Categoria: Materia medica – Healing plants

Materia medica – le piante medicinali in erboristeria, in cucina e in cosmesi, per il benessere nel ritmo delle stagioni
Healing plants in herbalism, nutrition and cosmetics, for our well-being following the rhythm of the year.

RACCOGLIERE ERBE anche in autunno

Cosa sono le cosiddette erbe di campo?

Estratto dal modulo primaverile sull’erboristeria pratica e alimentare

  • Specie di piante annuali o pluriennali di diverse famiglia: asteraceae malvaceae, brassicaceae, liliaceae, ecc.
  • Oltre ai nomi botanici in latino hanno nomi popolari (GRUGNI, CACCIALEPRE, PISCIALETTO, ASPRAGGINE) che esprimono attraverso il suono o l’immagine il loro significato in cucina o come rimedio popolare. I nomi variano secondo i luoghi e le regioni.
  • Le piante del primo periodo sono spesso a forma di rosetta, perché riformandosi dalla radice creano delle cosiddette ROSETTE BASALI. Più avanti la pianta si innalza sul fusto e va verso il fiore.
  • Spuntano nel periodo tra fine febbraio e inizio aprile, alcune sono commestibili per tutta la stagione vegetativa, altre no. Molte specie ricompaiono in autunno, con le piogge.

 Come si raccolgono e conservano?

  • Si raccolgono lontane da fonti di inquinamento,
  • in giorni intorno alla luna piena hanno più succhi,
  • intorno alla luna nuova sono più amare e hanno più profumo.
  • Si mondano togliendo foglie secche, terra e insetti e si conservano meglio insieme alla radice in sacchetti di carta o tela o scodelle di ceramica o vetro con un panno umido senza lavarle.

Come si usano?

  • In cucina: fresche, cotte, stufate, in frittata, come condimento e per decorazione
  • In fitoterapia: come pianta medicinale per uso interno ed esterno (mai “fai da te”! rivolgiti al tuo erborista di fiducia e al medico in caso di malattia)
  • In cosmesi: come pianta cosmetica, per lozioni, oleoliti, impacchi

 Cosa raccogliamo

  • Le FOGLIE delle prime erbe ad uso alimentare (“erbe mangerecce”), tra cui cicoria, tarassaco, ortica, malva, radicchio selvatico, valerianella, pimpinella, (sanguisorba minor), margheritina (bellis perennis), specie della famiglia delle asteraceae che formano rosette basali che hanno nomi locali (“aspraggine”, “girasole”, “pimpinella”, “recchie di lepre”, “lattaiola”, “caccialepre” e molte altre. Spesso le denominazioni locali non corrispondono ai nomi botanici (es. pimpinella) e variano molto da zona a zona.
  • I FIORI come violetta, bellis, prugnolo, calendula selvatica, tarassaco, sambuco, primula veris, per condire e guarnire ma anche per trasformarli in sciroppi, liquori, unguenti.
  • I FUSTI
  • I TURIONI (asparagi)
  • I BULBI (lampascione)
  • le gemme

Come agiscono sull’organismo dell’uomo*

Azione“depurativa” dell’organismo (eliminazione tossine)

  • colagoga
  • diuretica
  • stimolante dei processi metabolici
  • mettono appetito in convalescenza o periodi di stress
  • aiutano l’assimilazione delle sostanze nutritive (ferro..)
  • hanno enzimi per la digestione dei grassi
  • rafforzano polmoni, stomaco e milza
  • drenano fegato e reni
  • migliorano la viscosità del sangue
  • fegato importante x sistema ormonale, la coagulazione, termoregolazione, umore!!
  • e quindi sono…antidepressive!

 Le piante spontanee commestibili solitamente fanno parte dei cosiddetti AMARI TONICI In generale le piante amare aromatiche agiscono sulla digestione, sulla pelle e gli organi emuntori,sul sistema nervoso e sensoriale.

