Corso “Medicina monastica – Erboristeria tradizionale a Fonte Avellana”

Monastero di Fonte Avellana
Serra Sant’Abbondio (PU)

15-17 maggio 2026

“Medicina monastica”
Erboristeria tradizionale a Fonte Avellana
Corso teorico pratico

a cura di Karin Mecozzi, Augusta D’Andrassi, Giorgio Bortolussi

Temi del corso:
La “medicina monastica” e l’erboristera tradizionale europea
La ruota dell’anno: alle soglie dell’estate
Erbe dei pellegrini: ricette e rimedi per camminatori e sognatori
Contemplare la natura: pratiche di mindfulness e meditazione nel paesaggio
Trasformare i raccolti: fitopreparazione con arte e sapienza

Il corso è aperto agli interessati in materie erboristiche anche senza conoscenze pregresse.

A cura di:

Karin Mecozzi, erborista diplomata alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Urbino, consulente in naturopatia. Raccoglie e trasforma erbe officinali in Appennino, autrice di libri in italiano e tedesco. (www.karinmecozzi.com)
Augusta D’Andrassi, dottoressa forestale con specializzazione in fitoterapia e piante officinali, insegnante, guida naturalistica e interprete ambientale.
Giorgio Bortolussi, tecnico agricolo, autore, presidente Associazione Thaleia

Informazioni sul corso: karin.mecozzi@gmail.com
t. 349 8383231 (messaggio Whatsapp)

Aggiornamenti: www.karinmecozzi.com – www.fonteavellana.it

In collaborazione con: European Academy for Landscape Culture PETRARCA

Buona Pasqua 2026

“Il futuro del nostro sviluppo consiste nel vedere in tutta la Terra il Corpo di Cristo.
Poiché Cristo, da quel momento, si è stabilito nella Terra, ha creato nella Terra un nuovo centro di luce e permea la Terra, risplende nel mondo ed è eternamente intessuto nell’aura terrestre…”

Rudolf Steiner (O.O.112)

Cara lettrice, caro lettore del mio blog,

Ti raggiungano i miei più verdi auguri per una Pasqua di raccoglimento, riconciliazione e quiete.

Karin Mecozzi


Taraxacum officinale (L.) Weber ex F.H.Wigg

Taraxacum officinale (L.) Weber ex F.H.Wigg.

Povero tarassaco, dente di leone dai fiori gialli,
dicono di te che sei un’erbaccia,
ma se fossi come l’orchidea, fiore raro,
tutti ti troverebbero straordinario!
Wiltrud Eberhardt

(…)*
Il tarassaco vive pienamente nel salire e scendere dei succhi, nel fiorire e sfiorire.

Osservando un tarassaco in una giornata di primavera, quando apre completamente i suoi bei capolini e le foglie sono lucide e vitali, l’impressione è quella di una pianta “in piena salute”, talmente appare vigorosa. Raramente cresce da sola in mezzo al prato, di solito molti altri esemplari crescono nelle immediate vicinanze. Tutti abbiamo già visto dei prati disseminati di capolini giallo oro, tipico colore del tarassaco. Ciò che stupisce guardando esemplari in luoghi diversi, all’ombra o nel campo aperto, è la capacità di adattamento alle condizioni di luce. Il tarassaco forma foglie finemente seghettate e scure laddove agiscono forze di luce particolari, nei terreni sabbiosi, in alta montagna. Ha lamine più larghe e quasi ondulate se cresce in zone ombreggiate, lungo i corsi d’acqua ed anche dove il terreno ha ricevuto molto concime.

È una pianta perenne e si diffonde anche in luoghi poco “ospitali”, tra i ruderi e lungo le strade trafficate. Il tarassaco cresce in ogni parte del mondo, e si contano più di 500 specie strettamente imparentate.
Nella sua parte erbacea, nell’apparato fogliare e nei fusti tubolari ricolmi di latice bianco, la pianta è legata all’acqua, ai liquidi e vive nell’elemento lunare. Al tempo stesso esprime la sua intima connessione con il Sole attraverso i capolini gialli e rotondi, a ligule che guardano all’ambiente circostante, con il polline nutriente e dolce e una radice fittonante ricca di amido.

La forza vitale che impregna tutta la pianta ci guida verso gli ambiti di applicazione in fitoterapia. Volgarmente, il tarassaco viene chiamato anche “piscialetto” per la sua azione diuretica. Gli estratti servono a drenare l’apparato urinario, aumentano la diuresi e l’eliminazione delle scorie. A questo scopo si assume il succo fresco, ottenuto dalla parte aerea e radice della pianta (da raccogliere prima della fioritura), la tintura madre o il decotto.

A scopo erboristico, dissotterra la radice (Taraxaci radix) in ottobre-novembre o in febbraio, puliscila con cura sotto l’acqua corrente usando una spazzola naturale, tagliala a pezzetti e essiccala a 40°C nell’essiccatoio. Fai attenzione ad una completa essiccazione per evitare il rischio di muffe e conserva la droga in sacchetti di tela naturale al riparo dalla luce e dall’umidità.

• Per estrarre la radice in acqua metti a macerare un cucchiaino di droga essiccata in 200 ml di acqua fredda alla sera, porta ad ebollizione alla mattina lasciando sobbollire per 3 minuti. Filtra e bevi il decotto tiepido a piccoli sorsi durante la mattinata.

• Raccogli anche i fiori e le foglie in tempo balsamico, dopo l’essicazione (attenzione, per i fiori occorre un essiccatore ad aria calda) sono ottime nelle tisane corroboranti e amato-toniche.

Con il decotto, l’effetto diuretico si manifesta dopo qualche giorno di applicazione. Ciò consente un trattamento blando, adatto anche a bambini e alle persone debilitate. Una “cura” con il decotto di tarassaco, somministrato anche solo a cucchiaini prima dei pasti, è benefica proprio per i bambini in convalescenza, dopo una malattia esantematica o un’influenza: le sostanze amare della radice favoriscono infatti l’assorbimento del ferro e aumentano l’appetito.
Una nota importante riguarda il momento di raccolta della radice: se si vuole usare la radice per aumentare la diuresi, si consiglia di raccoglierla in primavera, poiché dopo l’inverno contiene più potassio. In autunno, invece, è ricca di inulina, un amido benefico per l’intestino e il fegato, un cosiddetto prebiotico.

