Un brodo di giuggiole

“Preparato dei 4 frutti pettorali”

(dall’Arabia)
Si fanno bollire per 20 minuti 100g di giuggiole secche, datteri, fichi secchi e uva sultanina in parti uguali in un litro di acqua. Si filtra il decotto e si consuma a piccoli sorsi durante la giornata. E’ un tonico delicato adatto anche ai bambini, in caso di tosse e catarro, asma, costipazione e stanchezza.

Il giuggiolo (Ziziphus jujuba), chiamato anche dattero cinese, è un alberello spinoso delle Rhamnaceae diffuso in tutto il bacino mediterraneo fino al Reno, in Germania. Non supera 10 metri di altezza e il verde luminoso delle foglie, i frutti ricchi di sostanze nutritive e la bellezza del legno lo rendono una pianta ornamentale, alimentare e medicniale, adatta ai giardini mediterranei. La corteccia del fusto e dei rami è marrone grigia, nodosa, il legno è rosso e ricercato dagli scultori per la sua durezza. Alla base delle foglie alterne si nascondo delle spine che parlano della connessione con le forze di luce.

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Il giuggiolo fiorisce tardi, a luglio. I frutti, drupe ovali marroni maculate di verde, hanno la polpa bianca e grossi semi. Hanno un gusto fresco, dolce che ricorda le noci. In commercio si trovano soprattutto due tipi di giuggiole: a forma di oliva, allungata e a forma di piccola mela. Diversamente da molti alberi fruttiferi, cresce lentamente e fruttifica solo nei luoghi sufficientemente caldi. Sopravvive in terreni difficili, rocciosi, poco fertili grazie a profonde radici, e resiste a temperature fino a – 15°.

Nelle campagne italiane molti giardini hanno ancora un giuggiolo nell’angolo del frutteto o sui terrazzamenti, tra fichi e melograni. In passato veniva piantato nei pressi delle pievi e dei conventi.

E’ originario della Cina, dove viene ancora coltivato per l’abbondanza dei frutti e la longevità. Non si ammala facilmente e non teme parassiti (tranne la “mosca del giuggiolo”). Richiede pochi interventi colturali. Per ottenere un buon raccolto, a fine inverno,si smuove il terreno intorno all’albero, si interra del composto maturo, e si annaffia di tanto in tanto nella stagione calda, da luglio a settembre.
Le giuggiole assorbono il caldo dell’estate e vengono raccolte in ottobre. Con l’essiccazione diventano molto dolci e si mantengono per alcuni mesi. Contengono saponine (jujuboside), acido malico, carotene, vitamine del gruppo C (contenuto elevato) e B, composti cumarinici, minerali, zucchero, mucillagini, steroli, aminoacidi.
Nella medicina cinese la giuggiola è “calda” e “dolce” e rafforza lo stomaco e la milza. Non deve essere consumata in caso di infiammazioni allo stomaco, infezioni acute. Recenti studi confermano l’azione protettiva sul fegato dell’estratto secco di giuggiole. Sia dai semi (migliora la concentrazione e la memoria), sia dalle gemme (rilassante del sistema neurovegetativo) si ottiene il macerato glicerico o gemmoderivato.

 

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