 Cosa contengono:

vitamine (in particolare A e C), proteine, minerali, oligoelementi, clorofilla, mucillagini, acidi organici, enzimi, zuccheri. Come per le piante medicinali, ogni erba selvatica possiede il proprio particolare fitocomplesso, ovvero una combinazione di sostanze attive che ne caratterizza l’azione sugli organi emuntori (pelle, reni, fegato, intestino) in primavera.

KARIN MECOZZI, erborista www.karinmecozzi.com

  • Bibliografia: Karin Mecozzi, Ars herbaria, piante medicinali nel respiro dell’anno. Editrice Natura e Cultura, 2012 – Atlante dei prodotti tipici “Le erbe” di Picchi e Pierroni, Agra Editrice, 2005
  • Fabio Taffetani: Rugni, speragne e crispigne, 2005, (Fondazione cassa di risparmio della Prov. di MC)

* le indicazioni sull’organismo NON sostituiscono la diagnosi medica. Se usate le erbe di campo con parsimonia, come alimenti, sono adatte a grandi e piccini. In caso di malattie croniche o acute, no al “Fai da te”, qundi non usatele come rimedi senza chiedere consiglio alla vostra erborista e al vostro medico di fiducia. Le erbe dicono grazie!

Feuer und Wasser: die schöne Minthae

In vielen Kulturen werden noch heute wilde Minzen gesammelt und für Räucherungen verwendet, um vor Neid, Groll und Missgunst zu schützen und erboste Gemüter zu besänftigen. Auch Seuchen und ansteckende Krankheiten sollen sie abwehren, was sich auch aus herboristischer, phytotherapeutischer Sicht gut erklären lässt: bei einer Räucherung verflüchtigt sich das ätherische Minzenöl mit seiner antiviralen, keimabweisenden Eigenschaft.
Der Name der Gattung geht auf das Schicksal der jungen Nymphe Minthae zurück, eine der vielen Geliebten des Hades. Doch der lüsterne Gott der Unterwelt entdeckte die schöne Persephone unter dem Berg Aitna, dem Vulkan Ätna, und vernachlässigte Minthae. Aus Verzweiflung und Eifersucht beschimpfte sie die beiden in aller Öffentlichkeit. Empört trat Demeter nach der erbosten Nymphe, um sie zum Schweigen zu bringen und verwandelte sie in eine Kriechpflanze. Hades erbarmte sich und verlieh dem Kraut seinen besonderen, kühlenden und doch scharfen Duft, als Zeichen für die Vorliebe der Nymphe für Wasserstellen und ihren lodernden Zorn aus Liebe und Eifersucht.  
(…)
“Viriditas – Resilienz mit Heilkräutern im Jahreslauf”

Calamintha officinalis L.

Salutogenesi in estate – pratiche quotidiane di erboristeria e naturopatia

“L’intero periodo estivo era un sogno” –  W. Shakespeare

 E S T A T E – Appunti di salutogenesi

Ho scritto questi appunti per i nostri corsi di erboristeria e osservazione delle piante e del paesaggio, al Monastero di Fonte Avellana. Sono “gocce” di erboristeria e naturopatia tradizionale, essenzialmente raccolte negli anni di pratica, consulenza e formazione. Mettete in pratica qualche consiglio*, vi auguro una luminosa, gioiosa estate!

Dal 23 LUGLIO: CANICOLA, massimo calore. Organi che lavorano al massimo a luglio fino al Ferragosto:

  • cuore, circolazione (pulizia in primavera fegato per capillari),
  • pelle (sudore),
  • respirazione (piena)
  • intestino tenue

Organi al minimo: reni, vescica. Il cuore nutrirà i reni, coraggio per la stagione fredda.