Le preparazioni a base di tarassaco, dei fiori, delle foglie e della radice, sono tra i rimedi più noti per il fegato e i reni e vantano un uso millenario. Sono indicate soprattutto per donne e uomini dai 35 ai 55 anni, a “metà della vita”, quando i ritmi sono veloci, le pause irregolari e il fegato ha molto da elaborare (si tratti di alimenti o di emozioni!). Gli aspetti solari dell’apparire e risplendere verso l’esterno non sono più supportati dalle stesse forze vitali della prima giovinezza, e possono manifestarsi stanchezza, senso di irrequietudine, disturbi digestivi, la pelle del viso spenta, opaca.
(…)
Gli estratti di tarassaco contengono sostanze amare, lattoni sesquiterpenici e triterpeni, colina, resine, mucillagini, flavonoidi, vitamine e fitosteroli. Nella sfera digestiva stimolano la produzione di bile e la secrezione gastrica, regolando anche l’attività pancreatica. Migliorano l’attività intestinale, riducono il senso di gonfiore e i meteorismi e prevengono la formazione di calcoli alla cistifellea. Il tarassaco è una pianta medicinale sicura, priva di effetti collaterali. È sconsigliato in presenza di calcoli biliari o anche renali e in caso di gastrite acuta.
(…)

Uso del tarassaco in cucina

Non è sempre facile distinguere il tarassaco dalla cicoria (Cichorium intybus)! Esaminiamo quindi le giovani foglie: partendo dalla rosetta basale, la foglia di cicoria mostra una nervatura centrale rossastra, mentre quella di tarassaco è verde. La rosetta basale del tarassaco fa parte della ricca gamma di erbe di campo che spuntano in primavera e arricchiscono i nostri piatti. Raccomandiamo di raccogliere le rosette di tarassaco con una certa cautela, senza danneggiare la radice, in modo che il cespo possa ricrescere.
Come abbiamo detto, le foglie di tarassaco hanno un gusto gradevole e rinfrescante. Si possono cuocere insieme ad altre erbe selvatiche con un po’ di aglio o cipolla fresca e olio di oliva extravergine e servire come contorno o come condimento per la pasta o il farro cotto. Poche foglie crude tagliate finemente sono ottime nell’insalata mista o sulla pizza, insieme alla rucola e all’erba cipollina.
Per preparare i “capperi di tarassaco”, si usano le gemme florali raccolte alla mattina presto. Si scottano in acqua bollente e si mettono in vasetti di vetro con acqua e aceto, olio, foglie di alloro, semi di coriandolo e sale.
Con i fiori del tarassaco si ottiene una preparazione detta “miele di tarassaco”: si coprono le ligule appena raccolte con lo zucchero di canna formando degli strati e si lasciano a macero per almeno un mese, si filtra con cura e si ottiene uno sciroppo denso che rallegra l’umore e migliora le difese immunitarie.

Il tarassaco nell’agricoltura biodinamica

Nel Corso di agricoltura vengono elencate sei piante medicinali per i “Preparati da cumulo”: achillea (Achillea millefolium), camomilla (Matricaria recutita), quercia (Quercus robur), tarassaco (Taraxacum officinale), valeriana (Valeriana officinalis). In agricoltura biodinamica, lo stallatico viene compostato per migliorarne l’azione come concime, cioè “digerito” nel processo di compostaggio. I “Preparati” vengono aggiunti ai cumuli di letame. Aiutano la trasformazione della sostanza organica e, secondo il dottor Steiner, fanno in modo che i processi naturali si svolgano nel modo migliore per l’intero ambiente.
La descrizione delle sei piante, riportata nel ciclo di conferenze di Rudolf Steiner (Koberwitz, 1924) porta il lettore verso un modo di osservare la natura nuovo, nel quale le sostanze vengono considerate in modo dinamico, sullo sfondo di principi essenziali che si esprimono nei processi di formazione.
Nella quinta conferenza Steiner parla del tarassaco e della sua azione benefica sull’intero organismo agricolo. Esso porterebbe il potassio e il silicio ad interagire nella giusta maniera. Arricchendo lo stallatico compostato con il tarassaco, il suolo stesso svilupperebbe la capacità di assimilare meglio l’acido silicico dall’atmosfera e dal cosmo.

Attraverso il tarassaco le piante diventano così “capaci di percepire con sensibilità tutto quel che agisce nell’ambiente che le circonda”.

*(..)Tratto da Karin Mecozzi “Ars herbaria. Piante medicinali nel respiro dell’anno” Natura e Cultura Editrice (SV), 2020

I miei libri.. e un verdissimo abbraccio a lettrici e lettori!

Grazie a tutte le lettrici e i lettori per leggere, studiare, riflettere, applicare, praticare, condividere le mie righe. Viva l’erboristeria e l’osservazione ampliata delle piante e del paesaggio!


Nel 2012 esce la prima edizione di ARS HERBARIA, PIANTE MEDICINALI NEL RESPIRO DELL’ANNO in lingua italiana, con NATURA E CULTURA Natura e Cultura Editrice
Tradotta in tedesco, ARS HERBARIA, HEILPFLANZEN IM JAHRESLAUF viene pubblicata dal VERLAG AM GOETHEANUM (NATURA VERLAG) come prima edizione del 2015. Entra tra i 25 libri più belli della Germania ottenendo il premio “DIE SCHÖNSTEN BÜCHER DEUTSCHLANDS” da Stiftung Buchkunst. Il volume esce in seconda edizione nel 2019.
Nel 2020 è la volta della seconda edizione aggiornata e ampliata di ARS HERBARIA in italiano. Nello stesso anno, nei 40 giorni di lockdown scrivo VERDE RESILIENZA. ERBORISTERIA PRATICA NEL CAMBIAMENTO, un piccolo libro densissimo di informazioni e spunti.
Nel 2024 lo traduco in tedesco per VERLAG ELLERT&RICHTER Hamburg.


