Sto rileggendo il brano sulla “Percezione vivente” in Ars Herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno, il mio primo libro, felicemente riedito nel 2020 da NATURA E CULTURA EDITRICE. Stiamo lavorando alla mia prossima pubblicazione, un libro su vie di conoscenza della natura, delle piante e dei luoghi, del paesaggio. Al centro della percezione deve esserci l’uomo, non può esserci conoscenza nè scienza se l’uomo rimane separato dall’oggetto di studio o semplicemente dalla sua esperienza. Discipline nuove e antiche possono oggi ampliare il nostro rapporto con la conoscenza, vivificare il pensiero e rendere la mente finalmente connessa ad anima e corpo. Senza questa unione non esiste progresso né vita. Riporto dunque un bel brano tratto da Ars herbaria sulla percezione e invito le mie lettrici, i miei lettori alla riflessione.

“Quando si studia una pianta medicinale, generalmente si tende a tentare di afferrarne subito le particolarità indagando sui dettagli e si assume un atteggiamento distaccato concentrandosi sull’analisi dei fatti. Si usano unità di misura per quantificare sostanze e funzioni e si giunge a dei risultati fondati sulla conoscenza esatta delle manifestazioni esteriori (accade, per esempio, nella classificazione delle specie dal punto di vista botanico e nello studio dei princìpi attivi di una pianta). Questa è la percezione oggettiva, la base dell’indagine sul piano fisico-materiale rivolta alla realtà materiale di un oggetto. In questo approccio – ampiamente usato dalle scienze naturali moderne – chi fa ricerca (e studia il mondo della natura) si avvale della sperimentazione in laboratorio e di strumenti tecnologici appropriati. Chi indaga non vuole avere alcuna influenza sui risultati dello studio. Al distacco tra ricercatore e oggetto di ricerca si oppone già Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), naturalista appassionato oltre che poeta e letterato, effettuando ricerche sui fenomeni della natura che oggi definiremmo “olistiche”. Nei suoi studi, Goethe giunge alla seguente conclusione: un risultato di ricerca è scientifico quando i dettagli dell’analisi servono per comporre una visione d’insieme dell’oggetto, e il ricercatore – per Goethe il vero scienziato si distingue proprio per un modo di pensare cristallino e l’elevato senso morale – è direttamente coinvolto nell’indagine.” (…)

Nella ricerca goetheanistica e antroposofica* l‘osservatore partecipa consapevolmente allo stesso atto di percezione, alternando l’attenzione tra i fenomeni che si manifestano all’esterno e le impressioni, i pensieri e gli impulsi ad agire. L’obiettivo è passare dall’atteggiamento distaccato della percezione oggettivistica, e dallo studio dei fenomeni esterni alla percezione anche del proprio pensare e percepire. Per questo, nei gruppi di ricerca ad orientamento antroposofico sulle piante medicinali e il paesaggio si dedica una particolare attenzione a:
• osservazione diretta,
• allo sviluppo ed ampliamento della percezione
• allo studio botanico, erboristico e paesaggistico
• al raggiungimento di una conoscenza dell’insieme**
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*Dopo anni di studi e di pratica, oggi, cito anche altri metodi di ricerca sulla percezione, che si dedicano alla complessità della natura e del vivente. Tuttavia, ad oggi il lavoro di Rudolf Steiner, filosofo, naturalista e scienziato del Novecento mitteleuropeo, rimane per me un esempio su come approfondire possibili collegamenti tra spirito, anima e corpo anche nella conoscenza.

**Brano tratto da: K. Mecozzi, “ARS HERBARIA Piante medicinali nel respiro dell’anno”, 2020, 2a edizione taggiornata e ampliata, EDITRICE NATURA E CULTURA, SV