Pratiche di erboristeria e naturopatia per……

…rafforzare i reni

  • Detersione intera con spugnature (da alternare alla consueta doccia)
  • Preparare una tisana concentrata: infuso stimolante per la mattina, rilassante per la sera. Aggiungere gli oli essenziali, emulsionati in 1 cucchiaino di aceto, olio di mandorle, miele o tintura di calendula.
  • Mattina con rosmarino, menta, eucalipto citriodora, limone
  • Sera con lavanda, Ylang-Ylang, palmarosa, geranio, rosa, patchouli, mandarino
  • Bere acqua di sorgente
  • Curare la giusta traspirazione (no deodoranti antitraspiranti!)

Per Circoazione e cuore:

  • Secondo la med. cinese dovremmo esporci all’aria aperta il più possibile. vita all’aria aperta, sole, mare, natura. Facciamo “sforzi” per rafforzare circolazione: piccole corse, nuoto intensivo, zappare l’orto, bicicletta in salita. “Una volta al giorno
  • dovremmo sudare”!
  • Nelle giornate di massimo caldo, aiutare il tono (anziani!!):
  • Infusi freddi per bevande tonificanti: Lavanda vera, Rosmarinus off., Agrimonia eup., Rubus ulmifolius, Rubus idae, Prunella vulgaris, Citrus limon, Lippia citriodora, Tilia
  • Alimenti ricchi di potassio: banane, mandorle, sesamo, patate, sedano, carote, radici in generale, biete. Brodo vegetale
  • Soluzione salina, diluita nell’acqua della borraccia, insieme a radice di zenzero, scorza di limone, presina di zucchero
  • Skorodite comp., Globuli di Wala
  • Rosmarino, tintura madre o gemmoderivato
  • Infuso tiepido di ulivo, con un pizzico di pepe.
  • Peperoncino per disperdere, il calore pepe verde e rosa, zenzero, cipolla fresca e aglio (solo bio!)

Per Respirazione:

  • lavaggio del naso aspirando acqua salata e salvia
  • Respirazione alternata yoga per 3 minuti mattina e sera
  • Tenere sul comodino un mazzetto di timo, issopo, lavanda vera e elicriso che con il caldo sprigiona o.e.
  • Pulizia “radici dei denti” con pasta di argilla e santoreggia (timo, salvia)

Per la Pelle:

Solare per pelli abituate: oleoliti di elicriso e calendula in girasole/olivo con aggiunta di o.e. carota, palmarosa e 2 gocce di arancio amaro.

  • Oleolito di malli di noce verdi
  • Oleolito di alloro in olio di oliva
  • Piante doposole: elicriso, calendula, iperico (ustioni), malva e altea,
  • Oli essenziali di menta, lavanda, larice in minime dosi
  • Latte di capra, yoghurt intero come spugnatura prima della doccia.
  • Saponi naturali!
  • Usare olio per pulire la pelle.
  • Scrub di sale o zucchero e piante lenitive (lavanda, calendula, camomilla)
  • Lozione per il corpo leggera, con o.e. basilico, menta, lemongrass e lime

 

Per la Digestione

  • “Umettanti epatici” (bardana, piantaggine, gramigna, liquirizia, malva, rosa canina, borragine, BARLEY WATER)
  • Tonici intestinali: fermenti come miso, crauti, kefir o yoghurt
  • Diarrea: radice di tormentilla, carote crude grattugiate, riso bianco biodinamico, crema di riso, quinoa, tè nero
  • Tutte le erbe amare, da mangiare e come infusi freddi (Erythrea centaurium)
  • Erbe mucillaginose per lo stomaco, non mangiare troppo gelato J

Alimenti adatti:

lattuga, cicoria, carote, sedano cereali riso, orzo, verdure a vapore o bollite, pesce, pochi grassi, semmai polinsaturi, poco alcol, caffè come stimolante tonico per il grande caldo