Spedisco in tutta Italia i testi italiani ARS HERBARIA e VERDE RESILIENZA, scrivetemi: karin.mecozzi@gmail.com
Li trovate anche nei negozi di libri e online. Lo stesso vale per i libri in tedesco.

PRIMAVERA NATURALE con le preparazioni della “HERBAL BOX”

▷ Per informarti sulle preparazioni che compongono la “HERBAL BOX” stagionale, chiedere una consulenza o ricevere dettagli sui miei corsi e le mie pubblicazioni, contattami per mail scrivendo a karin.mecozzi@gmail.com oppure per messaggio whatsapp o telegram al numero 349 8383231

▷ Chiedi info e sostieni la mia attività erboristica e le ricerca erboristica nella difficile fase di ricostruzione postsisma (Terremoto Centroitalia 2016).

Depurarsi con l’erboristeria – consulenze personalizzate!

Un metodo antico dell’erboristeria tradizionale per alleggerirsi e ritrovare il contatto le forze di salute è la pratica della depurazione. La depurazione continua ad essere parte di una visione moderna del benessere naturale integrale. Viene effettuata per alleggerire l’organismo da sostanze superflue, drenare gli organi emuntori fegato, reni, intestino, pelle, tessuto connettivo ed espellere ciò che impedisce il fluire dei processi nel nostro corpo e nel nostro sentire.

  • Il percorso di depurazione passa per erbe e rimedi specifici, pratiche erboristiche igieniche, la cura dell’alimentazione.
  • L’obiettivo è uno stato generale di benessere stimolando i processi metabolici. Si possono perdere dei chili di troppo.
  • E’ indicata per sostenere dopo o durante una cura con farmaci invasivi come i chemioterapici o gli antibiotici.
  • Un periodo di depurazione, soprattutto in primavera, è consigliato a tutte le età.

La depurazione erboristica non è una detossificazione: La depurazione è un percorso per ripulire e alleggerire l’organismo, neutralizzare acidi nell’organismo, combattere radicali liberi (un tempo definiti “tossine”), preparare e sostenere nella ripresa. La detossificazione è una cura per eliminare sostanze tossiche (amalgame vecchie, metalli pesanti, candidosi, radioattività), valutando il consiglio del medico

Quando hai bisogno di un periodo di depurazione?

Quando è in sovraccarico, il nostro organismo dà dei “campanelli di allarme”:

  • stanchezza, mancanza di concentrazione e costanza
  • svogliatezza, cattivo umore, irritabilità e nervosismo
  • pelle del volto spenta, occhi stanchi, occhiaie, bruciore agli occhi
  • pelle molto secca o grassa
  • rughe precoci e accentuate
  • eccessiva perdita di capelli
  • cellulite
  • muscoli doloranti
  • sudore maleodorante, coaguli nel mestruo, molto muco
  • urina acida (misurare il PH per diverse mattine)
  • sfoghi, foruncoli, eczemi
  • improvvise risposte allergiche ad alimenti, polveri o pollini

La pratica della depurazione aiuta sempre a migliorare la situazione, tuttavia non sostituisce l’accertamento di eventuali malattie.

 Se i sintomi elencati sono connessi a dolori o disfunzioni persistenti rivolgiti immediatamente al tuo medico. Alla prima esperienza, non praticare la depurazione da solo, non seguire facili ricette online. Rivolgiti all’erborista, ascolta il tuo corpo nel ritmo delle stagioni, usa cibi, piante medicinali, rimedi, oli essenziali, estratti di qualità.

Nel mio libro “Verde resilienza. Erboristeria pratica nel cambiamento” edito da Natura e Cultura Editrice trovi la descrizione della tradizionale depurazione erboristica, a base di erbe, tisane, rimedi, alimenti, con consigli per lo stile di vita, la meditazione e il giusto riposo. Ecco la prima chiave della depurazione erboristica:

N. 1 Le tisane depurative

Bevi tre grandi tazze di tisana depurativa ogni giorno, da adesso fino a fine aprile, scegli tra le miscele descritte oppure scrivimi per consigli personalizzati. Acquista sempre droghe[1] di prima qualità, conserva le miscele in recipienti di vetro al riparo dalla luce e dall’umidità. Puoi usare anche più droghe fresche, hanno un gusto meno aromatico ma altrettanto piacevole e sono ricche di vitamine, minerali e mucillagini. Impara a raccogliere, essicca e conserva le tue preferite! La quantità di 750 ml è sufficiente per l’intera giornata.

Tisane ad effetto depurativo[2]  

1.Con droghe essiccate: Taraxacum officinale, tarassaco (radice), Urtica dioica, ortica (foglie), Galium aparine, caglio attaccaveste (foglie e giovani fusti), Melissa officinalis, melissa (foglie), Salvia rosmarinus, rosmarino (foglie)

Prepara così: in 750 ml di acqua (poco calcarea) fai bollire per 5 minuti 1 cucchiaio di radice di tarassaco, spegni e aggiungi una piccola presa (di ciascuna droga, precedentemente pestate nel mortaio) di ortica, caglio attaccaveste, melissa, rosmarino. Filtra dopo 10 minuti. Conserva la tisana in un thermos, bevila a tazzine senza dolcificare entro le 17.

2. Con l’aggiunta di droghe amaro-aromatiche e mucillaginose: Centaurium erythrea, centaurea maggiore (sommità fiorite), Malva sylvestris, malva (foglie e fiori), Glechoma hederacea, edera terrestre (foglie), Melissa officinalis, melissa (foglie), Lippia citriodora, erba cedrina (foglie).

Prepara così: metti a macerare mezzo cucchiaino di centaurea maggiore e un cucchiaio di malva in 750 ml di acqua fredda per almeno 4 ore, porta ad ebollizione, spegni e aggiungi le altre droghe precedentemente pestate nel mortaio. Filtra dopo 10 minuti e bevi durante la giornata, lontano dai pasti, senza dolcificare.

3. Con erbe primaverili appena raccolte: Sambucus nigra, sambuco (fiori), Fragaria vesca, fragola (foglie), Mentha longifolia, menta selvatica  (foglie), Verbena officinalis, verbena (foglie e fiori).

