Piante medicinali, uomo e paesaggio in dialogo

Verso una percezione del vivente

Quando si studia una pianta medicinale, generalmente si tende a tentare di afferrarne subito le particolarità indagando sui dettagli e si assume un atteggiamento distaccato concentrandosi sull’analisi dei fatti. Si usano unità di misura per quantificare sostanze e funzioni e si giunge a dei risultati fondati sulla conoscenza esatta delle manifestazioni esteriori (accade, per esempio, nella classificazione delle specie dal punto di vista botanico e nello studio dei princìpi attivi di una pianta).

Questa è la percezione oggettiva, la base dell’indagine sul piano fisico-materiale rivolta alla realtà materiale di un oggetto. In questo approccio – ampiamente usato dalle scienze naturali moderne –, chi fa ricerca (e studia il mondo della natura) si avvale della sperimentazione in laboratorio e di strumenti tecnologici appropriati. Chi indaga non vuole avere alcuna influenza sui risultati dello studio, rimane separato dall’oggetto e non è coinvolto nella ricerca come soggetto. In questo modo lo scienziato o ricercatore cerca di ottenere la massima oggettività; ogni esperimento deve essere ripetibile per costituire una base scientifica.

Al distacco tra ricercatore e oggetto di ricerca si oppone già Johann Wolfgang von Goethe, naturalista appassionato oltre che poeta e letterato, effettuando ricerche sui fenomeni della natura che oggi definiremmo “olistiche”. Nei suoi studi, Goethe giunge alla seguente conclusione: un risultato di ricerca è scientifico quando i dettagli dell’analisi servono per comporre una visione d’insieme dell’oggetto, e il ricercatore – per Goethe il vero scienziato si distingue proprio per un modo di pensare cristallino e l’elevato senso morale – è direttamente coinvolto nell’indagine. Come pioniere, Goethe va oltre l’indagine puramente positivistica e sviluppa un nuovo metodo di osservazione dei fenomeni nella natura. Dobbiamo all’instancabile ricercatore umanista e naturalista delle scoperte considerevoli, nel campo dell’anatomia umana e della botanica*. Nella cosiddetta osservazione fenomenologica adottata nella ricerca goetheanistica e antroposofica* l’osservatore partecipa consapevolmente allo stesso atto di percezione, alternando l’attenzione tra i fenomeni che si manifestano all’esterno e le impressioni, i pensieri e gli impulsi ad agire. L’obiettivo è passare dall’atteggiamento distaccato della percezione oggettivistica, e dallo studio dei fenomeni esterni alla percezione anche del proprio pensare e percepire. Per questo, nei gruppi di ricerca ad orientamento antroposofico sulle piante medicinali e il paesaggio si dedica una particolare attenzione all’osservazione, allo sviluppo ed ampliamento della percezione e al raggiungimento di una conoscenza dell’insieme, oltre allo studio botanico, erboristico e paesaggistico.

*Nota: Nella ricerca olistica, ad esempio goetheanistica ed antroposofica sulle piante medicinali, l’approccio scientifico naturale convenzionale è accompagnato dall’esperienza diretta e sensoriale dell’osservatore ed è avvalorato dai cosiddetti metodi di indagine per immagini. Chi si appassiona al metodo conoscitivo olistico goetheanistico troverà argomenti stimolanti nel libro del noto fisico e ricercatore Henri Bortoft “The wholeness of Nature”, Floris Books (UK)

 

2 Comments

  1. ….La percezione va allenata, osservazione e contemplazione si abbinano alla capacità di rallentare, di focalizzare ed esplorare le percezioni;
    creare una visione del presente e della realtà. Il processo definito da Otto Scharmer Teoria U richiede l’immersione e la capacità di attingere alla sorgente proprio nel punto indefinibile seppur ben centrato nel profondo dell’esistenza chiamato il senso, la presenza, l’anima, lo spirito di visioni meditative culturali, religiose e filosofiche. L’io indefinibile ma concreto come punto di fulcro o radice di ognuno di noi , chiamato radice interna, il centro o il testimone, la presenza vigile o in mille altri modi da pratiche religioso, meditative, marziali o altri concetti culturali……Imparare a guardarsi dentro, interiorizzarsi, incontrare la propria ombra e scoprire la sua sagoma e profondità diventerà punto di partenza per la vitalità di un processo attivo e sinergico, che permette di dirigersi consapevole verso le nostre scelte.
    Essere presenti e coerenti con se stessi, coerenti con le nostre scelte di vita rappresenta la sfida…..di inserirsi nel contesto del paesaggio nella natura che ci circonda e ci avvolge, entrare in sintonia con le vibrazioni

    • E’ sicuramente così, le vie per ampliare la percezione e di conseguenza la nostra esperienza sono ancora tuutte da scoprire. Abbiamo dei grandi maestri del passato, dai filosofi antichi ai pensatori moderni, ma soprattutto anche l’esempio di persone che hanno messo in pratica, in modo semplice e immediato, l’osservazione che serve per essere pienamente nel mondo ed essere, umani, si, direi, umani, con tutto quello che ne consegue.
      Ne ho incontrate nelle vallette più nascoste dell’Appennino, anziane e contadini, come era ampia la loro percezione.
      Grazie per le tue parole.

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