Per Anima e spirito, mai scollegati dal corpo

  • Esercizi di concentrazione attiva (su piccole cose, osservazione di alberi e rocce, camminata consapevole
  • Positività, risata, coltivare il calore interno!
  • Sedersi vicino all’acqua, un fiume, torrente o al mare
  • Godersi l’alba e il tramonto
  • Leggere racconti di culture e paesi lotani
  • Dipingere ideogrammi, calligrafia, inventare decorazioni
  • Creatività nelle piccole cose, nell’abbigliamento, in cucina con le erbe e le spezie
  • Accogliere e andare incontro agli altri con un bel sorriso

*I consigli, le applicazioni, i trattamenti e le erbe non sostituiscono il medico – se non siete sicuri o assumete farmaci, rivolgetevi al vostro terapeuta e a un erborista competente.

Buona estate!

 

Timo, aromatico, profumato, medicinale

 

Il timo, Thymus vulgaris L., della famiglia delle lamiaceae è un piccolo suffrutice dai fusti eretti e legnosi, foglie ovali punteggiate di ghiandole e ricoperte di peluria sul lato inferiore e fiori a spicastro rosei o bianchi. Proviene dall’area mediterranea ed è diffuso in tutti i paesi dell’Europa meridionale e dell’Asia minore, in Italia è spontaneo sulle coste tirreniche. Preferisce terreni silicei e viene coltivato in Spagna, Portogallo e nei Balcani.

Il timo serpillo e il timo di montagna sono specie striscianti, hanno infiorescenze a pannocchietta dal colore rosa più acceso, e hanno un profumo più dolce. Sono indicati per preparare impacchi e suffumigi per alleviare la tosse dei bambini, mentre il timo volgare è troppo forte.

Nel suo aspetto il piccolo arbusto di timo esprime concentrazione e tenacia. Il suo nome proviene dal greco antico e significa coraggio. E’ ben radicato nel terreno, cresce anche su terreni magri, non teme il gelo e resiste alle estati secche del meridione. I rami si estendono verso la periferia, formano un angolo quasi retto e si dirigono verso l’alto cercando la luce. Se abbiamo l’occasione di osservare la fioritura di una coltivazione di timo, le piante dalle foglie verde cupo appaiono come ricoperte di neve. Gli arbusti sono visitati da api e farfalle, attirate dal profumo intenso.

L’olio essenziale contenuto nelle foglie al 2-3% si sprigiona con il caldo o strofinando foglie e fiori e ha proprietà antisettiche, antibatteriche e antivirali. Secondo Gattefossé, il grande ricercatore di aromaterapia del novecento, l’essenza di timo rosso fornisce un valido antibiotico e antifungino. L’essenza di timo bianco è meno aggressiva, tuttavia occorre limitare l’uso dell’essenza in gravidanza e in caso di allergie perché, come anche l’olio essenziale di timo rosso, può causare reazioni cutanee.

Per percepire il vigore e la forza del timo, si inala l’essenza “a secco”, su un fazzoletto di lino: all’olfatto l’olio essenziale risulta innanzi tutto pungente, poi sprigiona l’azione balsamica e infine rilascia una note dolce che ricorda la rosa rossa. L’esperienza olfattiva evoca grandezza, superamento del sé.

L’intera pianta è ricca di tannini, flavonoidi e triterpeni e viene usata in fitoterapia per aumentare le difese immunitarie, nell’anemia, le affezioni all’apparato respiratorio e come disinfettante intestinale. Si usano i rametti fioriti, raccolti tra maggio e luglio in giorni di aria/luce intorno alla luna nuova. Per l’infuso si versano 500 ml di acqua bollente su 1 cucchiaio di foglie e fiori e si lascia in infusione per 15 minuti. Il timo aiuta a superare periodi di astenia. Si prepara un infuso concentrato (100g in 1 l di acqua), si aggiunge all’acqua della vasca (37°C) e si resta immersi non più di 10 minuti ispirando profondamente i vapori benefici.