Prepara così: Mescola 2 infiorescenze fresche di sambuco con una presa foglie di fragola, menta selvatica e verbena. Versa 750 ml di acqua bollente sulla miscela di droghe, ben spezzettate e lascia in infusione per 15 minuti. Filtra e conserva in un thermos per non più di 8 ore, bevi a tazzine durante la giornata.  


[1] Come “droga” si intende la parte attiva della pianta medicinale, allo stato fresco o essiccato.

[2] In caso di patologie renali, calcolosi biliare o assunzione di farmaci anticoagulanti, prima di assumere le miscele descritte chiedi consiglio al tuo erborista o medico fitoterapeuta.


“Verde resilienza, Erboristeria pratica nel cambiamento” Natura e Cultura Editrice 2020 – Immagine del mortaio e dei disegni nel libro di Maria Elena D’Andrassi

Un grande albero e le sue gemme: il pioppo (Populus spp.)

Populus spp., Salicaceae

Droga in erboristeria: giovane corteccia, gemme, foglie. Segnature prevalenti (secondo specie) Saturno e Luna, Mercurio e Giove con Elementi salienti in Aria e Fuoco 

Scheda botanica di Populus nigra L.: Albero a crescita rapida che può raggiungere i 30 metri di altezza. Presenta un tronco spesso nodoso e una chioma che può essere globosa-espansa nella specie selvatica o strettamente colonnare nella varietà italica (pioppo cipressino). Le foglie sono caducifoglie, di forma da triangolare a romboidale con apice appuntito e margine seghettato. In autunno si colorano di un bel giallo-oro luminoso prima di cadere. La corteccia è inizialmente grigio-chiara e liscia, con il tempo diventa scura, profondamente solcata. E’ una specie dioica (fiori maschili e femminili su piante diverse). I fiori sono raccolti in amenti penduli che appaiono tra marzo e aprile. I frutti sono capsule verdi che a maggio liberano semi avvolti in una densa peluria bianca (pappo). Le specie di pioppo in fiore possono causare sintomi allergici a chi è sensibile alle Salicaceae.

Il pioppo nell’erboristeria tradizionale e moderna

In Europa centrale e meridionale, Inghilterra, Mediterraneo e in Asia, ad esempio nell’Himalaya, oltre al pioppo nero, crescono diverse specie di pioppo (Populus spp.) che preferiscono ambienti umidi come rive di fiumi e zone alluvionali. Sono piante pioniere, alberi rapidi nella crescita, adatti a terreni ricchi di acqua, nutrienti e basici. Il legno è leggero, di colore chiaro e si rompe facilmente. 

Con la sua crescita veloce e l’espansione nello spazio attraverso le fronde, le gemme che si dischiudono in gattici eretti o penduli e pappi che volano con il vento, la luminosità delle foglie in autunno il pioppo è legato all’elemento dell’Aria e al temperamento Sanguigno. È talmente rapido nella crescita e assettato dell’acqua sotterranea o dei fossi che il ritidoma si spacca creando sinuosi meandri lungo il tronco. La specie Populus nigra var. italica, il pioppo cipressino, sfreccia verso il cielo accompagnando i fiumi e le strade, un simbolo del paesaggio rurale italiano, specialmente in Centro Italia. Le sue gemme sono molto più piccole e fortemente amare.

Dall’antichità romana, medievale e rinascimentale si usano le parti attive di Populus sp. (corteccia foglie, gemme) per infusi, applicazioni esterne e interne, per febbre, infiammazioni, dolori articolari e problemi urinari, ma anche per ferite, infiammazioni cutanee, emorroidi. La corteccia di pioppo è un ottimo diuretico, purtroppo poco usata dalla fitoterapia di oggi. Gemme e corteccia contengono glicosidi fenolici[1] come salicina, salicortina e populina come precursori dell’acido salicilico. Le gemme raccolte tra febbraio e marzo sono resinose e calde al tatto, intensamente profumate e ricche di oli essenziali. Contengono flavonoidi, tannini, acidi organici e zuccheri e sono famose nell’erboristeria di comunità e popolare per gli effetti antinfiammatori, analgesici, antibatterici, diuretici, sedativi.

Populus nigra ha una monografia positiva dalla Commissione E tedesca, gli estratti (oleolito, estratti idralcolici, macerato glicerico) sono usati per via esterna e interna. Il gemmoderivato viene spesso indicato per migliorare la circolazione degli arti inferiori, agisce come protettore cardiovascolare e aiuta a mantenere il fisiologico tono venoso. L’unguento di pioppo viene preparato con l’oleolito di gemme e cera d’api per trattare ferite superficiali, emorroidi esterne, congelamenti e scottature. In omeopatia, si usano corteccia e giovani rami per disturbi urogenitali, specialmente prostata. In alimurgia una manciata di giovani foglie e gemme dischiuse, tritate finemente, donano un tocco rinfrescante, amabilmente aspro alle insalate primaverili. L’oleolito di gemme di pioppo è uno degli ingredienti del mio “Balsamo Petto”, un unguento dell’erboristeria tradizionale da massaggiare sul petto e sul dorso nei disturbi dell’influenza con tosse e spossatezza e del “Balsamo Pioppo” per scottature, emorroidi, punture d’insetto e infezioni.  

[1] I glicosidi fenolici sono composti naturali presenti nelle piante, costituiti da una parte zuccherina (glicone) legata a una parte fenolica (aglicone). Svolgono funzioni di difesa, protezione UV e precursori aromatici. Il più noto è l’arbutina (uva ursina), usata come antisettico urinario, e la salicina (salice), antinfiammatorio

Populus alba L. a febbraio, nelle campagne umbre, sui confini con le Marche (Casaluna, PG)

CREMA VISO CORPO con elicriso & lavanda

CREMA VISO CORPO con elicriso & lavanda – Lenitiva, idratante, vivificante

Crema viso e corpo idratante riequilibrante con idrolato di elicriso e un complesso di avena fermentata, ricca in sostanze lenitive e ristrutturanti. Gli estratti di calendula, elicriso e sambuco contribuiscono a lenire e proteggere la pelle, mentre gli oli di girasole, argan e cocco nutrono e migliorano l’elasticità cutanea. La texture leggera e vellutata lascia la pelle morbida, elastica e delicatamente profumata.

