen in hoher Verdünnung und etwas ätherisches Öl enthält. Es ist ein herrlich erfrischendes Kosmetikum für Haut und Haar und macht als Spray im Sommer putzmunter.

Rosmarintee ist für besonders für Menschen in der Lebensmitte geeignet, die morgens schlecht aus dem Bett kommen, über schmerzende Beine und Rücken klagen, nicht gut verdauen und öfters Kopfschmerzen haben. Dahinter können funktionelle Leber-, Gallen- und Magenbeschwerden stecken, die auf Stress, schlechte Ernährung, chronische Entzündungen und unzureichender Bewegung zurückzuführen sind. Zum Aufwachen wirkt der heiße Rosmarin-Infus morgens besser als schwarzer Kaffee oder Tee, er regt den Kreislauf und das Lymphsystem an, stärkt die Nerven und öffnet unsere Sinne für die Außenwelt. Für eine große Tasse Tee brüht man einen Esslöffel getrocknete Rosmarinblätter mit 300 ml kochendem Wasser auf und lässt 10 Minuten ziehen.

Um die anregende Wirkung zu unterstützen, massiert man Beine und Arme mit Rosmarinhydrolat oder – besonders im Winter – mit duftendem Rosmarinöl, das man leicht selbst herstellen kann: 30 Tropfen ätherisches Rosmarinöl werden mit 100 ml warmem Sesamöl oder Mandelöl vermischt und gut verschüttelt. Der wärmende, anregende Effekt des Krautes lässt nicht auf sich warten, man fühlt sich gleich viel „aufrechter“.

Der Rosmarin stellt uns in schwierigen Zeiten wieder auf die Beine, und in der anthroposophischen Medizin gilt er als Heilmittel, das das Ich unterstützt, wie die strahlende, wärmende Sonne an einem Hochsommertag. Als Lippenblütler ist er eine typische Pflanze der Mitte, die zwischen Oben und Unten, Kosmos und Erde vermittelt und für das richtige Gleichgewicht zwischen Herz und Verstand sorgt. Denn diese robuste Pflanze richtet sich sowohl an das Blut, Kreislauf und Herz, als auch an das Nervensystem. Dabei spielt sicher auch der „blutreinigende“, entgiftende Effekt eine Rolle: nach der traditionellen Medizin, auch nach der traditionellen chinesischen Heilkunde, wirkt sich eine schlecht arbeitende Leber ungünstig auf das Blut und den Kreislauf aus, trübt die Sinne, macht müde und reizbar.  

Daher empfehle ich besonders im Frühjahr, wenn der Organismus aus dem „Winterschlaf“ erwacht und frische Energie benötigt, eine Rosmarinkur mit der Einnahme einer hochwertigen Rosmarintinktur, Massagen (siehe oben) und der Verwendung von getrocknetem Rosmarin anstatt Salz in der täglichen Küche. Rosmarinextrakte senden stimulierende Impulse an alle Verdauungsorgane aus, feuern den Stoffwechsel an, trocknen überschüssige Feuchtigkeit (Schleim, Katarrh, Pilzkrankheiten) aus. Bei Magenbeschwerden reicht oft eine Tasse Rosmarintee, allerdings sollte man sicher sein, nicht unter Gallensteinen zu leiden, dann wäre Rosmarin als gallentreibendes Kraut falsch am Platz.ür ältere Menschen sind kalte Füße oft ein unangenehmes Leiden. Ansteigende Fußbäder mit starkem Rosmarintee oder Armbäder regen den Kreislauf an, unterstützen die Herztätigkeit und verbessern sogar die Beweglichkeit. Rosmarinauszüge werden mit Erfolg bei Krankheiten des Bewegungsapparates, bei Arthrose, Gicht und Rheuma eingesetzt, äußerlich massiert man mit Rosmarinöl- oder Salbe.

foto www.kneipp.de

Wer nördlich der Alpen ein sonniges Plätzchen auf dem Balkon oder im Garten hat, kann seinen eigenen Rosmarinstrauch ziehen und frische Blättchen zum Würzen und für Tees ernten. Im Winter sollte man ihn nicht arg frieren lassen, denn als mediterrane Pflanze verträgt er Minusgrade sehr schlecht. Am besten zieht man ihn in einen großen Kübel und lässt ihn im Hauseingang überwintern.

