Taraxacum officinale (L.) Weber ex F.H.Wigg.
Povero tarassaco, dente di leone dai fiori gialli,
dicono di te che sei un’erbaccia,
ma se fossi come l’orchidea, fiore raro,
tutti ti troverebbero straordinario!
Wiltrud Eberhardt
(…)*
Il tarassaco vive pienamente nel salire e scendere dei succhi, nel fiorire e sfiorire.
Osservando un tarassaco in una giornata di primavera, quando apre completamente i suoi bei capolini e le foglie sono lucide e vitali, l’impressione è quella di una pianta “in piena salute”, talmente appare vigorosa. Raramente cresce da sola in mezzo al prato, di solito molti altri esemplari crescono nelle immediate vicinanze. Tutti abbiamo già visto dei prati disseminati di capolini giallo oro, tipico colore del tarassaco. Ciò che stupisce guardando esemplari in luoghi diversi, all’ombra o nel campo aperto, è la capacità di adattamento alle condizioni di luce. Il tarassaco forma foglie finemente seghettate e scure laddove agiscono forze di luce particolari, nei terreni sabbiosi, in alta montagna. Ha lamine più larghe e quasi ondulate se cresce in zone ombreggiate, lungo i corsi d’acqua ed anche dove il terreno ha ricevuto molto concime.
È una pianta perenne e si diffonde anche in luoghi poco “ospitali”, tra i ruderi e lungo le strade trafficate. Il tarassaco cresce in ogni parte del mondo, e si contano più di 500 specie strettamente imparentate.
Nella sua parte erbacea, nell’apparato fogliare e nei fusti tubolari ricolmi di latice bianco, la pianta è legata all’acqua, ai liquidi e vive nell’elemento lunare. Al tempo stesso esprime la sua intima connessione con il Sole attraverso i capolini gialli e rotondi, a ligule che guardano all’ambiente circostante, con il polline nutriente e dolce e una radice fittonante ricca di amido.

La forza vitale che impregna tutta la pianta ci guida verso gli ambiti di applicazione in fitoterapia. Volgarmente, il tarassaco viene chiamato anche “piscialetto” per la sua azione diuretica. Gli estratti servono a drenare l’apparato urinario, aumentano la diuresi e l’eliminazione delle scorie. A questo scopo si assume il succo fresco, ottenuto dalla parte aerea e radice della pianta (da raccogliere prima della fioritura), la tintura madre o il decotto.
• A scopo erboristico, dissotterra la radice (Taraxaci radix) in ottobre-novembre o in febbraio, puliscila con cura sotto l’acqua corrente usando una spazzola naturale, tagliala a pezzetti e essiccala a 40°C nell’essiccatoio. Fai attenzione ad una completa essiccazione per evitare il rischio di muffe e conserva la droga in sacchetti di tela naturale al riparo dalla luce e dall’umidità.
• Per estrarre la radice in acqua metti a macerare un cucchiaino di droga essiccata in 200 ml di acqua fredda alla sera, porta ad ebollizione alla mattina lasciando sobbollire per 3 minuti. Filtra e bevi il decotto tiepido a piccoli sorsi durante la mattinata.
• Raccogli anche i fiori e le foglie in tempo balsamico, dopo l’essicazione (attenzione, per i fiori occorre un essiccatore ad aria calda) sono ottime nelle tisane corroboranti e amato-toniche.
Con il decotto, l’effetto diuretico si manifesta dopo qualche giorno di applicazione. Ciò consente un trattamento blando, adatto anche a bambini e alle persone debilitate. Una “cura” con il decotto di tarassaco, somministrato anche solo a cucchiaini prima dei pasti, è benefica proprio per i bambini in convalescenza, dopo una malattia esantematica o un’influenza: le sostanze amare della radice favoriscono infatti l’assorbimento del ferro e aumentano l’appetito.
Una nota importante riguarda il momento di raccolta della radice: se si vuole usare la radice per aumentare la diuresi, si consiglia di raccoglierla in primavera, poiché dopo l’inverno contiene più potassio. In autunno, invece, è ricca di inulina, un amido benefico per l’intestino e il fegato, un cosiddetto prebiotico.