La produzione è limitata, per informazioni su come ricevere la Crema: karin.mecozzi@gmail.com

L’elicriso è la pianta della mia storia come raccoglitrice e erborista. Da giovanissima imparai a raccoglierlo in Maremma e nel Montefeltro, insieme a donne che mi insegnarono il suo uso, ancora prima di studiarlo all’università. Lo trasformavamo in tisane, in oleolito protettore della pelle, in elisir per la depurazione, lo inserivamo nelle corone fatte di spighe di grano e lavanda, nelle calde serate estive.

Dal 2017 raccolgo dell’elicriso spontaneo a quota collinare in alto Appennino maceratese. Lo distilliamo in corrente di vapore e otteniamo dell’olio essenziale e dell’idrolato. Dalla collaborazione con il laboratorio di cosmesi EVO.CO srls nasce la CREMA VISO CORPO con elicriso spontaneo e lavanda raccolti in tempo balsamico. Conosci le proprietà dell’elicriso nell’articolo https://www.karinmecozzi.com/gli-estratti-aromatici-dellelicriso-per-il-nostro-sole-interiore/

Il vecchio va, il nuovo viene – carnevale e salutogenesi a febbraio

Il freddo si tende come un arco sul trimestre invernale. Dopo Sant’Andrea (30 novembre), lunghe piogge e successive nevicate portano l’umidità di cui la terra e le piante hanno urgente bisogno. Durante le “Notti sante” a cavallo del nuovo anno i cristalli di ghiaccio iniziano a ricoprire il paesaggio invernale. Come sopra, così sotto – il freddo gelido si insinua sotto la superficie della terra e rompe la zolla. Che forza gentile ha questo potere ordinatore del freddo, che contrae, asciuga, concentra, ha un effetto su tutto ciò che vive, comanda un arresto, porta l’essenzialità.

È l’inizio di febbraio, la “Candelora”, e inspiro con piacere l’aria fredda e pulita. A metà strada tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, le giornate aumentano visibilmente di lunghezza, le passeggiate pomeridiane nella foresta invernale si allungano, il sole tramonta rosso fuoco. Al mattino, le cime innevate delle montagne risplendono. La luce continua ad aumentare d’intensità, le ombre si accorciano, i contorni netti delle siepi senza foglie formano un bellissimo contrasto con i prati appassiti e le montagne innevate.
Nonostante il sole, manca il calore vero e proprio, né le erbe né le foglie si agitano visibilmente. Nessuna nuova sostanza può ancora formarsi, solo sotto la corteccia degli alberi e nelle profondità del sottosuolo i succhi scorrono sempre più velocemente. La vita pulsa, protesa verso l’inizio della primavera, il freddo e la luce danno la direzione con il loro ordine. La natura si sforza per inseguire il sole e la nuova stagione. Ancora poche settimane e le ultime foglie appassite saranno volate via o decomposte. Le gemme si liberano dalla gelida presa e si aprono. Ciò che è duro e morto, deve cedere. I contorni si dissolvono, tutto ciò che ristagna si mette in movimento con un calore crescente. L’essenziale tornerà a essere diverso, nella nostra anima il passaggio dall’interiorizzazione porta di nuovo all’esterno. Ecco perché le chiusure vogliono aprirsi, ciò che è ghiaccio, coagulo, si scongela e fluisce, in natura e nelle persone.

Un tempo, in inverno, le persone svolgevano meno attività fisica e rimanevano in casa per mesi. Anche oggi passiamo molto tempo dentro. La stagione fredda offre preziosi momenti di contemplazione interiore: leggere, scrivere storie, sognare, filosofeggiare o semplicemente riposare sono indispensabili per creare nuove riserve di forza fisica e rafforzare le forze mentali e spirituali.
Il dio bifronte Giano, che guarda contemporaneamente al passato e al futuro e sta all’inizio e alla fine di tutte le cose, ci invita all’inizio del nuovo anno a trovare la nostra strada nel morire del vecchio e nel nascere del nuovo, sia nel mondo visibile, materiale, sia in quello invisibile, animico-spirituale.
Incontriamo così il carnevale, il significato più profondo di questo periodo con le sue usanze, dentro e fuori, può essere compreso anche osservando in modo contemplativo i processi della natura e dell’uomo. E’ un momento in cui l’anima, rivolta verso l’interno, si rivolge nuovamente verso l’esterno. Incontra la “persona”, la personalità che costituisce l’essere umano con i suoi lati positivi e negativi. A carnevale possiamo scegliere, infatti, chi vogliamo essere, se giocolieri o principi. Immagini di animali grotteschi e demoni percorrono come maschere le strade secondo antiche usanze. Anche loro evocano le nostre parti interiori selvagge e indomite come appaiono a volte nei sogni e negli incubi. Allo stesso tempo, le usanze carnevalesche, con le loro danze e le loro maschere, riflettono quel mondo di esseri elementari a noi invisibile con i sensi.
È come se, in questa preparazione alla parte fruttuosa dell’anno, gli aspetti archetipici ci venissero incontro dall’esterno, raggiungendoci dall’invisibile.
Dopo aver, per così dire, guardato e portato all’esterno ciò che il mondo astrale sta tessendo e accompagnando, segue un periodo di moderazione, la “quaresima”. Il digiuno, infatti, in quanto usanza antica, non è un mero atto di rinuncia, come nei dogmi. È una misura per farci sentire di nuovo a casa nel nostro corpo e per prepararci a ciò che verrà con più facilità e salute.

Infatti, non appena il rumore delle mascherate si placa, i venti di nord-ovest si attenuano e iniziano le prime piogge primaverili, giunge il momento di prepararsi per una vera e propria festa alta, la Pasqua.

Il superfluo e il vecchio viene digerito ed eliminato – salutogenesi naturale a febbraio:

Ortica (Urtica dioica): utilizzare quotidianamente come tè e polvere, LA pianta medicinale all’inizio della primavera per la pulizia e la purificazione di tutte le generazioni.