Zum Schluss noch ein Rezept aus der römischen Küche, in der Rosmarin, wie auch seine Verwandten Oregano, Basilikum, Thymian, Majoran und Salbei nie fehlen darf.

Überbackener Fenchel mit Rosmarin

4 Fenchelknollen

1 Teetasse geriebener Parmesankäse

2 Esslöffel getrocknete Rosmarinblätter

Geriebene Schale einer Orange, etwas Muskatnuss

Schwarze Oliven, Chillyöl, Olivenöl

1 feingehackte Knoblauchzehe

Fenchelknollen vierteln, gut waschen, in wenig Salzwasser bissfest kochen. In eine Auflaufform geben, Oliven, geriebene Orangenschale, Muskatnuss, Rosmarin, Knoblauch und ein paar Tropfen Chillyöl dazugeben, mit Olivenöl beträufeln und Parmesankäse darüber streuen. Bei 180 Grad im Ofen backen, bis der Käse hellbraun brutzelt.  Passt hervorragend zu Risotto, Hühnchen oder Fisch.

Karin Mecozzi Dipl. Herboristin

*Der Artikel erscheint als “Heilpflanzenporträt” in der Juniausgabe des Ernährungsrundbriefs, Arbeitskreis für Ernährungsforschung, Bad Vilbel (D)

OLEOLITI da pianta fresca

Tratto da “Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno” Editrice Natura e Cultura (a breve la seconda edizione)

Raccogli la pianta officinale prescelta in giorni di ARIA/LUCE o CALORE secondo il calendario biodinamico, rispettando prima di tutto il tempo balsamico della pianta. Taglia finemente la droga fresca, riempi a metà un barattolo di vetro coprendo con olio di oliva extravergine biologico o biodinamico. È importante usare dell’olio di qualità, altrimenti, insieme alla pianta, si estraggono anche i residui di fitofarmaci e pesticidi.

Per ottenere un oleolito più delicato si miscelano olio di oliva e olio di mandorle o di riso o di vinaccioli spremuti a freddo (1:1); per uso cosmetico, per preparare pomate, creme, lozioni, aggiungo sempre dell’olio di jojoba o di avocado, olio di canapa e un cucchiaio di olio di germe di grano. In questo modo l’oleolito risulterà particolarmente fluido e delicato, sarà facile da stendere. Gli oleoliti con oli leggeri nutrono in profondità trasmettendo le proprietà benefiche, di calore e protezione delle piante spremute.

Metti il barattolo in un pentolino d’acqua e scalda a bagnomaria senza chiudere, portando l’olio a 60°C. Rimesta delicatamente con un cucchiaio di legno e lascia raffreddare lentamente nel pentolino d’acqua calda, poi chiudi e riponi in un luogo caldo per quattro settimane, scuotendo ogni giorno per mescolare olio e pianta. Apri il recipiente ogni settimana, la droga deve essere ben coperta dal solvente. Per estrarre meglio, nei primi giorni puoi riscaldare il recipiente facendo attenzione che l’olio questa volta non superi la temperatura di 35°C. Nel caso dell’iperico si espone al sole per tre giorni. Per la maggior parte delle altre piante che si raccolgono in estate, la macerazione NON viene esposta al sole.

Calendula officinalis , capolino intero in infusione oleosa

In alcuni oleoliti da pianta fresca può formarsi un fondo o delle velature. Se le piante non sono state raccolte dopo la pioggia e la preparazione è avvenuta correttamente, un eventuale fondo è dovuto alla decantazione di parti vegetali non filtrate. Secondo la mia esperienza non intacca le proprietà, per escludere ogni rischio puoi ripetere il filtraggio.

Come per le tinture, gli oleoliti “maturano” nel tempo. Prima di usarli aspetta tre mesi. Dopo otto mesi, in genere, un oleolito è perfetto e si sente dal profumo e da come si stende sulla cute. Si conserva in media per due anni nella bottiglia piena.

Impressioni di Fonte Avellana, Calendule. ph. Pamela Natalini

Nel giorno di Mercurio

Fitopreparazione erboristica significa per me, innanzitutto, sperimentazione. Dagli estratti che ottengo dalle piante selvatiche raccolte durante l’anno provo mille ricette – solo che non riesco ad attenermi e sperimento nuovi ingredienti, variazioni e miglioramenti. Non sempre poi le creme (Salben, salves) riescono, specialmente se emulsionate. Vi devo dire che non rinuncerei per nulla al mondo agli emulsionanti certificati bio, semplici da usare e anallergici.

raffreddando…..