Da millenni il timo viene usato come pianta aromatica in cucina per il suo sapore caldo. Favorisce la digestione dei grassi ed è utilizzato per aromatizzare cibi a base di carne, legumi, cereali e il classico sugo di pomodoro. Si raccomanda di conservare i rametti di timo interi e strofinarli solamente al momento dell’impiego per usare le foglie. In questo maniera il timo essiccato conserva il suo aroma per molto tempo.

Thymus vulgaris L.
ph. fotolia.com

 

Lindenblütenzeit

(…) Während man früher fast nur ihre „mineralischen“ Teile verwendete, Rinde, Holz, Wurzel und Bast, richtet sich die Aufmerksamkeit heute fast nur auf die heilkräftige Wirkung der Lindenblüten. Man begann im 17. Jh. damit, Blüten und Blütenblätter zu sammeln, die „vegetativen“ Teile des Baumes, um sie zu trocknen und zu extrahieren. Die schleim- und gerbstoffhaltige Droge „Flores Tiliae“ hält als „Lindenblütentee“ in jeder Hausapotheke Einzug und wird innerlich und äußerlich bei entzündlichen Prozessen der Atemwege, Erkältungskrankheiten und Grippe, bei Hauterkrankungen und Magenbeschwerden eingesetzt.

Heute hat man die Bestandteile des Phytokomplexes der Linde auch chemisch untersucht: Flavonglykoside wirken krampflösend und schmerzstillend, Saponine schleimlösend, das ätherische Öl beruhigend und stimmungserhellend. In der Parfümerie und Kosmetik sind sowohl die pflegende (linderne!) Wirkung des ätherischen Öles auf die Haut (Farnesol) als auch der unverkennbare, süße Duftes beliebt. Lindenblüten werden jedoch nicht destilliert, sondern mithilfe von Lösungsmitteln extrahiert. Diese „Absolues“ enthalten leider meistens Spuren der synthetischen Auszugsstoffe, daher rate ich vom Kauf von Lindenblütenölen im Großhandel ab. Die Wirkung der Lösungsmittel ist nicht ausreichend untersucht und sehr wahrscheinlich gesundheitsschädlich (krebserregend).

Da sich ätherisches Lindenblütenöl gut in fettem Öl löst, können wir den herrlichen Duft selbst einfangen, indem wir gerade zur Johannizeit ein Körperöl herstellen. (…)

 

Plantago, orma dell’uomo bianco

Raccolta

di Plantago lanceolata, foglie e gemme florali per la preparazione di un tonico composto, che conterrà diverse specie corroboranti, amare e aromatiche. La piantaggine, chiamata orma dell’uomo bianco quando dall’Europa giunse in America, é ricca di minerali, clorofilla, tannini. Preziosa per l’aucubina, un antibiotico naturale, aiuta ad affrontare abbassamenti del sistema immunitario, nelle influenze e se si soffre di allergie. Non vi ricordano forse delle lance, le belle foglie nervate, o perfino degli scudi?

Con il restante bottino preparerò lo sciroppo per la tosse, alla prossima, quindi…..

Piante medicinali antiche, poco usate, della Flora italiana

Marrubium incanum L.

Marrubium incanum L. – weisser Andorn – Marrubio bianco, con la sua “lanugine” morbida e protettiva. Ecco, qui vedete come NON si disidrata una Lamiacea sotto il sole estivo.
Pianta da studiare e da provare – l’infuso non ha un sapore forte, e non sono sicura che un idrolito costituisca l’estrazione giusta. Il marrubio è comunque una pianta medicinale tradizionale, descritta in diverse farmacopee europee.
Proverò a farne una tintura e -perchè no- un oleolito per massaggiare il diaframma e prevenire l’aerofagia.
Il marrubio mi affascina per i suoi composti aromatici amari, agisce particolarmente sul fegato, la colecisti, il pancreas, lo stomaco. Anche sul sistema ritmico, quindi nelle affezioni da raffreddamento dell’apparato respiratorio.
Tutta da scoprire, anche perchè le montagne del nostro Appennino ne sono ricoperte (qui sul Monte Roma a fine maggio 2017).
E’ bella da vedere, amata dalle api, può decorare le bordure del giardino aromatico…. marrubium incanum l.