Sostanze amare salutari: nelle erbe amare come la centaurea, il tarassaco, la cicoria, la genziana o la fumaria per il metabolismo e il sistema immunitario.

Massaggi con il sale: mescolare sale non raffinato e privo di iodio con un buon olio vegetale e olio essenziale di cipresso, strofinarlo su tutto il corpo e lavare sotto la doccia. La circolazione è stimolata, la pelle diventa liscia e morbida, le forze vitali rinascono.

Ossimele, verdure fermentate & Co: il nostro intestino ha bisogno di sostegno, di piatti gustosi con alimenti e verdure fermentate, aceto di mele puro e naturale, di buon miele, kefir.

Altes geht, Neues kommt – Salutogenese im Februar

Wie ein Bogen spannt sich die Kälte über das winterliche Vierteljahr, nach St. Andrä (30. November) bringen lange Regen- und später Schneefälle die Feuchtigkeit, die unsere Erde und die Pflanzen dringend brauchen. In den Raunächten beginnen Eiskristalle die Winterlandschaft zu überziehen. Wie oben, so unten – die Eiseskälte kriecht unter die Erdoberfläche und bricht die Scholle auf. Welch sanfte Gewalt doch diese ordnende Kraft der Kälte hat, zusammenziehend, austrocknend, konzentrierend wirkt sie auf alles was lebt, gebietet Einhalt, bringt Wesentlichkeit.
Es ist Anfang Februar, Lichtmess, und ich sauge die kalte, saubere Luft mit Genuss ein. Auf halbem Weg zwischen der Wintersonnenwende und der Frühlings-Tag-und Nachtgleiche nehmen die Tage sichtbar an Länge zu, die Nachmittagsspaziergänge im Winterwald werden länger, flammendrot geht die Sonne unter. Am Morgen leuchten die schneebedeckten Bergkuppen. Das Licht nimmt weiter an Intensität zu, die Schatten fallen kürzer, die scharfen Umrisse der laublosen Hecken bilden einen schönen Kontrast zur welken Graslandschaft und den verschneiten Bergen.
Trotz des Sonnenscheints fehlt es an eigentlicher Wärme, sichtbar regen sich weder Kraut noch Blatt. Noch kann sich keine neue Substanz bilden, nur unter der Baumrinde und tief unter der Erde fließen die Säfte immer schneller. Das Leben pulsiert, strebt dem Vorfrühling zu, Kälte und Licht geben ordnend die Richtung an. Die Natur geht der Sonne und der neuen Jahreszeit entgegen. Noch wenige Wochen und die letzten welken Blätter sind fortgeweht oder verwest. Die Knospen verlieren ihre eiskalte Umklammerung und brechen auf. Hartes, Totes soll weichen. Die Konturen lösen sich auf, alles was stockt, kommt mit zunehmender Wärme in Bewegung. Aus Wesentlichem wird wieder Verschiedenartiges werden, in unserer Seele führt der Schritt aus der Verinnerlichung zurück ins Äußerliche. Deshalb soll sich Stauendes aufbrechen, Zugefrorenes, Geronnenes auftauen und fließen, in der Natur und im Menschen.
Dem tieferen Sinn der Karnevalszeit mit ihren Bräuchen, landein und landaus, kann man sich auch durch das Miterleben der Naturprozesse im Rhythmus der Jahreszeiten annähern. Früher war es so, dass man im Winter monatelang weniger körperlich arbeitete und sich im Hause aufhielt. Auch heute verbringen wir viel Zeit in Innenräumen. So bietet die kalte Jahreszeit viele Momente der inneren Einkehr: Lesen, Geschichten schreiben, träumen, philosophieren oder auch einfach nur Ruhen sind unverzichtbar für neue körperliche Kraftreserven und stärken die seelischen und geistigen Kräfte.
Der zweigesichtige Gott Janus , der zugleich in die Vergangenheit und die Zukunft schaut und am Anfang und am Ende aller Dinge steht, lädt uns zu Beginn des neuen Jahres ein, uns im Absterben des Alten und der Geburt des Neuen zurechtzufinden, sowohl in der sichtbaren, materiellen als auch in der unsichtbaren, seelisch-geistigen Welt.
So treffen wir auf das Sinnbild des Karnevals, jener Zeit, in der die nach innen gekehrte Seele sich wieder nach außen wendet. Sie trifft auf ihre „persona“, die Persönlichkeit, die den Menschen mit seinen guten und schlechten Seiten ausmacht. In der Fastnacht können wir uns aussuchen, wer wir sein möchten, ob Gaukler oder Prinz. Tierbilder, Fratzen und Dämonen fegen durch die Straßen, nach uraltem Brauch stellen auch sie unsere eigenen Anteile dar, wild und ungezähmt, wie sie in Träumen und Albträumen vorkommen. Gleichzeitig sind Faschingsbräuche mit ihren Tänzen und Masken auch Nachbildungen der Welt der Elementarwesen, für uns unsichtbar aber spürbar.
Es ist, als ob sich in dieser Vorbereitung auf den fruchtbaren Teil des Jahres alle seelischen Aspekte von außen kommend, vom Nichtsichtbaren her nach uns greifend, vor uns auftun würden. Nachdem man sozusagen geschaut und nach außen gebracht hat, was an Astralischem webt und uns begleitet, folgt eine Zeit der Mäßigung. Denn das Fasten als uralte Gepflogenheit sollten wir nicht nur als einen Akt des Verzichtes ansehen, nach Vorschrift kirchlicher Dogmen. Es ist eine Maßnahme, um uns in unserem Körper wieder heimisch zu fühlen und uns mit mehr Leichtigkeit und Gesundheit auf das Kommende einzustimmen. Denn sobald der Lärm der Maskeraden abklingt, die Nordwestwinde nachlassen und die ersten Frühlingsregen einsetzen, ist es Zeit für die Vorbereitung auf ein wahres Hochfest, auf Ostern.