Le preparazioni a base di tarassaco, dei fiori, delle foglie e della radice, sono tra i rimedi più noti per il fegato e i reni e vantano un uso millenario. Sono indicate soprattutto per donne e uomini dai 35 ai 55 anni, a “metà della vita”, quando i ritmi sono veloci, le pause irregolari e il fegato ha molto da elaborare (si tratti di alimenti o di emozioni!). Gli aspetti solari dell’apparire e risplendere verso l’esterno non sono più supportati dalle stesse forze vitali della prima giovinezza, e possono manifestarsi stanchezza, senso di irrequietudine, disturbi digestivi, la pelle del viso spenta, opaca.
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Gli estratti di tarassaco contengono sostanze amare, lattoni sesquiterpenici e triterpeni, colina, resine, mucillagini, flavonoidi, vitamine e fitosteroli. Nella sfera digestiva stimolano la produzione di bile e la secrezione gastrica, regolando anche l’attività pancreatica. Migliorano l’attività intestinale, riducono il senso di gonfiore e i meteorismi e prevengono la formazione di calcoli alla cistifellea. Il tarassaco è una pianta medicinale sicura, priva di effetti collaterali. È sconsigliato in presenza di calcoli biliari o anche renali e in caso di gastrite acuta.
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Uso del tarassaco in cucina
Non è sempre facile distinguere il tarassaco dalla cicoria (Cichorium intybus)! Esaminiamo quindi le giovani foglie: partendo dalla rosetta basale, la foglia di cicoria mostra una nervatura centrale rossastra, mentre quella di tarassaco è verde. La rosetta basale del tarassaco fa parte della ricca gamma di erbe di campo che spuntano in primavera e arricchiscono i nostri piatti. Raccomandiamo di raccogliere le rosette di tarassaco con una certa cautela, senza danneggiare la radice, in modo che il cespo possa ricrescere.
Come abbiamo detto, le foglie di tarassaco hanno un gusto gradevole e rinfrescante. Si possono cuocere insieme ad altre erbe selvatiche con un po’ di aglio o cipolla fresca e olio di oliva extravergine e servire come contorno o come condimento per la pasta o il farro cotto. Poche foglie crude tagliate finemente sono ottime nell’insalata mista o sulla pizza, insieme alla rucola e all’erba cipollina.
Per preparare i “capperi di tarassaco”, si usano le gemme florali raccolte alla mattina presto. Si scottano in acqua bollente e si mettono in vasetti di vetro con acqua e aceto, olio, foglie di alloro, semi di coriandolo e sale.
Con i fiori del tarassaco si ottiene una preparazione detta “miele di tarassaco”: si coprono le ligule appena raccolte con lo zucchero di canna formando degli strati e si lasciano a macero per almeno un mese, si filtra con cura e si ottiene uno sciroppo denso che rallegra l’umore e migliora le difese immunitarie.
Il tarassaco nell’agricoltura biodinamica
Nel Corso di agricoltura vengono elencate sei piante medicinali per i “Preparati da cumulo”: achillea (Achillea millefolium), camomilla (Matricaria recutita), quercia (Quercus robur), tarassaco (Taraxacum officinale), valeriana (Valeriana officinalis). In agricoltura biodinamica, lo stallatico viene compostato per migliorarne l’azione come concime, cioè “digerito” nel processo di compostaggio. I “Preparati” vengono aggiunti ai cumuli di letame. Aiutano la trasformazione della sostanza organica e, secondo il dottor Steiner, fanno in modo che i processi naturali si svolgano nel modo migliore per l’intero ambiente.
La descrizione delle sei piante, riportata nel ciclo di conferenze di Rudolf Steiner (Koberwitz, 1924) porta il lettore verso un modo di osservare la natura nuovo, nel quale le sostanze vengono considerate in modo dinamico, sullo sfondo di principi essenziali che si esprimono nei processi di formazione.
Nella quinta conferenza Steiner parla del tarassaco e della sua azione benefica sull’intero organismo agricolo. Esso porterebbe il potassio e il silicio ad interagire nella giusta maniera. Arricchendo lo stallatico compostato con il tarassaco, il suolo stesso svilupperebbe la capacità di assimilare meglio l’acido silicico dall’atmosfera e dal cosmo.
Attraverso il tarassaco le piante diventano così “capaci di percepire con sensibilità tutto quel che agisce nell’ambiente che le circonda”.
*(..)Tratto da Karin Mecozzi “Ars herbaria. Piante medicinali nel respiro dell’anno” Natura e Cultura Editrice (SV), 2020