Aglio o non aglio? Alliaria!

Dopo i mesi invernali sentiamo il bisogno di eliminare liquidi, ritrovare tono ed elasticità, ci viene voglia di verde e di fresco, di pietanze che ci dissetino e al tempo stesso risveglini i nostri sensi.
Una delle erbe da usare in primavera è l’alliaria (Alliaria petiolata (Bieb.) Cavara&Grande) della famiglia delle Brassicaceae.
Spunta a fine marzo e in aprile lungo stradine di campagna e sotto le siepi. Ama i terreni ricchi di nitrati, non troppo pesanti. Il suo portamento è grazioso: le foglie sono cuoriformi, dal bordo crenato, il fusto è ben dritto e i fiori a quattro petali profumano delicatamente.
Le foglie, ricche di clorofilla e sostanze aromatiche, emanano un forte odore di aglio, ma sono più digeribili, l’aroma è meno persisente e più fragrante. Anche i bambini la apprezzano, aggiungerla a piccole dosi ai loro pasti è salutare!
Per condire le pietanze cotte o crude o per un gustoso pesto di erbette primaverili si raccolgono le foglie di alliaria alla mattina presto, meglio se in costellazioni di “Acqua” sul calendario biodinamico. Si usano fresche, tritate o spezzettate su verdure cotte, insalate, pesce, carne, frittate di uova e torte salate.
Anche i fiori sono commestibili, belli per ornare i piatti, la ricotta fresca, la salsa allo yoghurt. In Germania si usano perfino le radici, proprio come il rafano, suo “parente”.
Come pianta medicinale, l’alliaria contiene glucosinolati, enzimi, saponina, oli essenziali e vitamina C ed è considerata depurativa e digestiva. E’ una delle piante più adatte in primavera, da usare nella “cura primaverile” per drenare gli organi emuntori, far risplendere pelle e capelli e alleggerire il corpo. Si usa solo fresca, mai essiccata – è il perfetto esempio di quanto possano aiutare le umili erbe primaverili, cibo e farmaco al tempo stesso.
Nell’erboristeria tradizionale è nota sin dal medioevo per combattere le carenze alimentari (scorbuto), aiutare l’appetito, depurare il sangue e lenire i dolori reumatici.
Le foglie contuse sono vulnerarie: come rimedio di “pronto soccorso” si applicano su piccole ferite da taglio o escoriazioni.

photo: Kevin C. Nixon, http://www.diversityoflife.org

PRIMAVERA – PRIMULA VERIS

Verso i primi di marzo nei boschi di latifoglie dell’Appennino e delle Prealpi perdurano i colori scuri dell’inverno, i toni rigorosi del grigio e del marrone bruciato. Alberi e Arbusti sono spogli, l’aria è impregnata dall’odore della terra umida e delle foglie che si decompongono. La rinascita del regno vegetale non è ancora palese ma avventurandoci nel sottobosco il suolo si illumina di centinaia di punti di luce sulfurea: le PRIMULE spuntano dalla terra ancora addormentata con la freschezza e l’energia delle forze dell’Ariete.