Altes wird verdaut und ausgeschieden – natürliche Salutogenese im Februar:

Brennnessel (Urtica dioica): als Tee und Pulver täglich verwenden, DIE Heilpflanze im Vorfrühling zur Reinigung und Entschlackung für alle Generationen

Gesunde Bitterstoffe: in bitteren Kräutern wie Tausendgüldenkraut, Löwenzahn, Wegwarte, Enzian oder Erdrauch für den Stoffwechsel und das Immunsystem

Salzeinreibungen: unraffiniertes, jodfreies Salz mit gutem Pflanzenöl und ätherischem Zypressenöl mischen, den ganzen Körper damit einreiben und abduschen. Der Kreislauf wird angeregt, die Haut glatt und weich, die Lebenskräfte angekurbelt.

Kräuteroxymele, fermentiertes Gemüse & Co: Unser Darm braucht Unterstützung, wohlschmeckende Gerichte mit fermentierten Lebensmitteln und Gemüse, reinem Apfelessig, Honig, Kefir.

Karin Mecozzi

Dissipa il calore in eccesso, riscalda, calma e disinfetta: rizomi di ZENZERO (Zingiber officinale Roscoe)

Lungo la via della Seta

Nella storia millenaria dell’erboristeria l’arrivo delle spezie in Europa è segnato da interminabili viaggi pieni di pericoli, da mercanti e contrabbandieri, sciamani e formule segrete. Il rizoma dello zenzero (Zingiber officinale Roscoe, fam. Zingiberaceae) giunge in occidente lungo la Via della Seta dalle sue terre di origine in Cina e India. Le carovane raggiungevano i ricchi porti del Mare Mediterraneo e i preziosi rizomi attraversavano il mare insieme a molte altre spezie, oli e profumi, pietre, metalli, filati preziosi, rimedi medicamentosi e sostanze stupefacenti, come l’oppio. Con queste merci esotiche arrivava anche la profonda conoscenza orientale del corpo umano e l’igiene psicofisica e spirituale per la salute. Usi e virtù del rizoma di zenzero fanno parte di questo grande tesoro culturale, che nell’era dell’industrializzazione e della standardizzazione in fitoterapia è seriamente in pericolo.

Muenchen CLM 79, nach 1440

Non radice, ma rizoma

La pianta dello zenzero originariamente proviene dall’Asia, ama il clima caldo umido e i terreni fertili dei tropici. Come pianta perenne si diffonde grazie alla sua base rizomatosa composta da molti rizomi color miele. I rizomi non sono le radici della pianta ma un ingrossamento del fusto per metà sopra e sotto la terra. Per la pianta i rizomi sono organi di riserva. Le vere e proprie radici, sottili e resistenti, penetrano il terreno assorbendo acqua e nutrienti per la crescita.
Lo zenzero raggiunge 60-100 cm di altezza, ha foglie lanceolate di un bel verde lucente e il fusto eretto da cui però non spuntano i fiori. Le meravigliose infiorescenze dello zenzero dai petali rossi e il profumo inebriante si aprono su steli che nascono direttamente dai rizomi.

Un passo nell’osservazione ampliata della pianta

Lo zenzero trasforma gli elementi della natura attraverso il suo metabolismo, grazie alla luce, l’acqua e gli influssi fisici e cosmici dell’area in cui cresce. **Osserva la pianta, il suo sviluppo, nota la particolarità del fusto cavo che si ispessisce alla base formando rizomi lisci e ricchi d’acqua. Dai numerosi “occhi” nascono sempre nuove piante. Lo zenzero esprime bene la fertilità e l’abbondanza delle sue terre d’origine nei tropici. **Continua il viaggio: la base rizomatosa raccoglie calore e umidità, minerali e oligoelementi. È qui che avviene l’affascinante processo alchemico. Il metabolismo dello zenzero trasforma gli elementi della natura grazie alla luce, l’acqua e gli influssi fisici e cosmici dell’area in cui cresce. **In questo “laboratorio metabolico” nascono nuove sostanze, oli essenziali, amidi, zuccheri, sostanze amare, flavonoidi. La pianta li ripone nell’organo di immagazzinamento, nei rizomi. Nello scambio tra suolo e ambiente esterno, in questo particolare organo vegetale la pianta accumula però anche sostanze tossiche come metalli pesanti o residui di prodotti di sintesi usati in agricoltura.

Lo zenzero e il nostro organismo

Secondo l’antica teoria della segnatura gli organi delle piante possono corrispondere a quelli umani, così come i processi fisiologici e aspetti eco-botanici. Cosa evocano, dunque, i rizomi di zenzero se li osservi sulla pianta, nodosi, giallognoli e ricchi di succhi? Ricordano il nostro sistema linfatico. E un’altra, forse più importante analogia è la relazione tra gli effetti della droga aromatica e il nostro organismo. Quando compare un forte raffreddore, si ingrossano le ghiandole linfatiche della gola come anche in altre parti del corpo, ad esempio inguinali. Come reagisce l’organismo alla malattia? Il sistema linfatico si attiva e le ghiandole lacrimali e salivari, le mucose del naso, tutto si gonfia e rilascia liquidi per assicurare umidità sufficiente. Ciò serve ad espettorare, ad espellere i patogeni attraverso bronchi e polmoni e i nostri liquidi.

Piccola pratica sensoriale: sperimenta lo zenzero seguendo il senso del gusto, del tatto, dell’olfatto

Taglia una fettina di rizoma fresco e strofinala sul palmo della mano, annusa. Assaggiane un piccolo pezzo. All’istante gli occhi lacrimano, aumenta la salivazione, il naso pizzica, forse starnutisci e devi tirare un bel respiro per la piccantezza del gusto. Si avvia così il processo di depurazione dell’organismo stesso, di calore e liberazione. La “radice di corno”, il rizoma dorato succoso e piccante diventa come vedremo un nostro infallibile alleato nei disturbi stagionali.

Droga erboristica e spezia

L’uso dello zenzero si confonde nella storia tra ricette di erboristeria, cucina e medicina. Per l’anno in corso, la pianta dal prezioso rizoma è stato scelta come “Pianta medicinale dell’anno” dal Centro di ricerca “Forschergruppe Klostermedizin” e l’Università di Münster (DE)*. La droga, ovvero la sua parte attiva in senso fitoterapico e officinale, è il rizoma aromatico. Nei paesi dell’Africa dal clima caldissimo si mette una grossa fetta di zenzero fresco nell’acqua da bere per prevenire problemi intestinali, ma anche per diffondere la temperatura corporea quando ristagna. È un segreto di tutte le medicine tradizionali del mondo: l’effetto piccante e riscaldante della pianta, a piccole dosi e al momento giusto aiuta a disperdere il calore.