Con oleoliti, tinture, polveri, oli essenziali, idrolati, cere, grassi mescolo, mescolo, mescolo…fino ad ottenere oggi, mercoledì, giorno di Mercurio, il grande Alchimista, una crema per le mani agrumata, con una aggiunta per la stagione molto secca, della lanolina non raffinata. La crema è corposa, profuma di elicriso, lana e calendula. Devo dire che vorrei farne ancora, provando l’oleolito di gemme appena messo in opera. Sperimentiamo…sperimentate sempre!

Finalmente riusciti, gli oli di fiori per il benessere pelle matura

Come tradizione, all’inizio dell’anno non può mancare una nuova ricetta cosmetica. Sto lavorando a pomate per la pelle matura, con pochi ingredienti di sicura efficacia. Ho scelto, tra i miei oleoliti, tre estratti preziosi, ottenuti dai fiori di tiglio, violetta e trifoglio rosso.

Raccolti in tempo balsamico, in paesaggi salutari, di infinita pace e bellezza, dopo anni di esperimenti ho finalmente imparato ad estrarre dai petali ancora freschi, nella prima parte dell’anno, dei rimedi che, come erboristi, usiamo da millenni.

Al posto di composti derivati dal petrolio, molecole di sintesi difficilmente riconoscibili dalla nostra pelle, vi invito a nutrirvi di pura natura, morbidi grassi e fitocomplessi lenitivi, che curano la pelle del viso, le labbra, il contorno occhi, le prime rughe e la cute da rivitalizzare.

Per aumentarne il beneficio, consiglierò poi ulteriori rimedi: le giuste tisane, per ogni età e situazione di pelle, sempre nel segno di un benessere in cosmesi che mette insieme l’estetica con la rigenerazione di corpo e anima, attraverso il meraviglioso mondo di piante e paesaggi.

Solidago virgaurea L. – Verga d’oro, anch’essa una pianta lenitiva per la pelle

“Aromi a portata di mano”: il peperoncino, aroma del cuore

Capsici annui fructus

->Una pianta aromatica al mese: uso e coltivazione, in cucina, caratteristiche in erboristeria e fitoterapia.

Cristoforo Colombo portò i semi di peperoncino (Capsicum annuum L.) dall’America, insieme ad altre specie delle Solanaceae, come le patate, i pomodori, i peperoni, le melanzane. Si contano moltissime varietà di peperoncino, spesso locali, da coltivare anche sul davanzale o sul terrazzo, scegliendo del buon terriccio e un’esposizione soleggiata. Si semina a marzo. Le giovani piantine vengono diradate lasciando uno spazio di almeno 40 cm. A fine estate maturano i frutti allungati, le bacche di colore verde brillante, poi rosso vivace.

Si raccolgono con la luna nuova in giorni di Frutti/Calore (Calendario lunare biodinamico) e si essiccano interi, all’ombra, infilandoli con dello spago di cotone. Il peperoncino fresco ha un gusto fruttato, la droga secca risulta più piccante e si conserva un anno. Nella mia famiglia romana non mancavano le coroncine di peperoncino appese in cucina e l’olio di peperoncino in tavola, tutti i giorni.

USO ERBORISTICO: Per appassionati di erboristeria tradizionale, una ricetta semplice da eseguire ed efficace nell’applicazione pratica: estratto oleoso al Capsicum. Ricetta della tradizione erboristica: “Oleolito composto al peperoncino”

**Oleolito di alloro (Laurus nobilis L.) 100 ml

**Oleolito di iperico (Hypericum perforatum L.) 20 ml

**Oleolito di peperoncino (Capsicum annuum L.) 5 ml

**Olio essenziale di Limone, Arancio dolce, Rosmarino.

Preparazione: versa gli oleoliti e l’estratto di peperoncino in un recipiente di vetro infrangibile, mettilo a bagno maria (misura le temperatura, non deve superare 40 gradi) e mescola in senso orario per 3 minuti. Aggiungi 5 gocce di ciascun olio essenziale e mescola per un altro minuto. Trasferisci la miscela in una bottiglietta di vetro scuro, etichetta e conserva al buio, lontano da fonti di calore. L’oleolito composto serve a massaggiare muscoli indolenziti, articolazioni doloranti (non in infiammazione acuta), irritazioni nervose (sciatica), tendiniti croniche (tendine di achille), mani e piedi soggetti a geloni. La miscela non è adatta ai bambini. La dose di estratto di peperoncino può essere variata, se ne aggiungi, aumenti il potere rubefacente del rimedio: attenzione, è irritante per gli occhi!