Le foglie oblunghe hanno una nervatura centrale chiara, sono ricche d’acqua e croccanti al gusto (sono ottime nelle insalate miste primaverili, stacchiamole con cautela per non danneggiare la rosetta!). L’infiorescenza della PRIMULA VULGARIS è saldamente attaccata al suolo e alla rosetta fogliare quasi sbocciasse dalla radice. Lo stelo della PRIMULA VERIS (o officinalis) si stacca invece dalla rosetta innalzandosi e raggiungendo dai 10 ai 20 cm. E’ la varietà che predilige prati umidi e pascoli ma è ormai rara e in alcune regioni è specie protetta. I fiori a campana di un bel giallo acceso sono riuniti a gruppi. Colpisce il gesto dell’infiorescenza: una parte di fiori guarda in alto verso il sole primaverile, l’altra si china verso il basso, la terra scura e ricca di sali minerali.
Sia questo gesto, sia l’arrangiamento delle foglie a lemniscata esprimono le forze della stagione di mezzo, della primavera. Scandiscono il ritmo che accompagna il vivente nel passaggio dal sonno invernale alla produttività estiva.

Le primule agiscono sugli organi del sistema ritmico: cuore e polmoni. Primula veris contiene acido salicilico nella radice, una sostanza che troviamo nelle piante come il salice, la filipendula e la betulla che crescono in ambienti umidi e freschi e nella parte superiore, nelle infiorescenze e nelle fronde esprimono la volontà di accogliere le forze di luce ed aria (W. Pelikan).
Le saponine, un altro principio attivo delle primule, sono sostanze “mercuriali” che portano l’ossigeno nell’elemento liquido, favoriscono i processi metabolici e hanno una forte azione espettorante.
Come ulteriori sostanze portatrici di luce e vivificanti sono presenti il carotene che dà ai fiori quel giallo intenso, la vitamina C, fenoli e flavonoidi.

Nella tradizione popolare si usano i fiori per tisane calmanti, contro l’emicrania e le vertigini. Si prepara un vino medicato come tonico primaverile e le radici vengono estratte per curare la tosse e il catarro.

Bagno di vapore primaverile per il viso:


Aggiungere due manciate di fiori freschi di primula e un cucchiaino di bicarbonato a un litro di acqua bollente, tenere il viso sopra il vapore per circa cinque minuti, poi risciacquare con dell’acqua fresca e applicare una crema leggera.

Il colore del SOLE – OLIVELLO SPINOSO

I frutti dell’olivello spinoso, Hippophae rhamnoides (Elaeagnaceae), sono un potente rimedio dell’erboristeria tradizionale e moderna. L’arbusto cresce spontaneo lungo i greti dei fiumi e in terreni sabbiosi delle aree submontane. Viene coltivato in orti e giardini, in Toscana esiste una coltivazione biodinamica ormai storica.

L’olivello spinoso proviene dell’Asia settentrionale, resiste ai venti del nord e alle gelate; ha fiori maschili e femminili e foglie argentate lanceolate. L’arbusto viene piantato volentieri nelle siepi miste, e per fruttificare occorrono, per l’appunto, piante femminili e maschili. Come pianta, è particolarmente sensibile all’inquinamento.

Hippophae rhamnoides L. – foto svdmolen/wikipedia

I frutti, le drupe, sono color arancio vivo e contengono molta vitamina C, provitamina A (carotene), acidi organici e flavonoidi. Si raccolgono a settembre (attenzione alle lunghe spine”) e si spremono per la produzione degli estratti.

L’olio di olivello spinoso viene estratto dai frutti (ad alto contenuto vitamaninico) e dai semi (più ricco di acidi linoleici). Viene utilizzato per via esterna in cosmesi, per pelli squamate e secche e cicatrici, e internamente come integratore di vitamine, minerali e acidi grassi polinsaturi e per lenire le mucose infiammate (gastrite).

Per aumentare le difese immunitarie, in convalescenza e in gravidanza consiglio dunque vivamente di assumere quotidianamente dello sciroppo o del succo di olivello spinoso, gradevolmente fruttati e aciduli. Si prendono a cucchiaini più volte al giorno, insieme allo yoghurt o diluiti in acqua e miele o tisana.

Nelle fredde giornate di gennaio, l’energia dell’olivello spinoso combatte la stanchezza e regala il buonumore!

ph.Svdmolen