Grattugiato fresco sui cibi, il rizoma ha un effetto antibatterico straordinariamente forte. Puoi paragonarlo alla radice di rafano (Armoracia rusticana), coltivata e usata nelle regioni settentrionali europee e italiane per accompagnare gli alimenti proteici e stimolare la digestione.
Come spezia esotica e facilmente conservabile lo zenzero è ormai usato nella cucina di tutti i giorni. I rizomi si trovano freschi, essiccati o canditi. Il sapore piccante e rinfrescante si sposa bene con le scorze di agrumi come limone, arancio e bergamotto e le foglie di melissa (Melissa officinalis) o di erba cedrina (Lippia citriodora). Il famoso “gingerbread” o pan speziato e il “ginger ale”, la gustosa bevanda allo zenzero, sono piatti tipicamente natalizi dei paesi anglofoni.
Come spezia aromatica si sposa bene con il latte, il kefir, lo yogurt, la panna dolce o acida, latticini che con i loro grassi migliorano l’assorbimento dei flavonoidi (pigmenti colorati) nell’organismo, i quali, a loro volta, hanno un potente effetto antiossidante.
Aggiungi dello zenzero grattugiato al burro da panna acida bio o alla ricotta per un companatico invernale sano e gustoso, alle bevande di cereali fredde e calde, ai budini, le creme di riso o il porridge (in inverno).
Con i piatti a base di verdure lo zenzero può sostituire il peperoncino, anche se l’aroma è diverso. La nota fruttata dello zenzero ben si sposa con la cucina orientale, le zuppe di zucca, i risotti.

Importante: Scegli lo zenzero bio e non pelarlo, appena sotto la cute esterna si trovano importanti principi attivi e aromatici. Controlla la scadenza della polvere di zenzero. Per avvalerti dell’aroma fresco scegli rizomi sodi, non raggrinziti, soprattutto privi di parti ammuffite.

Lo zenzero come droga amara-aromatica in erboristeria

Casanatense 459 1395-1400

La medicina tradizionale europea distingue tra l’uso fresco ed essiccato del rizoma.
Fresco, contiene una certa parte acquosa, è più blando negli effetti e diffonde bene il calore nel corpo, mentre la droga essiccata è maggiormente nell’elemento fuoco e bisogna prestare attenzione a non eccedere. Il fitocomplesso di Zingiber officinale è composto da 1,5% circa di olio essenziale (sesquiterpeni, monoterpeni), gingerolo, shogaolo, galanolactone, zingerone, enzimi, resine, vitamine, minerali, polisaccaridi.

Possiamo solo accennare ai molteplici utilizzi del rizoma di zenzero in erboristeria e medicina fitoterapica e complementare, talmente ampio è lo spettro d’utilizzo. Come droga amara-aromatica il rizoma di zenzero è la scelta d’eccellenza nei primi sintomi delle malattie respiratorie (raffreddore, influenza, tosse), del tratto digestivo con crampi e nausea, nel mal di testa da affaticamento o raffreddamento e nell’esaurimento psicofisico. L’infuso concentrato (5 g di radice essiccata in 150 ml di acqua in infusione per 15 minuti, senza dolcificare) aiuta contro spasmi intestinali e dolori mestruali bevendolo a piccoli sorsi, ben caldo.

Generalmente ben tollerato dagli adulti, lo zenzero non è adatto ai bambini piccoli nè alle persone di temperamento collerico, con pressione sanguigna elevata. Ne prendono dosi ben calibrate le persone nervose o sofferenti di disturbi tiroidei (ipertiroidismo). Anche in gravidanza è consigliato solo a piccole dosi, per esempio nella nausea, meglio se candito o in infuso.

Lo zenzero stimola l’intero equilibrio termico del corpo ed anche il sistema linfatico, migliora l’assorbimento del ferro e fluidifica il sangue. Nella nausea da viaggio (cinetosi) e in chemioterapia, gli estratti di zenzero possono dare un valido sostegno. Per usare lo zenzero e i suoi estratti a scopo terapeutico, chiedi sempre consiglio all’erborista, farmacista o medico.

Ricetta erboristica: tisana composta

Accompagna le tue giornate invernali con un infuso caldo e rinvigorente, la “Tisana allo zenzero composta”che apporta calore, favorisce la digestione e il rilassamento della muscolatura liscia della pancia. E’ un valido sostegno per prevenire raffreddore e tosse. Bevuta regolarmente, possibilmente ogni sera per un periodo di 3 settimane, aiuta a sciogliere tensioni che possono portare a mal di testa da sovraccarico mentale.

Tisana allo zenzero composta
Ricetta per due persone

1 parte di rizoma di zenzero bio fresco, non privato dalla cute esterna (circa 4 cm di rizoma)
2 prese di foglie di rovo (Rubus fruticosus) essiccato
Buccia di ½ mela bio
1 presa di foglie di erba cedrina (Lippia citriodora) essicata
1 presa di foglie di melissa (Melissa officinalis) essiccata
1 cucchiaino di sciroppo di prugnolo (Prunus spinosa) per ogni tazza
500 ml di acqua bollente
Taglia a fettine sottili il rizoma, aggiungi le erbe essiccate (meglio se triturate leggermente nel mortaio) e mescola bene. Copri la miscela con l’acqua bollente in un recipiente di vetro, acciaio o porcellana. Dopo 10 minuti filtra, riempi due grandi tazze da tisana che contengono lo sciroppo di prugnolo. Mescola e assapora, accompagna la tisana con biscottini di farro, cachi e mele essiccate.

*http://www.welterbe-klostermedizin.de/index.php/arzneipflanzen/arzneipflanze-des-jahres/370-arzneipflanze-des-jahres-2026-ingwer-zingiber-officinale

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