Consumare regolarmente del peperoncino è un’ottima abitudine: favorisce la digestione, migliora la circolazione sanguigna e protegge il cuore (antiossidante eccellente), ha proprietà antibiotiche ed  immunostimolanti. E’ adatto a insaporire pietanze nella dieta iposodica, dona un tocco speciale perfino ai dessert al cioccolato fondente e ai gelati.

testo Karin Mecozzi – immagini dal web

Le mandorle, nutrienti e ricche di virtù

La mandorla è un eccellente integratore naturale

Possiamo considerare le mandorle degli “integratori naturali” per giovani ed anziani: le piccole drupe contengono acidi grassi polinsaturi, proteine, calcio, fosforo, potassio, magnesio, tracce di ferro, vitamine del gruppo B e E e acido folico, e sono particolarmente indicate quando dobbiamo affrontare periodi faticosi nel lavoro, nello studio prima di un esame o dopo una malattia. Sono un ingrediente fondamentale della miscela di semi oleosi, noci e frutta secca che in tedesco viene chiamata Studentenfutter, letteralmente “becchime degli studenti”, da sgranocchiare durante la giornata. E’ stato riscontrato che il consumo regolare di mandorle migliora la viscosità del sangue, regola il colesterolo e aiuta nella prevenzione dell’infarto al miocardio. Le mandorle sono particolarmente preziose per le donne: mangiare dieci mandorle al giorno può prevenire le vene varicose, rafforzare la circolazione sanguigna e tonificare l’utero. Secondo un’antica leggenda germanica, quando una donna desidera concepire una figlia, deve incidere il nome su tre mandorle e portarle con sé tenendole vicine al corpo, per un intero ciclo lunare.

Latte di mandorla

50 g di mandorle

250 ml di acqua tiepida

100 g di zucchero di canna

Per togliere il tegumento marrone si mettono in ammollo le mandorle con acqua bollente per mezz’ora. Una volta pulite si pestano nel mortaio fino ad ottenere una pasta omogenea. Aggiungere l’acqua tiepida e lasciare in infusione per due ore. Filtrare e sciogliervi lo zucchero di canna. Prima di servire, diluire il latte di mandorla con acqua fredda o calda. In estate si aggiunge una foglia di menta, in inverno un pizzico di cannella o vaniglia in polvere. Si conserva in frigo, è meglio consumarlo in pochi giorni.

(tratto da Ars herbaria, le piante nel respiro dell’anno – Natura e Cultura Editrice 2012)

Amaro dei Centauri

Feste in arrivo? Piatti prelibati, magari fatti in casa, dolci, sostanziosi e semplicemente buoni. Eppure, l’organismo a volte chiede moderazione. Influenza? Con mal di testa, muscolo doloranti, bocca impastata e leggera nausea. L’intossicazione è dovuta all’elevato lavoro svolto dal fegato per debellare il virus, tra l’altro. Nausea da viaggio, in gravidanza, in menopausa, in cura oncologica – può aiutare un rimedio ben tollerato ma efficace.

La miscela delle seguenti piante proviene da una ricetta tradizionale, è l “Amaro dei Centauri”. La pianta principale, il centauro maggiore, è una piccola genzianacea, molto amara e di sicuro effetto digestivo. E’ chiamata anche “Cacciafebbre”, e l’azione febbrifuga è dimostrata in fitoterapia. Le estrazioni idralcoliche di piante amare e aromatiche, tra cui Erythrea centaurium, Agrimonia eupatoria, Cynara scolymus, Citrus sinensis, sono sinergiche in questo amaro tonico, poche gocce in acqua calda o in un infuso di camomilla e menta sono adatte a adulti e ragazzi; attenzione a chi soffre di calcoli biliari, l’amaro è, ovviamente, colagogo.